Con la motocicletta spesso, si instaura un rapporto viscerale che ha motivazioni e ragioni profonde. Tale considerazione, il più delle volte non è semplicemente compresa da chi una motocicletta non la possiede e non è mai stato motociclista.
Essere motociclista significa (per molti) padroneggiare uno stile di vita unico, condivisibile solo da altri motociclisti.
Vivere sentimenti nuovi, o riviverli, o averli sempre vissuti e non sapervi rinunciare: libertà, solidarietà, altruismo, abnegazione, rinuncia, comunione con gente luoghi e cose, manifestazioni di spartana forza. Questi ne sono solo alcuni.
Innegabile che lo "strumento" acquisti un anima: la stessa nostra.
Si difende una moto, o la moto, ed i concetti ad essa legati non per stupida gigioneria, o per dominare la scena quindi, ma perchè, così facendo, difendiamo noi stessi e quello che desideriamo essere, conservandoci.
Non sempre però il rapporto con la moto è esclusivo al punto da inorgoglirci. (Se e quando essa viene ammirata).
A volte, la moto più brutta, meno modaiola, un pochino passè è quella del nostro cuore, quella che ci è appartenuta e ci apparterà sempre in modo speciale. Anche nella memoria, anche dopo l'acquisto di un modello nuovo e perfetto.
Debbo mio malgrado ricorrere ad un esempio chiamandomi in causa: "avevo una Triumph Truxton con carburatori".
Se la debbo descrivere la chiamerei "vecchia signora", non aveva elettronica, sul bagnato, con i suo pneumatici un pochino ingottati, mi faceva battere il cuore. Il suo giallo, la bandiera a scacchi aerografata sul serbatoio, il doppio scarico cromato ed alzato, il motore in alluminio spazzolato, le ruote a raggi, il suo rombo. Tutto, mi piaceva di lei, già da quando entravo nel box e guardandola le carezzavo il suo faro tondo ed antico.
Se qualcuno me la guardava e ne ammirava con conoscenza le caratteristiche, per me era una gioia.
Ora ne ho un altra. L'ho presa per capire la pista. L'ho presa per capire anche che sensazioni potevo provare, e per considerare l'evoluzione della tecnica motoristica di un modello ai vertici della categoria ma...
Non mi trasmette tantissimo, molto, sicuramente, ma non come quel mito che mi conservo nel cuore (non l'avessi mai venduta).
Ora debbo valutare che, se qualcuno si fermava ad ammirare la vecchia Thruxton, moltissimi, invece, si fermano ad ammirare questa mia attuale che, in quanto ad estimatori, vince 10 a 1.
Ecco, dovrei essere contento, contentissimo, orgoglioso e soddisfatto, invece, haimè, non è così, non mi importa niente, d'altronde, non sono mai stato un "pavone".
Per cui ritengo che l'amore per la propria moto è una questione di orgoglio si, ma "intimo" orgoglio. Una intimità giustificata da un sottile legame spesso ahimè difficile da capire e giustificarsi.
Forse il tempo imporrà il "distacco" ed il nuovo "amore" prevarrà su quello vecchio, ma non sono sicuro che questo possa essere possibile.
Chi di voi condivide e prova," o ha provato", sensazioni simili alle mie?







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