Dunque, da dove comincio.
Era il 24 marzo del 1978 quando mio padre mi regalò la mia prima moto.
Troppo indietro?
... ok
Dopo qualche anno (2011) decisi che era giunto il momento di provare l’emozione della pista.
E così mi sono iscritto ad un paio di turni di prove libere per il 26 giugno al Franciacorta (altrimenti detto “frackia”).
Riflettendo sul fatto che domenica 26 sarei stato troppo agitato fare e vedere tutto, sabato 25 ho pensato di andare a fare un sopralluogo per ambientarmi un po’ e farmi un’idea di come e dove muovermi il giorno dopo. Sono arrivato nel momento sbagliato: era in corso un turno A e sceso dall’auto la prima cosa che ho sentito sono stati i motori al limitatore in fondo al rettilineo.
Primo pensiero: “No, non ce la posso fare! Sti qua son matti!
”
Secondo pensiero: “Ah, la biondina là sul terrazzo: ‘spetta che vado a vedere da vicino.”
E così ho preso coraggio mi son guardato i turni di quasi tutto il pomeriggio, mi son fatto un’idea sulle modalità di ingresso e uscita, ho visto dove sono gli uffici, il bar, il chisco, i bagni; ho rotto i cog..oni agli addetti al ritiro biglietti, alle bariste, al fotografo, a un paio di tipe e a una decina di tipi.
Ho avuto il piacere di conoscere Ninjacaliber di persona che, anche se un po’ indaffarato, ha trovato lo stesso un paio di minuti da dedicarmi per un breve scambio di idee.
Il giorno fatidico alle 15:00 ero già sul posto io avevo i turni 16:20 e 17:20. Poco male: ritirati i biglietti mi sono spamparazzato al bar cercando di distrarmi con la F1, in realtà non ho fatto altro che ripassare velocità, marce e consigli del paziente Kimo per affrontare bene il tracciato.
Giunto il momento mi sono chiuso la tuta e infilato la casacca arancione con su scritto: “E’ la prima volta, sono vergine, fate piano” o qualcosa del genere e mi sono inoltrato quatto quatto verso l’ingresso alla corsia box.
Gli sguardi degli altri erano eloquenti: “Ossignur ecco stò qua, con la casacchina, che mi si impianta davanti e mi rovina il tempo sul giro”
Il mio sguardo fu altrettanto eloquente: “Mi scappa la cacca”
Il primo turno è filato via liscio: non ho strafatto pur cercando di tenere ritmi non troppo blandi per non dare troppo fastidio agli altri, ho cercato di conoscere il circuito: traiettorie, punti di staccata.
Ma c’era quella maledetta curva 9, quella veloce a sinistra, che, cavolo, la moto non voleva saperne di stare alla corda!!!
Allora:
Curva 1: terza
Curva 2: seconda (“solo marcia, solo marcia, solo marcia, non toccare il freno, non frenare, non frenare.”)
Poi tutto in seconda fino alla curva 9 e 10
In seconda la 11
Rettilineo terza e poi seconda per la curva 12 e 13
Poi rettilineo del traguardo in 3^. in alcuni giri mi veniva da mettere in 4^ ma non mi veniva bene perché ero costretto a scalare subito dopo: a un certo punto mi son detto che tanto valeva lasciare la terza al limitatore per mezzo secondo.
Secondo turno è andato meglio: un po’ più rilassato, meno intimidito dagli altri.
Ho notato che tutti mi passavano sul rettilineo però riuscivo a stragli attattaco al cu… ehm… ai tubi di scarico, per tutto il misto. Addirittura un paio di volte mi è capitato di essere sverniciato e distaccato sul rettilineo dei box per poi ritrovarmi, alla prima curva, a reincollarmi a quello stesso che mi aveva dato un bel po’ di metri in velocità.
Siccome non sono uno staccatore folle ho pensato subito che “gatta ci cova”.
Infatti al termine del turno rivedendo le foto ho visto l’inguardabile: sulle curve ero tutto in carena.
La moto era più piegata di altri, ma mentre gli altri riuscivano a raddrizzarla prima e aprire tutto in ero in netto ritardo “aspettando che la moto fosse diritta prima di aprire”. O almeno questo è quello che ho dedotto confrontando le foto mie e degli altri piloti.
Non so se sia la deduzione giusta, fattostà che mentre giravo pensavo di avere praticamente il sedere fuori dalla sella mentre curvavo e invece, praticamente, non mi ero quasi mosso dal centro.
Cavolo non me l’aspettavo.
Un altro punto debole è stato per entrambi i turni quella dannata curva 9
: niente, non c’era verso, la moto “scivolava” a destra come una saponetta, costringendomi a riallargarmi per la curva successiva a destra.
A parte un po’ di delusione prendendo atto delle mie pieghe ancora da neofita, sono contentissimo ed entusiasta dell’esperienza fatta (e delle mie staccate… non ridete!!!
).
Non sò se mai avrò ancora l’oppurtunità di un’altra pistata però un’esperienza che racconterò sicuramente ai miei nipotini quando sarò vecchio.
Tempi sul giro? Non ne ho la più pallida idea.
Velocità di punta? Ero troppo occupato e respirare.
Però sono riuscito a toccare il ginocchio a terra….mentre controllavo al pressione delle gomme nel paddok.
Saluti











Non sei sufficientemente in pace con te stesso