Mi sono sempre interrogato sulla reazione emotiva individuale di fronte ad un accadimento che potrebbe essere l'ultimo della nostra vita. Non ho mai provato grosse emozioni a seguito di incidenti o scampati incidenti e non capisco se è un pregio o un handicap.
Potrei raccontare di incidenti veramente pazzeschi, che però non solo non mi hanno segnato, ma non mi hanno indotto nemmeno nessuna esperienza spirituale, del tipo:" tutta la vita che rivivi in quei pochi attimi finali".
In uno di questi incidenti, tanti anni fa, mentre scivolavo per terra a duecento all'ora tra auto e guard rail, l'unico pensiero logico era amministrare la caduta, non rotolare ed impattare coi piedi il guard rail con un angolo non accentuato. Il pensiero collaterale ed illogico era: Oggi mamma faceva il ragù, non lo mangerò. Invece per fortuna non mi feci niente e lo mangiai.
Penso a questo perchè ieri l'ho scampata per un pelo, ma, nonostante tutto, non ho provato nessuna maledetta emozione, ne durante ne dopo: nessun batticuore, nessun dovermi fermare o mano tremante. Solo un analisi di quanto sono c******e, questo si.
Un analisi oggettiva di tutte le cause e gli errori che mi hanno portato ad un passo dalla catastrofe. Purtroppo di errori ne ho fatti tanti, ieri, la conclusione? Scontata: " sempre consapevoli, mai abbassare la guardia, quando si corre si corre e lo devi fare in condizioni ottimali, su pista o strada che conosci".
Molti mi criticheranno, anche io mi critico perchè vado generalmente piano, ma ieri non ce l'ho fatta proprio. Gli smanettoni "forse" mi assolveranno.
Dovevo recarmi ad Avellino, faceva freddo, quindi ero intabarrato in un completino da polo nord della Alpinestars, molto pratico ed efficacissimo, ma rende difficoltoso per uno già grosso di natura, mettersi correttamente in carena, avevo sulle spalle, inoltre, uno zainetto con gli abiti che mi ero tolto in ufficio. Dove corri così? Non corri, e, difatti, questa era l'intenzione: non correre.
Poi però, imboccata l'autostrada "Napoli - Bari", rettilinei infiniti, bei curvoni, traffico veicolare nullo...non c'era una macchina. Asfalto ottimo.
Io, solo, con una S 1000 RR. I miei 120 km.h sono diventati 150. I miei 150 sono diventati 210. Continuando, a quel punto, a non esserci un cane e perseverando le belle condizioni di strada e curve, lo faccio: cerco di accoccolarmi alla meno peggio in carena (più di quanto già non stavo)...un poco arrabbiato con me stesso per qualche chilo di troppo che ultimamente ho preso, giro il gas e la moto va, oltre i 210.
Immediatamente incominciano i disagi, mi sento quasi strappare dalla sella, non riesco proprio a stare in carena (era il maledettissimo zainetto che mi sventolava, anche soli tre centimetri dalla schiena e diventa un paracadute, non solo, più ti abbassi, più lo esponi e più ti tira dietro.
Chissà perchè l'ho ignorato, chissà perchè ho immaginato che uno come me può correre sempre e comunque? Chissà perchè!
Ma di fronte all'invito della strada avevo perso razionalità e giudizio ed ecco l'errore più grande.
L'autostrada era in salita, ma non me ne ero accorto ed avevo sottovalutato la pendenza, mi ero accorto invece che la moto prendeva i giri molto più lentamente del solito: certo se aprivo il gas andava ancora ma con il motore sotto sforzo, più lentamente del solito.
Dovevo capire perchè, entro in curva una delle tante veloci e poi non ce la faccio, stacco gli occhi dalla strada, per capire a che regime stavo ed a quale numero di giri incominciava a rallentare. Stacco gli occhi dalla strada in curva ed a gas spalancato.
Stavo a 11,500 giri (circa) a 230/240 km.h questi numeri che voi vedete, potevano essere la mia ultima visione: l'ultima immagine della mia vita.
E' stato un attimo, ma quella curva non era come le altre, non era parziale, larga e velocissima, continuava invece col suo raggio, io, addirittura, stavo risollevando la moto per affrontare un rettilineo che ancora non c'era. Vado fuori traiettoria.
Vedo il guard rail accostarsi lateralmente, a sinistra, sempre più, lo zainetto tirava, il vento era un ostacolo fisico per il mio corpo in tensione. Capisco la situazione ma oramai sto addosso al guard rail. Se non l'ho beccato è solo perchè la moto era inclinata. Ho visto gli pneumatici andare sullo sporco sotto al guard rail, non proprio brecciolino, più una polvere. Avevo anche già pelato il gas per fare rientrare la traiettoria, ma non bruscamente. Quel guard rail sembrava una calamita, la moto non obbediva, l'avvicinamento era inesorabile, il corpo poco all'esterno avrebbe meritato di stare maggiormente fuori, ma non potevo muovermi ulteriormente, per non sbilanciare la moto in un momento critico. A quel punto non potevo ne aprire ne chiudere ulteriormente gas. Poi...ero fuori, la curva aveva esaurito la sua girata ed io concluso la mia traiettoria. Mi raddrizzo e tutto finito, non un graffio ne' a me ne' alla moto.
Ma anche nessunissima emozione, nessun batticuore, solo rabbia ed un muto rimprovero rivolto a me stesso. Dopo, a moto ferma, ho solo analizzato i fatti, ricreato una somma di errori che avevo commesso, capito che, in salita, con lo zainetto che tirava, ed i miei 100 chili parzialmente fuori carena, la moto non poteva esprimersi e l'assetto era alterato, e non di poco (per questo non chiudeva).
Riporto la mia esperienza per coloro che credono a volte di essere superiori (come me) e che si lasciano ammaliare da una strada deserta senza pensare a null'altro. A coloro che, se sentono un rumorino o un anomalia osano (come me) togliere gli occhi dalla strada in percorrenza di curva per guardare il contagiri e non conoscendo la strada, si distraggono un secondo: la propria vita per un secondo.
Ora la racconto, ma potevo non starci, oggi, a raccontarla.
Mi resta solo una curiosità: ogni motociclista, per colpe inferiori alla mia, ha corso un rischio, talvolta, o più volte, un grave rischio. Quali sono state le vostre emozioni e cosa avete imparato per voi stessi?
Vi abbraccio tutti.









. La fortuna è che grazie a quel piccolo, insignificante pensiero, chiudi un po' il gas e percorri la curva con la consapevolezza che "forse" stai per frenare. Riflessi più veloci di millisecondi, ma attimi che spesso ti salvano la vita.


