atreoing ha scritto:
La Rai deve fare servizio pubblico, e onestamente la considerazione che i programmi più costosi sono anche i più beceri.......non so dove stia il servizio pubblico, nei pacchi? o nella scossa? o in ballando? riformulerei la frase sostituendo al termine canali, erroneamente impiegato e me ne scuso, con programmi.
Ma pensandoci bene la frase è comunque fuori luogo in quanto ciò che ho detto è comunque sbagliato. Non è una questione di audience, ma di servizio pubblico e utilità. E fondamentalmente la gente è contrariata dal canone per, in primis, il canone stesso in quanto tassa e secondo, perché ritiene che la Rai svolga troppo poco servizio pubblico.
E su questo concordo in pieno, ma mi permetto di riprendere un discorso fatto in precedenza e dal quale non si puo' prescindere.
Per farlo, pero', ho bisogno di fare un salto indietro nel tempo.
Si era all'inizio degli anni '70, e BBC (mica pizza e fichi...) decise di darsi uno sguardo intorno per riorganizzarsi e dare un servizio migliore.
Analizzate le altre realta' radiotelevisive pubbliche, decisero che l'azienda di riferimento doveva essere (tenetevi forte) proprio la RAI.
Per diversi mesi i vertici BBC studiarono struttura, organizzazione, metodologie produttive della RAI e ne estrassero il meglio per applicarlo alla loro realta'.
Da quel periodo sono passati 40 anni scarsi... e la BBC e' diventata oggi un modello di riferimento per cio' che deve essere considerato Servizio Pubblico (con le maiuscole).
A tanti anni di distanza, l'unica cosa che accomuna ancora le due aziende e' il fatto che l'imposta relativa e' in testa alle insofferenze della popolazione.
A differenza dell'Italia, pero', l'evasione del canone (circa 170 Euro se consideriamo il cambio puro e semplice, al netto della differenza del costo della vita) e' considerata un reato fiscale grave (teoricamente punibile con il carcere) e l'evasione e' minore, e porta nelle casse della "zia" circa 3,5 milioni di sterline ogni anno.
Questo consente a BBC di essere autosufficiente, ovvero di vivere di solo canone, senza pubblicita'.
In Italia, invece, il canone viene pagato da una percentuale compresa tra il 75 e l'80 percento dei proprietari di TV ed e' il piu' basso (sempre senza calcolare il costo della vita) d'Europa, dove (italia esclusa) si va dai 116 Euro della Francia ai 263 dell'Austria (dati 2009).
La premessa (lunga, lo ammetto) mi serviva per spiegare il perche' dei "pacchi", delle "scosse" e dei "ballando".
Sono programmi costosi, ma seguiti... talmente seguiti da generare un fatturato pubblicitario superiore al loro costo di produzione/realizzazione... e sono soldi che vanno poi a finanziare i TG, i "report", i "TG2 speciale" ed i "passaggi a nord-ovest".. ahime', vanno a finanziare anche i "porta a porta" (ma quel "ahime'"e' una considerazione personale....
)
In ragione di questo meccanismo perverso, accade che per uscirne, l'unica soluzione sarebbe aumentare il canone da una parte e aumentare il numero di iprogrammi di servizio dall'altra.
Chi deve fare il primo passo, pero'?
I cittadini, accettando un aumento che DOPO portera' una programmazione piu' qualificata?
La RAI, accettando di eliminare programmi "futili" ma redditizie sostituendoli con programmazione di servizio che DOPO consentira' di ottenere una deguato finanziamento dal canone?