xrr ha scritto:
42, tu che a volte rappresenti la nostra "memoria storica", concordi con i "ragazzi" che i tempi attuali sono equivalenti ai tempi passati?
Cazzarola... vecchio si', ma non esageriamo.
La domanda che poni richiederebbe una risposta quanto mai articolata.
Prendiamo i numeri "crudi":
A colpi di dieci anni:
anno - omicidi totali - omicidio ogni X abitanti
1881 4858 5959
1891 3944 7857
1901 3168 10466
1911 3061 11734
1921 5735 6787
1931 2260 18509
1941 924 48767
1951 2380 19983
1961 1610 31443
1971 1497 36163
1981 2453 23056
2001 771 75024
dal 2002 in poi:
anno - omicidi totali
2002 642
2003 719
2004 711
2005 601
2006 621
2007 593
(non c'e' il dato "uno ogni x abitanti" perche' preso da due tabelle diverse (entrambe ISTAT, comunque)
Se guardiamo al numero crudo e confrontiamo il 1961 (io sono del '60) col 2007.. beh c'e' una diminuzione di omicidi di due terzi (ancora maggiore la riduzione in rapporto alla popolazione, passata da circa 50 a circa 60 milioni).
La statistica tiene conto di omicidi "tout-court", dalle vittime di rapine all'omicidio intrafamiliare, vittime di mafia, etc. etc.
Non ho a disposizione dati precisi, ad esempio, degli omicidi conseguenti a rapimenti e/o violenze su minori.
E' pero' abbastanza probabile che (data la grande diversita' fra i numeri) che sia cambiata la percezione dei delitti.
Cambiano sicuramente anche le cause... ancora nel 1981 esisteva il concetto penale di "delitto d'onore" (anche se la gente aveva smesso d'ammazzarsi per un tradimento da parecchio tempo, specie dopo l'introduzione del divorzio nel 1974) e a volte, prima del 1974, un colpo di pistola chiudeva mole storie di matrimoni finiti in corna... mentre negli anni piu' vicini a noi aumentano gli omicidi maturati nel mondo della droga.
Altra cosa...
Nel 1961 l'unica fonte di informazione erano i giornali, la RAI (esisteva un solo canale) e la radio (due canali, se ricordo bene: uno nazionale ed uno regionale)
Il "mondo era piu' piccolo", nel senso che l'eco di una azione criminosa si ampliava piuttosto blandamente, a parte quelle piu' efferate (le gesta dei banditi piu' famosi, da Vallanzasca a Cavallero) o piu' eclatanti come il rapimento e l'omicidio di Milena Sutter (appunto tredicenne, nel 1971) o del rapimento Moro (1978).
E (mio parere) era lo steso potere politico a far si che a queste notizie non si desse una eco troppo forte... il paese era in crescita, occorreva infondere fiducia nel popolo e fornire un'immagine di efficienza dell'operato dell'apparato statale.
Piano piano l'informazione ha avuto sempre piu' forza, piu' visibilita', si sono moltiplicati canali TV, radio (e i giornali cartacei hanno perso sempre piu' campo... sono anni, ormai, che il quotidiano piu' venduto in Italia e' "la gazzetta dello sport").
Questo ha fatto si' che nascesse il concetto di audience, e l'audience deve sfruttare il tallone d'achille dell'ascoltatore/spettatore.... e tra questi talloni ci sono la morbosita' (concetto diverso da curiosita': la curiosita' serve per capire, la morbosita' solo a sapere i c***i degli altri), l'inconscio desiderio di prendersela con qualcuno e/o compatire qualcun'altro per sentirsi fortunati e desiderosi di mantenere questa fortuna.
Dall'80 in poi l'informazione televisiva ci piomba addosso da decine di piccoli canali privati, con giornalisti che si devono "accontentare" di raccontare dello scippo alla vecchietta dietro l'amngolo perche' "le grandi notizie" le passano le TV nazionali.
Quello che la "casalinga di voghera" veniva a sapere il sabato dalla parrucchiera ("signora mia, ha sentio della Brambilla che ci han rubato la pensione?") adesso veniva dalla TV.
Inizia la rincorsa all'informazione, a chi la racconta meglio, a chi riesce a strappare un "era un bravo ragazzo" al parroco che benedice la salma del ragazzo ucciso da uno spacciatore.
Quando poi si verificano casi come Avetrana o Brembate, la stampa (intesa come TV, radio e giornali) ci va a nozze.
Quando fu rapita Milena Sutter, i TG aprivano ovviamente con gli aggiornamenti del caso per i primi giorni, poi si limitavano a dire "non ci sono novita'" o "ci sarebbero sviluppi", ma non c'erano inviati attendati soto casa/caserma/parrocchia/pretura in attesa anche solo di un sospiro.
Ruolo dell'informazione.
Al di la' delle ipotetiche, ipotizzate ed ipotizzabili teorie sul "parliamo di questo coi' non pensano al resto", l'informazione ha un ruolo molto importante nel controllo delle masse...
Per questo vi invitavo a leggere Elianto.
Nell'ipotetico (?) mondo immaginato da Benni, speciali rilevatori percepiscono il livello di paura della gente, e i notiziari vengono impaginati in modo tale da mantenere questo livello di paura a livelli ottimali.
Un popolo che non ha paura non e' disposto ad assoggettarsi al potere, un popolo che ha troppa paura rischia di capovolgere il potere vigente per darsene un altro.
La paura va poi indirizzata correttamente. La gente deve avere paura di qualcosa di specifico, che puo' (deve, altrimenti diventa ossessione) cambiare nel tempo.
Alternativamente saranno gli extracomunitari (e badate... anche qui c'e' il filone... prima erano tutti i magrebini... poi gli albanesi, poi i rumeni... asdesso i musulmani in genere: da quanto non sentite la notizia "un albanese ha fatto questo o quello"?), poi tocchera' ai cani di grossa taglia, poi ancora i manifestanti contro la riforma, poi l'influenza suina/aviaria, e via cosi' a rotazione.
Oggi e' il momento delle violenza omicida nei confronti delle ragazzine... destino ha voluto che i due fatti accadessero a poco tempo di distanza, ed ora i sociologi stanno facendo soldi a palate con le apparizioni TV.
Ma date loro tempo tre mesi... vuoi che da qui a marzo almeno un paio di Rottwiler non azzannino un bimbo ed una vecchietta (sperando che nel frattempo abbiano risolto i casi di Avetrana e Brembate)











