Che titolo forte!
non è farina del mio sacco, ma di un signore la cui storia mi ha colpito e desideravo condividerla con voi, per cogliere i vostri umori e pareri a riguardo. tutta la mia curiosità si è scatenata da quest'articolo
articolo ha scritto:
Un mese in scooter contro i pregiudizi: "Macché parità, siamo handicappati"
Lunedí 23.05.2011 12:40
Un viaggio di 4mila chilometri attraverso 6 paesi (Italia, Slovenia, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Svizzera) per abbattere i pregiudizi che ancora oggi esistono nei confronti delle persone con handicap. Per un mese Pietro Rosenwirth, 41enne di Trieste, ha percorso strade e autostrade italiane ed europee a bordo di uno scooter. Rientrato in Italia sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua avventura: "Siamo ancora lontani dall'uguaglianza: a Vienna e Zurigo mi hanno impedito di entrare nelle aree pedonali. E anche il fatto di chiamarci disabili o diversamente abili è un'ipocrisia, finché non ci saranno pari opportunità noi saremo handicappati".
Qual è il suo handicap?
"Ho un handicap motorio dalla nascita, riesco a camminare anche se con difficoltà, per distanze brevi e su un asfalto regolare. Dal 2007 poi sono in cura con la terapia del dolore".
Dove vive?
"Vivo a Trieste da solo, sono pensionate per inabilità lavorativa e ricevo assistenza da parte della Asl e del Comune".
Come è andato il viaggio?
"Sono partito il primo maggio dalla mia città e tornerò lì tra qualche giorno. Ho avuto tantissimi incontri piacevoli ma anche qualche difficoltà burocratica in alcune città: a Vienna e a Zurigo non sono potuto entrare nelle aree pedonali. Nelle altre città estere invece, e anche in Italia, ho potuto girare liberamente trovando disponibilità e comprensione".
Il suo mezzo di trasporto è uno scooter...
"Sì, è uno scooter trike, 150 cc, omologato in Italia con sistema meccanico e con due ruote posteriori (vedi foto sotto). L'ho pagato di tasca mia, spendendo circa 24mila euro, perché l'azienda, che preferisco non citare, non ha voluto aiutarmi né economicamente né logisticamente. La considero una mossa di marketing sbagliata e una mancanza di lungimiranza sull'apertura di un nuovo mercato".
Ha avuto aiuti economici da parte di altre aziende?
"Sì ho avuto degli sponsor che mi hanno fornito un sostegno economico, Givi, Tucano Urbano, Tom Tom, l'Associazione contro il Dolore mi ha aiutato nell'organizzazione e la Provincia di Trieste ha concesso il suo patrocinio. Sono riuscito così a portare a termine il viaggio e ha superare anche le difficoltà di alloggio: il mio handicap mi impone di trovare sempre alberghi attrezzati che sono naturalmente più costosi".
E' riuscito a raggiungere l'obiettivo del viaggio?
"Non ancora, sono sulla strada per raggiungere l'obiettivo della sensibilizzazione. Siamo molto lontani dall'uguaglianza. Abbiamo diritto prima di tutto alle cure ma anche agli ausilii: è necessario investire di più in questo campo e spendere meno, per esempio, in armi. E anche il fatto di chiamarci disabili o diversamente abili è un'ipocrisia, finché non ci saranno pari opportunità noi saremo handicappati".
Questo non è il primo viaggio che ha fatto...
"No, l'anno scorso ho fatto un viaggio di 6mila chilometri con uno scooter di serie, 150 cc, in Grecia, Turchia e Italia. Sto valutando proposte per altri percorsi da effettuare nei prossimi anni: vorrei girare prima l'Europa occidentale e poi quella settentrionale. E per il 2015 ho in progetto di realizzare il giro di un anno delle mete spirituali di tutto il mondo e si chiamerà Spiritualmente abili".
Lunedí 23.05.2011 12:40
Un viaggio di 4mila chilometri attraverso 6 paesi (Italia, Slovenia, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Svizzera) per abbattere i pregiudizi che ancora oggi esistono nei confronti delle persone con handicap. Per un mese Pietro Rosenwirth, 41enne di Trieste, ha percorso strade e autostrade italiane ed europee a bordo di uno scooter. Rientrato in Italia sceglie Affaritaliani.it per raccontare la sua avventura: "Siamo ancora lontani dall'uguaglianza: a Vienna e Zurigo mi hanno impedito di entrare nelle aree pedonali. E anche il fatto di chiamarci disabili o diversamente abili è un'ipocrisia, finché non ci saranno pari opportunità noi saremo handicappati".
Qual è il suo handicap?
"Ho un handicap motorio dalla nascita, riesco a camminare anche se con difficoltà, per distanze brevi e su un asfalto regolare. Dal 2007 poi sono in cura con la terapia del dolore".
Dove vive?
"Vivo a Trieste da solo, sono pensionate per inabilità lavorativa e ricevo assistenza da parte della Asl e del Comune".
Come è andato il viaggio?
"Sono partito il primo maggio dalla mia città e tornerò lì tra qualche giorno. Ho avuto tantissimi incontri piacevoli ma anche qualche difficoltà burocratica in alcune città: a Vienna e a Zurigo non sono potuto entrare nelle aree pedonali. Nelle altre città estere invece, e anche in Italia, ho potuto girare liberamente trovando disponibilità e comprensione".
Il suo mezzo di trasporto è uno scooter...
"Sì, è uno scooter trike, 150 cc, omologato in Italia con sistema meccanico e con due ruote posteriori (vedi foto sotto). L'ho pagato di tasca mia, spendendo circa 24mila euro, perché l'azienda, che preferisco non citare, non ha voluto aiutarmi né economicamente né logisticamente. La considero una mossa di marketing sbagliata e una mancanza di lungimiranza sull'apertura di un nuovo mercato".
Ha avuto aiuti economici da parte di altre aziende?
"Sì ho avuto degli sponsor che mi hanno fornito un sostegno economico, Givi, Tucano Urbano, Tom Tom, l'Associazione contro il Dolore mi ha aiutato nell'organizzazione e la Provincia di Trieste ha concesso il suo patrocinio. Sono riuscito così a portare a termine il viaggio e ha superare anche le difficoltà di alloggio: il mio handicap mi impone di trovare sempre alberghi attrezzati che sono naturalmente più costosi".
E' riuscito a raggiungere l'obiettivo del viaggio?
"Non ancora, sono sulla strada per raggiungere l'obiettivo della sensibilizzazione. Siamo molto lontani dall'uguaglianza. Abbiamo diritto prima di tutto alle cure ma anche agli ausilii: è necessario investire di più in questo campo e spendere meno, per esempio, in armi. E anche il fatto di chiamarci disabili o diversamente abili è un'ipocrisia, finché non ci saranno pari opportunità noi saremo handicappati".
Questo non è il primo viaggio che ha fatto...
"No, l'anno scorso ho fatto un viaggio di 6mila chilometri con uno scooter di serie, 150 cc, in Grecia, Turchia e Italia. Sto valutando proposte per altri percorsi da effettuare nei prossimi anni: vorrei girare prima l'Europa occidentale e poi quella settentrionale. E per il 2015 ho in progetto di realizzare il giro di un anno delle mete spirituali di tutto il mondo e si chiamerà Spiritualmente abili".
fonte Link a pagina di Affaritaliani.libero.it
al che sono andato sul sito di questo Triestino, Handytrike.eu , e ho letto un pò di cose.
il diario di viaggio, ad esempio Link a pagina di Handytrike.eu
premetto che sono personalmente sensibile alla questione disabilità, non sono nè ho parenti disabili eccetto un amico di famiglia, compagno di scuola di mio padre, affetto da polio. come sempre c'è un velo di tristezza nel leggere queste cose, probabilmente il buon Pietro non è un appassionato di moto, ma la scelta di viaggiare in scooter per "dimostrazione" mi ha colpito in particolar modo.
con ciò non voglio cadere nel qualunquismo, è normale che la disabilità resta un limite fisico pratico e psicologico. ridurlo al minimo, però è un dovere nonchè diritto. perchè se malauguratamente un giorno dovessimo trovarci nelle loro condizioni (
) ci ricorderemmo d'un tratto di tutti questi discorsi....
a voi la parola!



). Ma la cos ache credo sia importante è non provare mai PENA per le persone che hanno un problema di questo genere.











