Tecnica
I concetti di coppia e potenza
Scritto da de_corsa - Pubblicato 24/07/2006 09:03
Sembrano scontate e familiari a tutti, invece si equivoca spesso sulla natura fisica di queste due misure di grandezza.

La prima differenza di cui tenere conto è che con coppia si definisce un valore istantaneo, quindi indipendente da un movimento del sistema, mentre con la potenza si definisce il lavoro svolto da una macchina (e non solo, come vedremo...) misurato nell’unità di tempo.

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Il termine coppia di per sé non significa niente: và inteso come contrazione della definizione fisica di coppia di forze che da qui in poi, per semplicità, torneremo a definire “coppia”.
Una coppia si genera ogni qual volta si è in presenza di un vettore (una forza) che agisca fuori asse rispetto al baricentro oppure al fulcro di rotazione del sistema di riferimento.

Se si verifica questa condizione il sistema può reagire con una reazione altrettanto consistente e rimanere fermo;
ma se il sistema non è in grado di reagire con la stessa intensità, cede alla forza cominciando a ruotare rispetto alla posizione del suo baricentro nello spazio oppure rispetto ad un vincolo meccanico che dia libertà al sistema di ruotare (fulcro di rotazione).

Alcuni esempi di coppie:

- All’esempio #1 abbiamo la condizione che si verifica ogni volta che usciamo sul balcone: il nostro peso (F) andrà a sollecitare il solaio a sbalzo con un vettore applicato ad una certa distanza dal vincolo R che tiene su il balcone...: questa distanza è il braccio di leva B.
Immaginando che la distanza B sia pari ad un metro e che il nostro peso sia pari a 70Kg ecco che sappiamo già che la sollecitazione a cui sottoponiamo il balcone è pari a 70 chilogrammi x metro, ovvero 70Kgm.
Ciò perché il Kgm è la misura classica della coppia anche se è stato recentemente sostituito a livello internazionale da una grandezza differente che è il Newton/metro (Nm) che non è altro che lo stesso Kgm moltiplicato l’accelerazione di gravità al livello del mare (9,81m/sec su secondo quadro) per cui possiamo anche approssimare il calcolo moltiplicando i Kgm semplicemente per 10 alla faccia del Sistema Internazionale....

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Da quest’esempio possiamo già capire perché nei motori, solo aumentando il valore della corsa si aumenta in proporzione il valore della coppia: aumentando la corsa si aumenta in effetti il braccio di leva B dell’esempio #1.
Tornando sul balcone, se avanziamo di un altro passo verso l’esterno (se c’è abbastanza balcone...) aumentiamo il braccio B ad esempio a 2metri: in questo caso la coppia applicata sarà pari a 140Kgm.

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- La condizione #2 è quella che si verifica agendo sui pedali di una bicicletta (ammettendo di fare la cosiddetta “pedalata rotonda”) due vere forze agiscono in direzioni opposte ma sfalsate con due bracci di leva rispetto ad un fulcro.
Risultato: il sistema (corona/pedali... bicicletta) si mette in rotazione, salita permettendo....
Da notare che il sistema ruota lo stesso anche se i bracci non sono simmetrici, se i vettori non sono uguali (spingendo sul pedale si riesce a fare più forza che a tirarlo su col puntale...) o se addirittura un vettore manca del tutto!

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- La situazione #3 è quella che dovrebbe essere nota a tutti i possessori di motori con albero longitudinale rispetto al senso di marcia (tutti i V trasversali, tutti i boxer, BMW serie K, ecc. ecc.)...
Sarebbe quella che si verifica ponendo in rotazione un sistema rispetto ad un vincolo esterno.
Esempio pratico del sistema: l’albero motore di una di queste moto,
vincolo esterno: il punto di contatto della gomma sull’asfalto.

Cosa succede:
Abbiamo una coppia di forze (qualsiasi sistema in rotazione si può considerare azionato da una coppia di forze) identiche che però agiscono a distanze differenti rispetto al vincolo.
In tal modo la forza più lontana risulta applicata ad una distanza maggiore, per cui tutto il sistema facente capo al fulcro di rotazione dell’albero (ovvero: la moto) tenderà a ruotare nella stessa direzione della forza più lontana dall’asfalto!
Questa è la famosa “coppia di rovesciamento” che caratterizza tanto i “V” trasversali della Guzzi ed in misura minore tutti i motori con albero longitudinale.
E’ maggiormente avvertibile accelerando a folle in quanto non mitigata dalla (contro) rotazione del cambio e non diluita nella dinamica del veicolo.
Uno schema diverso, già riportato in un mio vecchio post, può illustrare in modo più intuitivo l’effetto della coppia di rovesciamento sulle meccaniche trasversali Guzzi&Co.:

Colgo l’occasione per scusarmi ancora della scarsa qualità dei miei disegni BitMap (non ho il Corel e neanche sarei capace di usarlo)

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Tornando all’argomento dell’articolo, con questi esempi abbiamo capito (spero) in cosa consiste la coppia espressa da un motore: solamente un momento torcente (risultato della “coppia di forze”) applicato dal pistone all’albero motore attraverso l’asta della biella.

- Da notare come l’albero subisca una spinta “viva” esclusivamente durante la fase di espansione. Durante le fasi passive (la sola corsa di ritorno nel 2 tempi e ben 3 corse nel 4 tempi) l’albero non subisce nessuna spinta che non sia fornita dall’inerzia accumulata dalle tutte le masse in rotazione (in particolare quelle preposte allo scopo: le masse volaniche).

Ciò comporta dei valori istantanei di coppia di grandezza molto diversa a seconda dell’angolo di rotazione in cui viene effettuata la misurazione ma che, omogeneizzati dalle masse volaniche e dalla stessa rapidissima frequenza di variazione, danno luogo ad un valore medio che è poi quello rilevato dagli strumenti di misura.
La coppia (media) espressa da un motore, è praticamente funzione di due soli parametri:
Uno, l’abbiamo già visto, è il braccio di leva su esercita la sua forza spinge il pistone ovvero il valore della corsa;
l’altro è la Pressione Media Effettiva che agisce sul cielo del pistone.
E se per il primo abbiamo capito che è un valore di per sé, non influenzabile con altre variabili (se non, in maniera molto relativa, con un disassamento dell’albero e/o del pistone di cui... non mi và di parlare!) per il secondo dobbiamo sapere che è il risultato di una grossa mole di fattori tutti legati alla termodinamica del motore: accenno solo al Rapporto di Compressione, al Rendimento Termico, al Rendimento Volumetrico (oppure indirettamente all’eventuale pressione di sovralimentazione), al peso delle masse in moto alterno, agli attriti radenti e volventi del sistema, al Potere Calorifico Inferiore del carburante bruciato, al suo rapporto più o meno stechiometrico con l’ossigeno presente in camera, al calore dissipato, ecc..
Gran parte di questi fattori sono poi condizionati a loro volta da conformazioni dei singoli componenti, materiali utilizzati, finiture, lubrificazioni, ecc..

Ma torniamo, ancora una volta, in argomento:

Considerando i valori medi di coppia espressa dal motore ad ogni singolo regime di rotazione è possibile costruire una curva riportando tali valori su di un grafico che tenga conto dei valori di coppia in Nm e del regime di rotazione espresso in giri al minuto.
La curva che ne risulta è la famosa curva di coppia di cui tanto si parla nei forum e nei motobar...
La sua conformazione (e quindi l’entità dei propri valori ad ogni regime preso in considerazione) è tipicamente “piatta” nei motori tranquilli e invece molto appuntita verso l’alto nei motori più sportivi.
Ciò per motivi sia di ordine termodinamico che... filosofico (nella vita non si può avere tutto)

“Curva piatta” significa elevati valori di coppia motrice disponibili poco più su del regime minimo, poi un moderato aumento fino al valore di coppia massima e per finire una lenta e modesta diminuzione fino in prossimità del regime massimo.
La modesta gobba descritta dalla curva può, in alcuni casi essere addirittura doppia o tripla! Ovvero il motore potrebbe esprimere più di un valore di coppia massima, cioè lo stesso valore a regimi diversi!

Non fatevi illusioni, ciò capita solo nei motori MOLTO tranquilli tipo quelli da trasporto pesante....

Per “curva appuntita” s’intende invece quella che caratterizza soprattutto i motori più sportivi ed è costituita da una zona iniziale in cui i valori sono abbastanza scarsi, un successivo moderato aumento fino ad un momento definibile (ma solo nei bar...) “entrata in coppia” in cui la stessa aumenta tanto bruscamente nell’arco di poche centinaia di giri al minuto da rendere percepibile da parte del pilota un consistente incremento di spinta...
Ma non si era detto che la coppia è un valore ISTANTANEO?!?

La spiegazione risiede nel concetto di potenza che è legato abbastanza strettamente a quello di coppia. Anzi gli è legato in un preciso rapporto matematico:

N = Mt * n / 716

dove:

  • N = potenza espressa in CV
     
  • Mt = coppia espressa in Kgm
     
  • n = regime espresso in giri al minuto
     
  • 716 è una costante rapportata all’utilizzo delle grandezze espresse in CV e Kgm che io, un pò all'antica, preferisco usare.
    se preferite invece utilizzare i "moderni" Kw e Nm tenete conto che 1CV = 736W (circa) e 1Kgm = 98,1Nm e poi... trovatevi la costante adatta (dovrebbe essere pari a 9365,2803 o giù di lì)

Conoscendo tale rapporto è possibile costruirsi, con buona approssimazione, una curva di potenza partendo dalla curva di coppia (e viceversa).

Con la descrizione appena fatta abbiamo già capito perché la definizione di potenza è legata al lavoro fisico che una macchina riesce a svolgere nell’unità di tempo.
Anche un animale può svolgere un lavoro, anzi: per stabilire il valore della prima unità di misura mai utilizzata per valutare le capacità delle macchine, fu misurata la capacità di traino di un grosso cavallo da tiro, che da quel giorno diventò il cavallo di riferimento: il Cavallo Vapore (allora c’erano solo i motori a vapore). Il suo nome non è però passato alla storia.
Ne consegue che anche un uomo è in grado di compiere un lavoro però, a differenza del cavallo, bisogna retribuirlo e inquadrarlo fiscalmente.
A volte, il lavoro dell'uomo può essere "a nero" ma questa è un'altra storia.

Ma non cambiamo discorso: scusate se divago troppo.

Da quella semplice formuletta si deriva anche un’altra cosa molto interessante: la potenza (e non la coppia) è funzione diretta del regime di rotazione!

Questo è il motivo della ricerca di giri nei motori da competizione: tutto l’affinamento che si può eseguire sul progetto di un motore è teso a valorizzare tutti quei parametri (sopracitati) che determinano l’entità della coppia; ma se la coppia ottenuta non viene moltiplicata per un regime di rotazione, il risultato è... zero, ovvero il balcone del primo esempio: regge anche una tonnellata ma non è in grado di spostarla!

E questo spiega anche perché i motori a 4 tempi riescano a recuperare una parte dello svantaggio in termini di potenza rispetto ad un 2 tempi di pari cilindrata: il maggior regime di rotazione!
Infatti il 2 tempi, per le sue caratteristiche termodinamiche non gode delle possibilità di allungo del 4 tempi, in quanto fortemente condizionato dall’efficienza dello scarico (e non solo) che cala drasticamente poco dopo il regime di potenza massima costituendo un vero e proprio “muro” invalicabile di velocità di rotazione.
Mentre il 4 tempi si riesce a farlo girare molto più in alto, andando ad aumentare quel moltiplicatore di potenza di cui abbiamo parlato: la grandezza “n” della formula riportata.
Inoltre, nel 4 tempi abbiamo una fase di espansione più completa e “pulita” che permette di ottenere P.M.E. più sostanziose ed in più (anzi: in meno) non abbiamo la resistenza offerta dal carter-pompa nella fase di compressione della miscela fresca nel carter!

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Detto anche questo, avrete notato che come al solito scivolo sempre nel confronto tra 2 e 4 tempi ma non è per una mia fissa: sono effettivamente diverse le condizioni di lavoro di questi due principi funzionali ed ogni discorso attorno alle loro dinamiche di funzionamento non può prescindere da un confronto tra i due sistemi. Finché rimarranno due.

 

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Commento di: Dono il 24-07-2006 10:00
Inanzitutto ti faccio i miei complimenti per il tuo articolo ed ho dato un bel 5!!!!! (il massimo)

però vorrei sapere dove prendi quei grafici.....casomai mandami un mp se è un sito, così evitiamo confusioni.

ciao vincenzo, ci sentiamo nel forum.
dove prendo quei grafici?
Commento di: de_corsa il 24-07-2006 12:30
ma se li ho fatti io col Bitmap (il più elementare programma di grafica che esiste?) e me ne sono anche scusato...!

comunque, se ti servono, sono caricati sul mio sito agli indirizzi:

- http://www.heymotard.it/CP.bmp (l'insieme dei primi tre grafici)

poi a seguire:

/CP1.bmp

/CP2.bmp

/CP3.bmp

/coppiaRovesc.bmp

se li pubblichi, cita sempre la fonte (heymotard.it)

guarda però che in rete se ne trovano sicuramente di migliori!
Commento di: FrankyBuster il 25-07-2006 10:04
L'articolo è chiarissimo e scritto molto bene!!! Voto : MAX
Bravo!!!
Commento di: maurolive il 25-07-2006 23:28
preciso e chiaro.
complimenti!!!
Commento di: AnimAnimale il 26-07-2006 16:04
Bravo! Bell'articolo :D ora mi è molto più chiara la cosa.. anche se ho un due tempi e tu sembri un po'.. critico, nei confronti di quei motori ;) Anche le divagazioni ci stanno benone, il testo sarebbe stato troppo scolastico senza!
io ed il 2tempi
Commento di: de_corsa il 28-07-2006 07:59
Se ti sembro critico nei confronti del 2 tempi mi conosci poco: almeno qui nel forum sono - forse - il suo più grande sostenitore: prova a fare una ricerca su tutti i miei post a riguardo (saranno almeno diverse decine, se non centinaia...) -

Ciò non toglie, da parte mia, una ricerca di obiettività quando se ne parla a livello ingegneristico; anche se bisogna dire che si critica il 2tempi ATTUALE, non quello che sarebbe potuto essere senza il fermo al suo sviluppo voluto esclusivamente per volontà politico-industriali.

Ad esempio: il sollevare la camera di manovella dalla sua funzione di carter-pompa potrebbe eliminare in un solo colpo le perdite di potenza dovute alla compressione della miscela e la necessità di dover miscelare al carburante l'olio lubrificante!
Commento di: Fr3ak il 28-07-2006 21:42
scusa ma dalla formula del rapporto coppia/potenza che hai messo non si deduce che sono direttamente proporzionali?
e allora come mai nei grafici la potenza e la coppia non sono mai uguali?

ps: non sono domande retoriche ma da incompetente :)
Commento di: Davide il 28-07-2006 22:26
Non sono proporzionali... se leggi bene la formula vedi che sono legate anche dal numero di giri del motore
legame tra curva di coppia e curva di potenza
Commento di: de_corsa il 31-07-2006 21:14
Infatti! come ha prontamente anticipato Davide (meno di un'ora dopo il tuo post: ma che ci ha, i motori di ricerca "puntati" sui miei articoli?!?) la potenza è influenzata anche dal numero di giri, a differenza della coppia che è un valore istantaneo.

Osservando bene l'andamento della maggioranza delle curve di coppia e potenza si può osservare come quella della potenza ricalchi abbastanza fedelmente quella di coppia, solo con una progressione più rapida, dovuta appunto al fattore "a moltiplicare" del numero di giri.

Se non c'è un'aderenza ASSOLUTA è perché comunque la potenza è influenzata da molti fattori dinamici che variano in base a leggi non del tutto proporzionali a seconda del numero di giri: in particolare mi riferisco agli attriti ed ai rendimenti meccanici in genere che influiscono invece in maniera molto minore, e assolutamente relativa, sulla coppia.
Commento di: IDK19 il 30-04-2007 21:23
uau.. cavolo sei bravissimo e sai un mucchio di cose ;) io ho 16 anni e saprò si e no 1/100 di quello che sai tu.. per curiosità, cosa studi e/o fai per avere una così grande conoscienza sugli argomenti di fisica e meccanica? ;) e ancora complimenti per l'articolo (anche se le mie limitate conoscienze mi hanno portato a capire solo in parte questo post :) )
Commento di: de_corsa il 17-06-2007 09:57
a 16anni ne sapevo, probabilmente, più o meno come te, al tempo in cui avevo da poco cominciato a studiare le materie in oggetto...
...ma ad ogni modo non sono gli anni, sono i chilometri.
Commento di: bambox il 14-07-2007 12:26
interessantissimo!!!!!!!!!!!!!!ankio ho 16 anni e mi sto interssando adesso di le cose riguardanti in qualsiasi modo le moto...e se ci capisco io che nn sono un genio di fisica ne di altro vuol dire che e un articolo spiegato proprio bene,complimenti
Commento di: mamo6 il 26-09-2007 19:39
Non ne capisco granche', ma ho una domanda: se il braccio non cambia, come fa la curva ad essere "curva"? Girando la manopola cambia il rapporto tra ossigeno e carburante e percio' la potenza dello scoppio?
Commento di: de_corsa il 17-02-2008 11:37
Credo di aver capito in cosa consiste il tuo dubbio.

Coppia e potenza, che sono strettamente dipendenti l'una dall'altra, non crescono in modo lineare cioè direttamente proporzionale ai giri, in quanto influenzate da molti fattori variabili a loro volta in base al numero di giri.
I più importanti, ma non gli unici, di questi fattori sono i Rendimenti Termico e Volumetrico.
Il R.Termico, variabile in base a numerosi fattori, è direttamente responsabile della potenza sviluppata;
mentre il R.Volumetrico definisce la quantità di miscela formata, oppure di sola aria, effettivamente aspirata dal motore in ogni corsa di aspirazione: tael quantità dipende da numerosi fattori di ordine fluidodinamico.

Nei motori elettrici, nei quali non esistono queste variabili di tipo termo e fluidodinamico, le "curve" di coppia e potenza sono effettivamente pressoché rettilinee ma, cosa interessante, decrescono invece di crescere col numero di giri!!
Commento di: lkwpeter89 il 01-12-2007 00:05
Complimenti per la spiegazione, mi è piaciuta davvero molto....
Grazie delle utili informazioni!!!
ciao ;)
Commento di: DiabolikGT il 04-09-2009 14:46
la spiegazione della coppia di rovesciamento è scorretta: in realtà l'origine sta nel principio di conservazione del momento angolare

infatti il rovesciamento si avverte solo in corrispondenza di una variazione del regime
supponiamo per semplicità di essere sempre in folle (ma il discorso non cambia comunque anche a marcia inserita, è solo più facile da immaginare e da provare dal vivo)
a regime costante il motore produce comunque una coppia, che però va dispersa solo negli attriti interni; non si avverte nessun rovesciamento: questo perchè il momento angolare del motore è costante, non varia
essendo la moto un sistema dinamico sostanzialmente isolato, vale il principio di conservazione del momento angolare: detto in parole povere, il momento angolare totale della moto tende a rimanere costante
succede quindi che se al minimo do una bella accelerata, il motore aumenta di regime e di conseguenza aumenta anche il suo momento angolare; siccome tale grandezza "deve" rimanere costante, per "reazione" il resto della moto tendera a girare in senso opposto alla rotazione dell'albero motore per generare un momento angolare opposto a quello del motore in modo che la somma dei due (somma algebrica, quindi in realta momento dell'albero - momento della moto intera) rimanga uguale al valore che avevamo stando al minimo
siccome poi la moto non è libera di "girare" su sè stessa ma è vincolata al terreno in corrispondenza delle ruote, l'effetto che si ottiene è che la moto tende ad andare per terra su di un fianco
a questo punto intervengono le gambe del motociclista che rendono il sistema moto non più isolato e forniscono la forza necessaria per non cadere
stessa cosa succede (ma al contrario, con la moto che tende a cadere dal lato opposto) se da un regime costante molto alto (ad es. quello massimo) si molla l'acceleratore e si lascia di colpo scendere al minimo

forse è più difficile da capire, non lo so, ma la spiegazione è questa
coppia di rovesciamento
Commento di: de_corsa il 04-09-2009 20:34
no, non è difficile da capire se si pone sufficiente attenzione alla spiegazione.
va bene, grazie dell'integrazione.
Commento di: Virtualdevil il 26-01-2010 13:47
Complimenti de_corsa ;) come al solito, il migliore...
Commento di: piterstanga il 18-09-2010 21:20
gran bella spiegazione ti ringrazio perche finalmente ho capito qualcosa!!però vorrei fare una precisazione parlando da lettore ignorante ho trovato su wikipedia la definizione di kgm che secondo l'enciclopedia è un' unita di misura ingegneristica adottata per misurare il lavoro [cit] e quindi non adatta ad indicare la coppia che non è una misura di lavoro anche se poi l'unica differenza sostanziale è quella concettuale(corregimi se sbaglio)
kgm
Commento di: de_corsa il 22-09-2010 08:09
su Wiki si trovano tante cose è può in teoria abberviare i tempi di ricerca delle informazioni ma è bene cercare conferma per ognuna di loro: una fonte Open Source è per definizione poco affidabile e comunque SEMPRE da verificare!
molto meglio rifarsi a siti in cui gli articoli tecnici siano scritti da persone sicuramente competenti e non possano essere modificati da terzi.

l'unità del Kgm, adesso sostituita dal Newton/Metro (Nm), è quella più logica e naturale per valutare l'entità di una coppia essendo composta dai valori della Forza applicata (in kg) e dal braccio di leva (in metri).
per la misura di una coppia non serve altro.

per quanto riguarda il lavoro invece è necessario introdurre la dimensione temporale e quindi se abbiamo già una coppia (istantanea), per calcolare il LAVORO, ovvero la potenza (Forza x Spostamento) che essa può generare una volta protratta nel tempo non abbiamo altro da fare che moltiplicarla per il tempo in cui questa coppia viene applicata: non a caso l'unità di lavoro di 1cv vale 75kg x 1m x 1", ovvero 1kgm al secondo
oggi l'unità del cavallo motore è stata sostituita per convenzione dal Kilowatt (Kw)

riassumendo, l'unità del kgm da sola non può in alcun modo indicare un LAVORO in quanto priva della dimensione temporale ovvero della misura dello spostamento nell'unità di tempo.
l'esempio del balcone parla chiaro.


Re: kgm
Commento di: piterstanga il 28-09-2010 22:21
grazie mille mi hai dato una risposta che neanche la mia prof di fisica mi aveva saputo dare!
Commento di: LoryMarini il 16-10-2010 23:26
Complimenti per il bellissimo articolo. Solo un appunto per essere più preciso... Dovresti cambiare la frase "Una coppia si genera ogni qual volta si è in presenza di un vettore (una forza) che agisca fuori asse rispetto al baricentro oppure al fulcro di rotazione del sistema di riferimento." Infatti fisicamente un momento di una forza si ha quando la forza applicata è una (ad esempio la leva del freno o della frizione), la coppia si ha quando le forze agenti sono due (albero motore). Ciao e complimenti ancora!
momento e coppia
Commento di: de_corsa il 17-10-2010 10:26
ti do pienamente ragione sulle definizioni - essere d'accordo su ogni loro precisa accezione è fondamentale - ma, non che ciò voglia costituire una scusa per la mia imprecisione, la mia leggerezza è dovuta al fatto che in un contesto meccanico/motoristico, all'atto pratico, stare a distinguere tra momento e coppia non ha una grossa importanza a meno che non si considerino i due sistemi applicati a corpi completamente privi di vincoli.

per essere chiaro con chi non è addentro alla materia, diciamo che una coppia di forze esattamente simmetrica applicata ad un corpo non vincolato lo pone semplicemente in rotazione sul piano delle forze (parallele) senza spostare il suo fulcro nello spazio.
mentre un momento sortisce l'effetto di mettere in rotazione il corpo e contemporaneamente avviarlo lungo una traiettoria curva, esattamente come capita ad una sfera da biliardo o da calcio quando non è colpita esattamente a centro.