La crisi di oggi è un effetto di più cause che hanno portato alla luce l'inadeguatezza del sistema economico europeo.
E' figlia della crisi della bolla di internet del 2000, che portò ad un generale abbassamento dei tassi di interesse negli USA, l'innesco della bolla immobiliare, quindi alla concessione dei mutui "subprime" (nella miope convinzione che la bolla sarebbe durata in eterno), l'esplosione della bolla nel 2006, crisi dei mutui subprime, che nel frattempo erano stati cartolarizzati e rivenduti come strumenti finanziari ("derivati"), fallimento di alcune banche che avevano investito molto in "derivati".
Il fallimento delle banche ha portato ad un blocco degli invesimenti nei prodotti finanziari, investimenti che si sono spostati verso dei beni rifugio quali oro, petrolio e materie prime, anche alimentari. Questi ingenti investimenti hanno provocato un aumento generale dei prezzi.
Per arginare l'aumento dei prezzi la BCE ha ben pensato di aumentare i tassi di interessi (mossa idiota, dato che era un'inflazione importata, non un aumento dei prezzi causato da eccessiva liquidità).
Nel frattempo le banche non si fidavano più tra di loro (essendo i derivati stumenti molto complessi, era difficile definire con chiarezza quanto le banche fossero esposte con questi asset "tossici"), ciò ha portato ad un restringimento del credito a persone e imprese.
L'aumento dei prezzi, dei tassi di interesse (per chi aveva mutui a tasso variabile) e la contemporanea impossibilità di accedere al credito, ha creato disagi che si sono manifestati con fallimenti di imprese e rate non pagate.
Alcuni Stati si sono trovati costretti a salvare le banche, che tra "avvelenamento" da derivati e crediti inesigibili, rischiavano il fallimento.
Mentre negli Stati Uniti si prcedeva con una specie di piano Marshall per la ripresa economica, in Europa i Governi non avevano gli stessi poteri e neppure la BCE stessa era autorizzata a procedere per garantire la ripresa dato che il suo mandato principale è quello di mantenere l'inflazione sotto al 2%.
La gestione della crisi portoghese, irlandese, spangola, ma sopratutto greca, ha dimostrato quando l'Europa sia succube del rigore tedesco, che non ha esitato a fare macelleria sociale nei vari Stati pur di mantenere certi (stupidi IMHO) vincoli. Per poter ottenere una forma di sostegno economico Europeo è stato introdotto il "fiscal-compact" (i cui effetti pegiori si vedranno tra un paio d'anni).
L'instabilità economico-politica dell'europa ha scoraggiato chi ci voleva investire, e chi poi ha deciso di investire in Europa si è rivolto verso paesi forti come la Germania, aumentando ancora di più la sua forza a discapito degli altri Stati.
In Italia la crisi ha messo a nudo l'incapacità del sistema politico di garantire la sopravvivenza del proprio sistema economico, causando la chiusura di aziende, aumento della disoccupazione riduzione dei consumi interni e quindi riduzione del PIL.
L'instabilità politicha ha portato ad un aumento dei tassi di interesse nel nostro debito, che si è tradotto in una maggiore spesa per ripagare gli interessi.
Se aumentano le spese, ma le entrare rimangono invariate, il deficit aumenta.
Se il pil diminuisce, le entrate calano e il deficit aumenta ancora di più.
Se il deficit aumenta, e il pil diminuisce, il raporto deficit/pil su cui si basa il patto di stabilità europeo, schizza alle stelle.
Volendo ad ogni costo (e stupidamente visto il periodo di crisi) rimanere all'interno del vincolo europeo, i parametri su cui intervenire sono 3: aumentare le entrate, ridurre le uscite, incrementare il PIL.
Essendo un popolo di capre comandato da caproni, per ridurre le uscite, ovviamente si va a tagliere i servizi alla popolazione e non gli sprechi (dove i politici e i loro amici hanno la mangiatoia).
Per aumentare le entrate si aumentano le tasse (poi se questo porterà ad una riduzione dei consumi, quindi una nuova riduzione delle entrate, si provvederà ad aumentare ancora di più le tasse

).
Per aumentare il PIL è necessario facilitare gli investimenti in Italia, aumentando l'occupazione, tra le manovre a costo zero ci sarebbe una riduzione della burocrazia. Ovviamente la riduzione di burocrazia ridurrebbe la necessità di tangenti per mandare avanti i lavori, quindi si fa finta di nulla. Dovrà essere l'imprenditore ad arrangiarsi con il risultato che se può, l'imprenditore abbandona l'italia, se l'azienda è florida la vende a qualche multinazionale straniera, se non va tanto bene, chiude. Se l'azienda che va male è un carrozzone di voti, lo stato si accolla i debiti, passa l'azienda ripulita a qualche amico che la spolperà e dopo qualche anno la venderà a qualche straniero, o la farà fallire o richederà l'aiuto dello stato (ogni riferimento ad alitalia è puramente voluto)
