News dal mondo delle Moto
La danza dei sette passi e il guardiano del Gavia
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 03/07/2026 16:03
Introduzione: Questo racconto Real-Fantasy che prende ispirazione da un giro in moto realmente fatto dal mio Amico Mimmo (Domenico Dominici) in sella alla sua Suzuki...

Tempo di lettura stimato: 5 minuti.

GSX 1300 R Hayabusa nei posti elencati giro portato a termine in 2 giorni e oltre 1600 km percorsi. Io mi sono divertito a romanzare la realtà, e neanche più di tanto. 



Il display TFT del Mostrooooo – la Suzuki
GSX 1300 R Hayabusa di Mimmo – proiettava un barlume celeste nella nebbia mattutina di Monaco di Baviera. Non era una moto comune. Chi frequentava le officine giuste sussurrava che nel 4 in linea battesse un cuore antico, un’entità metallica che si nutriva di curve e odiava i rettilinei autostradali. «Niente autostrada, oggi», sussurrò Mimmo, accarezzando il serbatoio. Mostrooooo rispose con un ringhio cupo, un battito di pistoni che fece vibrare l'aria bavarese. La mappa cartografica nella mente di Mimmo non prevedeva linee dritte. Solo arterie secondarie, strade dimenticate dal traffico dove l'asfalto bacia la roccia. Il viaggio fu un'ascesa ipnotica. La Hayabusa divorò i chilometri fino a penetrare nel cuore delle Dolomiti, dove le pareti verticali di pietra pallida sembravano giganti pietrificati pronti a ridestarsi al rombo dello scarico.





L'Anello degli spiriti Dolomitici
Arrivato in Val Gardena, il Mostrooooo annusò l'aria rarefatta e l'incantesimo ebbe inizio. Non era più solo un viaggio; era una sfida geometrica contro la gravità. Mimmo inserì la modalità di guida più affilata e la moto divenne un prolungamento del suo pensiero. In un loop temporale che sembrava sfidare le leggi della fisica, Mimmo inanellò i giganti di pietra:
• Il Passo Sella, avvolto dalle nuvole.
• Il Campolongo, dove il ritmo divenne una danza fluida.
• Il Falzarego, con le sue rocce cariche di storia.
• Il Pordoi, che sembrava un'enorme scala verso il cielo. Le ruote del GSX 1300 R Hayabusa non toccavano semplicemente l'asfalto; sembravano ridisegnare le linee di forza della montagna. Sentendo che il tempo stringeva, Mimmo si diresse verso ovest, scendendo nella Val di Non, terra di meleti e antichi castelli nascosti, per poi puntare i fari verso i passi termici dello spazio-tempo alpino: il
Mendelpass (Passo della Mendola) e il leggendario Tonale. Ogni scalata era un rituale. Il motore 1300 urlava il suo inno di libertà tra i tornanti, mentre Mimmo sentiva la stanchezza trasformarsi in pura adrenalina. Sedicimila metri di dislivello complessivo stavano scorrendo sotto le sue ruote.





Il Santuario sopra le Nuvole
Ma la vera prova, l'incontro con la magia pura, avvenne sul Passo del Gavia.Mentre il sole calava, tingendo le vette di un rosso fuoco quasi ultraterreno, Mimmo salì lungo la via stretta, dove la strada si fa quasi mulattiera e il burrone chiama i cuori deboli. Lì, a 2600 metri di quota, dove l'aria è così sottile che i pensieri diventano nitidi come cristallo, sorgeva il Rifugio Bonetta, una fortezza di pietra e calore umano sospesa tra le nuvole.Quando Mimmo spense il Mostrooooo, il silenzio dell'alta quota lo avvolse come un mantello. Le stelle lassù erano diverse: sembravano candele accese per celebrare i viaggiatori solitari. Varcata la soglia del rifugio, l'atmosfera lo accolse con il profumo di legno antico, spezzatino e l'abbraccio caloroso di chi sa cosa significa sfidare la montagna.«Benvenuto, cavaliere», sembrò sussurrare lo spirito del Gavia attraverso il sorriso del gestore. L'accoglienza fu straordinaria, un balsamo per le ossa stanche e per l'anima colma di vento. Quella notte, Mimmo dormì sopra il mondo, protetto dal silenzio dei ghiacciai.







Il ritorno del cavaliere alato
Il secondo giorno fu un risveglio di fuoco e ghiaccio. C'era ancora un conto da chiudere con la strada.Mimmo ripartì affrontando il re indiscusso delle Alpi: lo Stelvio. Quarantotto tornanti che il Mostrooooo aggredì con la foga di un drago addomesticato. Poi la discesa e la risalita verso la Val Venosta, fino a raggiungere il Passo di Resia, lì, dove il vecchio campanile emerge dalle acque del lago come la spada di re Artù dalla roccia, Mimmo si fermò per un solo istante. Il riflesso della moto sull'acqua immobile sembrava confermare che l'impresa era reale, non un sogno. L'Austria fu solo un nastro di asfalto veloce sotto le ruote, un passaggio obbligato prima di rientrare a Monaco. Il contachilometri parziale segnava oltre 1600 chilometri di pura estasi, curve impossibili e vette conquistate in sole quarantotto ore. Parcheggiato la GSX 1300 R Hayabusa, Mimmo si tolse il casco. Il Mostrooooo fece un ultimo clic metallico di raffreddamento, come un sospiro di soddisfazione. Mimmo prese il telefono, le dita ancora vibranti per le vibrazioni del Gavia, e scrisse un messaggio per tramandare ai posteri la mappa di quel viaggio magico. Perché certe storie, scritte con le ruote sulle montagne, meritano di essere raccontate.







Nota: Benvenuti nel mondo del Real-Fantasy su due ruote.

Questi sono racconti che nascono da una passione, quella per le Moto e tutto il mondo che le circonda a 360°. 
Racconti Real-Fantasy dove realtà e immaginazione si intrecciano senza una linea di demarcazione netta. Tra queste pagine, il rombo di un motore diventa la voce di un'antica creatura, l'asfalto si trasforma in un sentiero verso mondi inesplorati e le curve non sono solo sfide fisiche, ma varchi verso l'ignoto. Salite in sella: il viaggio oltre il visibile sta per cominciare."












Buona Strada Sempre Up 
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