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Inviato: 9 Apr 2013 23:44
Oggetto: Sergio Freschi "Jejo": viaggiatore di terra
Voglio parlarvi di un amico, un viaggiatore incallito. Magari qualcuno di voi ne ha sentito parlare,
si chiama Sergio Freschi ma tutti lo chiamano “Jejo”. Parlo di lui perche' e' schivo, parla poco e
non usa internet o tablet. E' gia' un'eccezione il fatto che si porta dietro nei suoi viaggi un cellulare
preso d'offerta a venti euro. A 24 anni aveva gia girato due volte l'Europa in treno. Poi ha scoperto
la moto e il mototurismo. Friulano di Pagnacco (Udine), nella vita ha fatto mille mestieri tra i quali
per un periodo ha avuto una concessionaria Guzzi. Jejo e' un guzzista puro, possiede due moto,
una Quota 1000, troppo moderna secondo lui e una 850T5 del 1985.
Ma e' quest'ultima la sua preferita, la sua moto tecnologia come la chiama, solo perche' ha installato
un amperometro preso da una Golf in un sfasciacarrozze. Tra Jejo e la sua T5 c'e' un rapporto
speciale, non si separano mai e l'amore e il rispetto che prova per questa moto e' di difficile
comprensione. Sergio con questa moto presa anni fa usata per pochi soldi, ha girato tutta
l'Europa, la Russia e l'Asia. Lui dice che la Guzzi ha una meccanica molto affidabile ma la sua
T5 850 e' indistruttibile e va ovunque.
Quando e' tornato dalla Mongolia ha raccolto i suoi appunti di viaggio in un libro intitolato
“giorni nomadi”. Al ritorno da questo viaggio la sua T5 seganva 380.000 Km sul cruscotto.
Poi proprio sulle strade di casa sua, tornando a casa un pomeriggio e' stato centrato da un auto
che ha svoltato senza dargli la precedenza. Un brutto incidente, la T5 era praticamente distrutta
e lui rischiava di perdere una gamba.
Ma e' un' uomo di ferro, alto, robusto con le mani grosse come due pale, non ci stava a rinunciare
ai suoi viaggi e alla moto. Ha subito molte operazioni e ha fatto 2 anni di allenamenti per recuperare
la gamba e ritornare a camminare anche se e' rimasto zoppo.
Ha ricostruito con amore il suo fedele T5, riportandolo alla forma perfetta, pronto a nuovi viaggi.
Quando e' a Udine, si sente perso, come un marinaio con mal di terra. Lavora come muratore,
mette via due soldi e appena puo' salta in sella alla Guzzi e parte, da solo verso nuovi orizzonti,
senza GPS, senza tecnologie, senza sponsor, senza dir nulla a nessuno forse per paura di esser
preso per pazzo o irresponsabile. Per me e' un cacciatore di emozioni.
I suoi viaggi sono sempre preparati con meticolosa perizia, studia le lingue e la storia dei luoghi che
visitera'. Per lui il viaggio in solitaria e' un continuo mettersi alla prova, sempre pronto a nuove sfide
e nuovi incontri.
Ecco che arrivato a quota 400.000 Km con il suo Guzzi 850, Sergio a 55 anni suonati si e' sentito
pronto per una nuova sfida, una nuova meta. E' partito l'ultima settimana di febbraio da Udine
per visitare il continente africano. L'idea era di girare tutta l'Africa.
Ma le cose non sempre vanno da manuale, a Jejo nella sua vita da mototurista e' capitato
di tutto.
Durante il trasferimento da Udine a Genova per l'imbarco verso i Marocco, lungo una statale un
auto ha fatto conversione ad “U” davanti a lui. Invevitabile lo scontro e la caduta a terra. Una
volta rialzato e constatato che lui era intero e la tuta in pelle aveva svolto bene il suo lavoro ha
rialzato la moto per la verifica dei danni. Tralasciando botte e graffi vari la moto pareva sana.
Cosi' Jejo ha proseguito il suo viaggio. Ha detto che, visto che la Guzzi lo aveva protetto nella
caduta e gli aveva protetto le gambe, lui si e' sentito in obbligo di proseguire. -“lo faccio per lei”-
ha detto.
All'imbarco del traghetto la moto gli e' morta. Nell'urto con l'auto si era danneggiato il regolatore
di tensione e la moto trafilava olio tra motore e frizione. Cosi' un amico guzzista genovese gli ha
procurato i ricambi nuovi e lui ha potuto imbarcarsi.
Giunto in Marocco alla prima stazione di servizio Sergio ha smontato la moto e sostituito il
paraolio all'ingresso del cambio, la guarnizionme della flangia dell'albero motore che aveva ricevuto
a Genova ed e' ripartito con la moto nuovamente in ordine. Da Rabat ha attraversato il Marocco
tra strade e sterrati resi pericolosi dai tanti camion che viaggiano a tutta valocita' non curanti di
chi viaggia a bordo pista. Tra Marocco e Mauritania e' caduto proprio a causa di uno di questi
camion e ha perso carburante. Ha spinto la moto a mano fino al primo pseudo distributore di
benzina. Giunto alla pompa, ha scoperto che era a secco di carburante, cosi' ha dovuto accamparsi
li aspettando che arrivi il nuovo rifornimento.
Per giungere a Nouakchott, capitale della Mauritania, ha viaggiato spesso di notte per evitare
spiacevoli incontri armati, ci sono parecchie zone calde da queste parti. Qui ha trascorso alcuni
giorni di riposo per via della gamba che non e' piu' come prima. La moto si e' comportata bene
senza mai dare segni di fatica. Ma forse sempre per causa dell'incidente e' stato neccessario
sostituire le puntine dell'accensione. Lasciata la capitale la direzione presa e' il Senegal e il suo
deserto. Ma la sua fidata Guzzi ha cominciato ad andare a un cilindro circa dieci giorni fa, poi di
nuovo a due ma a scoppi irregolari. Sergio ha da subito pensato che sicuramente l'incidente prima
della partenza da Genova deve aver danneggiato qualcosa nel motore, perche' quando ha attraversato
il Gobi qualche anno fa, la sua moto era andata bene senza batter ciglio. Visto anche che i consumi
erano saliti e in Senegal i distributori sono molto distanti tra loro e non e' scontato che abbiano
benzina ha deciso di ritornare in Italia.
In questi giorni sta' ripercorrendo la strada che lo riportera' in Marocco. Da li proseguira' fino a Udine.
Jejo e' un acuto osservatore dei territori che attraversa e della gente che incontra lungo il cammino.
Nei suoi viaggi ha collezionato oltre 23.000 fotografie. Probabilmente a causa della moto che occupa
i suoi pensieri, il viaggio non sta' restituendo quell'importante bagaglio di valore umano che da
sempre Jejo sa portarsi a casa.
E tutto, grazie.
Le foto sono del viaggio in Mongolia.