Moto
Storia della Morini Dart 350
Scritto da tibbs - Pubblicato 22/12/2015 17:04
Ovvero un progetto tecnicamente riuscito risoltosi in un mezzo disastro commerciale...

Chi mi conosce in questo forum, chi ha avuto modo di confrontarsi con me, sa che ho una specie di fissa per le cilindrate medio-piccole. E’ un interesse dettato dalla mia statura, che mi fa prediligere le moto compatte e leggere, ed in genere moto con potenze e cubature limitate si dovrebbero rivelare più snelle e più economiche al prezzo di prestazioni che per molti saranno scarse ma che personalmente ritengo adeguate.

Con questo articolo vorrei ricordare una moto che da ragazzo mi colpì molto, nonostante si dovette poi rivelare un fiasco, e che mi ha fatto riflettere a lungo sul fatto che le moto economiche dovessero avere un’estetica da brutto anatroccolo a confronto delle top di gamma dello stesso marchio quando invece è possibile realizzare moto oneste ma che non abbiano un'estetica volutamente dimessa. E' pur vero che lo stile di questa moto è ormai superato e forse pesante, così come semplicistica l'idea di installare diversi propulsori sulla stessa moto (come ai giorni nostri la KTM Duke), però il tentativo ci fu. Probabilmente qualcuno mi dirà che ho una fissa per le moto sfigate e forse è vero, perché in effetti le storie travagliate non mi dispiacciono. La Dart è senz’altro una moto sfigata.




Nella foto una Dart 400, gli ultimi modelli esportati all'estero furono realizzati con cilindrata maggiorata.


Per capire la genesi di questa moto, occorre inquadrare il background. I più giovani tra noi conoscono il marchio Moto Morini per le recenti vicissitudini, dalla ripresa della produzione nel 2006, con modelli come la Corsaro, la Granpasso e la 9 e ½ fino al fallimento del 2010 e la ripresa della produzione avvenuta negli anni successivi, tuttavia Moto Morini è un marchio storico che ha avuto un certo successo dal dopoguerra fino all’inizio degli anni novanta. Il fondatore, Alfonso Morini, ex pilota, costruisce moto capaci di vincere competizioni internazionali, ma anche modelli economici che hanno una discreta diffusione nell’Italia degli anni ’50 e ’60.

Nel 1969 Alfonso Morini muore e la proprietà dell’azienda passa alla figlia Gabriella. L’anno successivo arriva in azienda il progettista Franco Lambertini che progetterà il motore a V di 72° da 350 cc che equipaggerà la moto di maggior successo, la 3 e ½, oltre alla successiva K2 350, alla Kanguro e all’Excalibur, rispettivamente un enduro ed una custom.







Nel frattempo un’altra azienda è entrata nel panorama motociclistico italiano: la Cagiva di Giovanni Castiglioni. L’azienda, che fino agli anni ’70 si occupava di minuterie metalliche, acquisisce nel 1978 l’AMF-Harley Davidson ed inizia sia la produzione di nuovi modelli, sia la gestione di una scuderia. Cagiva produce inizialmente modelli di piccola cilindrata, quindi amplia la propria offerta di modelli medio-grandi con motorizzazione Ducati come l’Alazzurra e l’Elefant, acquisendo poi la Ducati stessa.



Negli stessi anni, sempre all’interno di un piano di ampliamento, Cagiva acquisisce anche Moto Morini e Husqvarna. Gabriella Morini cede il marchio che vive momenti di crisi come in generale il mercato delle moto nella speranza di un rilancio che non avverrà. Moto Morini rimane per poco tempo un marchio della galassia Cagiva che di lì a pochi anni, nel 1993, ne decreterà la chiusura. Nel 1996 la Ducati viene acquisita dalla statunitense TPG che venderà il marchio Morini nel 1999 alla Morini Franco Motori che di lì a qualche anno tenterà di ricominciare la produzione con nuovi modelli.

La prima Ducati ad essere realizzata a metà degli anni ottanta sotto la gestione Cagiva è la Paso 750.



Il nome è un tributo al pilota Renzo Pasolini, morto nel 1973. La moto, disegnata da Massimo Tamburini, ha un’estetica innovativa che non a tutti piace (personalmente l’ho sempre trovata bellissima): carena integrale, specchietti integrati nella carenatura e cupolino privo di trasparente. La Paso non sarà una moto fortunatissima, specie per problemi di affidabilità e di prezzo, tuttavia l’estetica della moto sarà mutuata dalla Cagiva per realizzare la nuova 125 2T sportiva: la Freccia C9.




La stessa cosa accadrà quando verrà realizzata la Mito ricalcando l’azzeccatissima estetica della Ducati 916. Tornando alle ottavo di litro, la seconda metà degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 rappresentano l’apice dell’epopea di questi mezzi dedicati ai sedicenni, con una rincorsa alle prestazioni che sembrava destinata a non finire mai ed in seguito stoppata con i nuovi limiti imposti ai mezzi per i patentati A1. Si trattava di un’autentica guerra tra le case che sfornavano a getto continuo modelli nuovi o rinnovati nel tentativo di battere la concorrenza e di conquistare il cuore degli adolescenti di allora e, di conseguenza, nuove quote di un (al tempo) fiorentissimo mercato.

Tra il 1985 ed il 1987 la Cagiva aveva prodotto le Aletta Oro S1 ed S2 che però non erano stati modelli fortunatissimi: entrambe le moto avevano il motore sprovvisto della valvola allo scarico, dispositivo presente nelle concorrenti, che non era solo un vezzo del marketing ma un efficace mezzo per rendere meglio trattabili quei motori che si facevano sempre più tirati e potenti. La Freccia C9 rappresentava esteticamente un modello di rottura ed introduceva finalmente la valvola CTS che rendeva il motore ben più potente rispetto a quello della S2; nuovo era anche il telaio, maggiori le prestazioni. L’Aletta Oro S2 superava appena i 140km/h, la Freccia arrivava oltre i 156km/h.





In quegli anni quindi la Cagiva è impegnata a rilanciare la Ducati dopo anni di gestione IRI, con nuovi modello come la già citata Paso e la 851, dall’altra produce nuovi modelli sia nello spumeggiante segmento delle 125, con la Freccia e l’Elefant, sia nelle cilindrate superiori. In quel periodo la Moto Morini mostra ancora segni di vivacità, per quanto di lì a pochi anni la produzione sarebbe stata interrotta ed il marchio lasciato a prender polvere. Per diversificare la produzione vengono realizzate la Camel/Kanguro e la Excalibur, che ottengono un certo successo di vendita, ma la crisi che attraversa in quegli anni il settore moto convince Gabriella Morini a cedere la propria attività a Castiglioni.

La cessione non porterà al rilancio sperato: all’interno del gruppo non c’è spazio per Moto Morini e salvo qualche restyling dei modelli esistenti, non verranno presentati nuovi modelli, se non la Dart. La Dart può essere definita come una Freccia alla quale sia stato installato il motore della Morini 3 e ½, ed anche se questo può testimoniare la scarsa volontà da parte di Cagiva di rilanciare l’azienda, avendo per le mani la più promettente Ducati, l’installazione di un bicilindrico a V longitudinale di 350cc raffreddato ad aria nel telaio progettato per una monocilindrica di 125cc due tempi raffreddata a liquido dimostra tutta la capacità dei tecnici Morini.

La folle idea di inserire un motore anni settanta in una moto degli anni ottanta inaspettatamente funziona. Esteticamente la Dart è la gemella della Freccia: parafango avvolgente che copre buona parte dalla ruota anteriore, cupolino privo di trasparente e carena integrale a nascondere totalmente il telaio. I cambiamenti sono solo di dettaglio, come le prese d’aria ai lati della carena necessarie per raffreddare il cilindro posteriore ed il differente scarico, tradizionale nella Morini e con i terminali sottosella nella Cagiva. Differente è anche la livrea, bianca ed azzurra.

Una volta tanto non si può dire che per una moto sfigata fosse stato scelto un aspetto dimesso, vista la stretta parentela con una best-seller come la Freccia C9 o con una moto innovativa come la Paso, ma questo non bastò a rendere la moto un successo commerciale, tanto è vero che ne verranno prodotte in due anni, dal 1988 al 1990, circa mille esemplari, di cui alcuni con cilindrata aumentata a 400cc.

Ad affossare la moto, in sé per sé valida nonostante l’indubbio compromesso di utilizzare un propulsore ormai superato, furono diversi fattori. Era innanzitutto il prezzo a metterla fuori mercato: 6.783.000 lire (circa 3500 euro) quando la Yamaha RD 350 LC costava il 10% in meno pur garantendo prestazioni ben superiori grazie al motore due tempi. La stessa Cagiva Freccia era un potenziale concorrente, costando meno di 5 milioni di lire pur garantendo prestazioni non troppo lontane dalla Dart, tanto più che i 125 due tempi dell’epoca venivano spesso elaborati per essere sempre più veloci e potenti, per cui per il diciottenne che già possedeva una quarto di litro il passaggio alla Dart non avrebbe garantito un particolare salto di qualità. Infine all’epoca venne abolito il limite di cilindrata per i diciottenni che a quel punto potevano permettersi moto più prestanti a parità di listino. Tutti questi fattori finirono per affossare definitivamente una moto che, come concetto, con un’estetica rivista ed un motore adeguato ai nostri tempi, potrebbe avere un senso nell’attuale mercato delle moto per neopatentati.


Un confronto tra la fortunata C9 e la sfortunata Dart.



 

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Commento di: Doc_express il 22-12-2015 22:23
quel motore pur non essendo un mostro di robustezza consumava pochissimo. Difatti il canguro 350 penso che sia quello che beve meno in assoluto.
Per quanto riguarda il discorso commerciale,bè penso che sia stata la ducati ad uccidere la cagiva. Invece di buttare tutti quei soldi,compreso la partecipazione al mondiale 500 poteva accontentarsi di lavorare con gli americani e continuare con le piccole. E magari continuare a bastonare nell'off road gli altri marchi invece di mettersi in un terreno fallimentare. Quello delle sportive...grandi.

E stendiamo un velo penoso sul limite degli 11 kw dei 125 . Chiaramente fatto per agevolare le straniere visto che i nostri VERI 125 se le fumavano già in terza i carrettini da sfigati a 4T

Io con l'elefant 125 sono andato ad amsterdam,grecia,spagna e portogallo. Mi fidavo di più di quella che del cesso motorizzato ducati,se non altro a casa ci tornavo sempre. Se quell'elefant 750 avesse avuto il motore sportster forse lo avrei ancora...

Commento di: tibbs il 25-12-2015 23:52
Doc, i tempi sono cambiati. Le ottavo di litro di allora erano bellissime ma costavano uno sproposito, te le facevano passare di moda in un batter di ciglio (ogni anno usciva il modello nuovo forse giusto nella carenatura) ed alla fine erano delle bare volanti in mano ai ragazzini gasati dell'epoca (me compreso). Quella di Cagiva fu un'operazione spregiudicata, che creò tante belle moto facendo rivivere un marchio ormai decotto come Ducati ma assassinandone un altro in fin di vita come Morini. Poi ci fu la vendita agli americani. Poi c'è stato il ritorno dei Castiglioni. Il motomondiale è stata una parentesi ed in fondo è come credere che le difficoltà di Aprilia derivino dal suo ingresso nel mondo delle corse, unico metodo per darsi un po' di lustro nel mercato mondiale (ed infatti per Ducati la SBK è stata un'ottima vetrina per il proprio marchio, al di là dei risultati).

Quanto alla tua Elefant, purtroppo quello è stato un altro modello sfortunato, frutto di sinergie ancora da collaudare. Fosse venuto fuori con il motore della SV come la Raptor, chissà...
Commento di: frenk_RS_125 il 23-12-2015 19:34
bell' articolo, grazie tibbs per averlo scritto Up
se non altro si vede che c' è ancora qualcuno che se ne intende di moto a parte elettronica e motoGP

ah, e cmq, tanto per il discorso 125.. la mia ex RS passava i 180 (quando andava tutto bene Inchino )
Commento di: Doc_express il 25-12-2015 18:17
il mio elefant faceva si e no i 130 ma con una cattiveria che i 4t di oggi se lo scordano.

Peccato non poter mostrare il video per le stupidate sulla sicurezza stradale ma da un confronto KTM duke 125 con abs,ultra castrato e guidata da tipo ultra in sicurezza con giacchetta e vestiario tecnico e elefant 2 (che sulla carta è 11 kw....) con tipo sopra con vere timberland,veri pantaloni closed,vera cintura charro,vera giacca topgun e vero casco N19 ......ma quante se ne busca il 4T ....alla fine l'elefant ha una marcia in più tutta da tirare. E nel misto la ottima ciclistica cagiva quanto sta attaccata in strada...

e vediamo se indovinate chi guardano le coccodè all'uscita da scuola....ha ha ha
Commento di: frenk_RS_125 il 25-12-2015 18:24
eh eh eh, quella volta che incontrai un yzf -r125 con un tipo carichissimo che pensava di essere su un tzr125....

Doc, purtroppo le coccodè di moto non capiscono niente, almeno quelle della mia scuola, quindi guardano giusto quello perchè ha i timberland.. e poi non amano il profumo di miscela bruciata Sad
Commento di: tibbs il 25-12-2015 23:45
Attento, non mi prendere per un nostalgico: a me l'elettronica sulle moto va benissimo, purché non le renda degli elettrodomestici. La mia nostalgia era più per un concetto di moto ucciso dall'esigenza di avere il mezzo da almeno 600 cc e 100 cv sennò non è una moto, o anche dalle naked che dovevano essere l'essenza della moto ma che ti facevano pagare a peso d'oro (chi si ricorda quanto costava di listino una Monster 600, prima del 2000)? Le 125 facevano tanto, troppo, costavano uno sbotto e ne ho conosciuti troppi che ci si sono fatti male (me compreso, per quanto non è stata colpa mia): di quelle, a parte avere trenta anni in meno, non ho troppa nostalgia.
Commento di: Doc_express il 26-12-2015 04:51
si sono fatti male sulle sportive,diciamolo pure...come sai sono decisamente razzista per tipologia di moto...Dalle mie parti tutti quelli che hanno visto l'interno di un ambulanza avevano una sportiva...
Commento di: frenk_RS_125 il 26-12-2015 12:44
No no, nessun fraintendimento tibbs Up
Pur avendo una naked con un pelo di elettronica quoto in pieno!
Mi riferivo al fatto che ormai pochi si interessano a quelle moto che hanno avuto, per un motivo o per l' altro, poco successo e quello che Intendevo è che sia una cosa positiva che ci sia chi ancora le ricirda Up

Doc, a me le sportive piacciono, anche se solo da guardare! Sono divertenti, ma più di tutte devono essere guidate con coscienza Inchino
Commento di: tibbs il 28-12-2015 09:08
Bhe, allora sono l'eccezione che conferma la regola. E no, non avevo una supersportiva. D'altra parte l'incidente non fu colpa mia ma di ca...te tra i 16 ed i 18 ne ho fatte tante e probabilmente le avrei fatte lo stesso se avessi avuto una Vespa PX.
Commento di: gippiguzzi il 23-12-2015 20:07
Bello, molto interessante........ Up

Era il periodo della mia vita nel quale le moto mi piacevano poco, soprattutto perchè ci voleva il casco obbligatorio che non avevo digerito.
Ora non ne farei mai a meno........
La Dart era bellissima, mi piaceva anche la Paso ma la Dart rispecchiava di più la mia voglia dell'epoca di un'eventuale moto media, non impegnativa.
Purtroppo la Moto Morini stava morendo e le nuove generazioni vedevano la Marca come un retaggio del passato, non la consideravano proprio.

Bravo Tibbs, bel lavoro !! Applause
Commento di: tibbs il 25-12-2015 23:31
Ciao e Grazie. La Dart all'epoca mi colpì perché rappresentava un po' quello che ho sempre cercato: una moto leggera ma non necessariamente povera. Ho avuto una ZZR 250 ma ho sempre lamentato la mancanza di coppia e una tendenza a girare troppo in alto: con un 350/400 sarebbe stata un altro mezzo, a parità di cavalli. Sarà che all'epoca ero assai più giovane ma le moto facevano sognare, anche se sapevo di non potermele permettere. Adesso che tutto sommato posso permettermi di scegliere, mi sento orfano di qualcosa che veramente possa soddisfare le mie esigenze. Forse è così che funziona la vita.
Commento di: TommyTheBiker il 25-12-2015 22:31
Ti ringrazio per avermi fatto conoscere questa moto :)

Mi spiace per la sua sorte, perché l'estetica (a parte il parafango, quello della mai dimenticata Paso era molto più azzeccato imo!) era veramente mica male considerate le moto di quel periodo. E te lo dice uno per cui l'estetica ha il suo bel peso, in una moto... e ha pure i gusti mooolto difficili ASD

Purtroppo però, da come hai descritto la situazione, direi che era un disastro annunciato: una sportiva con un motore superato e sopratutto 4t (negli anni in cui i sogni bagnati dei ragazzi maggiorenni erano la già citata RD e sopratutto il Gamma) aveva poche chances di sopravvivere. Se poi ci mettiamo il prezzo d'acquisto elevato, ciao core. Almeno, questa è l'impressione che la tua descrizione dà ad uno che è nato quando quella moto usciva di scena, e perciò ha vissuto quel periodo tramite esperienze "di seconda mano": spero che l'impressione sia giusta Smile
Commento di: tibbs il 25-12-2015 23:40
Sì, come detto l'estetica era un po' pesantuccia ed in effetti moto come l'Aprilia AF1 o i Gilera KZ/KK secondo me erano assai più aggraziati, ed in fondo non erano male le varie enduro come la Tuareg Wind. All'epoca le 125 erano veramente belle: da quelle si saltava alle moto "vere" senza grosse transizioni e quelle più abbordabili erano giusto gli enduro monocilindrici 600 cc, allora di gran moda ed ora praticamente spariti. Credo anch'io che la Dart sia stata quanto di più sbagliato, una sorta di canto del cigno di una cilindrata che il marketing e lo strapotere dei due tempi piccoli stava rendendo obsoleta, almeno qua da noi, ma l'introduzione della nuova patente A2 mi fa ben sperare di veder rinascere qualcosa di analogo.

Lieto d'averti fatto conoscere un pezzetto di storia ormai dimenticata Wink
Commento di: Doc_express il 26-12-2015 19:40
gli avessero almeno messo il doppio faro anteriore del freccia C10 ,almeno era più guardabile
Commento di: bastiancontrario il 30-12-2015 22:40
Complimenti tibbs, bell'articolo!
Mi hai fatto conoscere un pezzo di storia delle moto che mi mancava, davvero un peccato che la Moto Morini, così come altri gloriosi marchi italiani (Laverda e Benelli su tutti) siano passati "dalle stelle alle stalle" in questo modo.
Commento di: ansetup il 12-02-2016 18:44
Da ex "Morinista" non posso che applaudire al tuo articolo .
Ho avuto il 3 1/2 Sport prima ed il Kanguro poi e con entrambi ho trascorso momenti bellissimi .
Ci ho fatto di tutto : viaggi , smanettate , diporto quotidiano .
Quel motore mi è rimasto nel cuore , molto affidabile , economico e di semplice manutenzione .
Quanti bei ricordi.....
Sono convinto che il suo rendimento termodinamico potrebbe renderlo ancora capace di dire la sua pure adesso , magari su una rivisitazione vagamente vintage .
Grazie per aver riportato a galla vecchie emozioni .
Commento di: tibbs il 14-02-2016 11:28
Grazie a te per la tua testimonianza.

Trai i venti e i trent'anni ho cercato lungamente una moto di quella fascia di cilindrata senza successo. Il 250 della mia vecchia ZZR girava troppo in alto e aveva troppa poca coppia per essere altrettanto godibile. Adesso sono sbarcato ad una 650 che è troppo per me, e son sempre stato dell'idea che con una moto di cilindrata medio-piccola si potesse far di tutto.
Commento di: Maurizio60 il 16-10-2023 13:41
Letto con interesse Up complimenti tibbs Applause Applause Applause


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