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Raccontino [Il motouomo e la passione del motociclista]
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10934455 Inviato: 13 Nov 2010 9:04
Oggetto: Raccontino [Il motouomo e la passione del motociclista]
 

LA SCRITTA.

 
Le si vede ingobbite come rannicchiate. Sotto un portico, all'angolo di una strada, su di un marciapiede, a volte in gruppo fuori dagli schopping center, mentre attendono con aria estranea e distaccata i loro schiavi.
Catturano tutto.
Sguardi, interesse, odio, incredulità, invidia, passione.
Hanno due ruote, una in meno di un triciclo per bambini, due in meno di un'automobile, pari rispetto ad una bicicletta, ma lontane e distanti da tutti i mezzi che a loro assomigliano.
Sono ammaliatrici, aggressive e trasgressive per vocazione.
Le chiamano nude perchè mostrano i loro organi impunemente, anzi a volte cercano di rendersi trasparenti fino agli ingranaggi.
Inseguono la diversità anche fra loro e sono indiscutibilmente rivali.
Che abbiano un'anima?
Non so rispondere, ma certamente il fatto che tutti i materiali che le compongano riescano a catturare in un millesimo di secondo l'attenzione e lo sbigottimento di un quasi neonato forse risponde alla domanda.
Il piccolo poco prima frignava come un ossesso, mentre la mamma spingeva il carrozzino sul passaggio pedonale ed ora con occhi sgranati fissa i cilindri e le cromature con aria di sbigottimento e paura cercando di capire da dove arrivi quel respiro minaccioso.
Forse quegli occhi ci dicono che dietro tutto quel ferro qualcosa di strano c'è, qualcosa d'indefinito, qualcosa che fa pensare ad una forza aliena.
Il brontolio rauco del motore fa da sottofondo a tutta la scena.
Si sente l'impazienza, la voglia di movimento e il faro come un singolo bulbo oculare sembra guardare minacioso chi a sua volta gli rivolge lo sguardo.
Il connubio fra macchina e uomo è troppo intrigante e la madre rammaricandosi non può fare a meno di focalizzare lo sguardo su colui che la cavalca.
La fusione è tale che rende l'armonia delle forme qualcosa di spettacolare e allo stesso tempo inquietante.
Il casco cela le fatezze del viso, il giubbotto i muscoli, la carne.
La posizione del corpo è quella dell'attesa prima dello scatto.
Si sente l'impazienza nell'aria in quel piccolo universo, dove fra un momento ci sarà la separazione fra due mondi distanti milioni di anni luce.
La signora si dirigerà inesorabilmente verso pappette, ponnolini, e moine di ogni genere nei confronti dell'amore della sua vita, mentre colui che fa ruggire l'animale ferroso si confronterà ogni secondo con la morte.
Una volta attraversate quelle striscie bianche dove ora silenziosamente rotolano le ruote della carrozzina, macchina e uomo entreranno nella dimensione dell'aria che urla, delle vibrazioni viscerali, immediatamente si avrà la tanto decatantata fusione e il tutto violentemente verrà proiettato nel futuro sotto forma di asfalto sotto i pneumatici.
Il bambino sembra consapevole dell'immenso carico di rischio che si nasconde sotto quei brillii, quel suono cupo, quell'odore oleoso.
La leva della frizione si allontana dalla manopola e il distacco ha inizio, il rumore prende forma e il suo tono si alza.
Il bimbo sgrana ancora di più gli occhi prima di girare la testa e sporgersi dal passeggino nell'altra posizione per avere l'intera visione della massa in movimento che sta superando lui e sua madre da dietro.
Anche lei non sa resistere alla voglia di guardare, come a voler spostare qualcosa del suo istinto protettivo anche su colui che si è fermato per farla passare.
Una maniera per ringraziare la gentilezza del biker.
Una maniera per sbirciare in un mondo che non sarà mai il suo.
Il bolide le passa accanto e il suo sguardo viene catturato da una piccola scritta posta di traverso sul piccolo parafango posteriore che ricopre la grossa carcassa del pneumatico.
Sbalordita per cio che ha letto quasi si ferma sulla strada, poi il suo istinto la riporta frettolosamente a raggiungere la salvezza sul marciapiede.
Il motouomo non è altro che un suono ormai lontano, ma la madre cerca ancora d'individuarlo.
Pensando a cio che ha letto le viene spontaneo appoggiare una mano sulla testa del suo bambino come a proteggerlo, ma sopratutto per ricevere quel conforto di cui ora sente un grande bisogno.
Tre parole in un contesto così estraneo.
Scritte su un fondo nero opaco. Pronte a risaltare, colpire, confondere, colui che le legge.
Tre parole che apparentemente non significano nulla, ma che inserite fra tutti quei tubi, bulloni, alette e marchingegni possono dire e comunicare molti significati.
La madre pur ritornado a camminare non sa cancellare dalla sua mente quella scritta e comincia a fare supposizioni.
Se fosse una minaccia ora sarei a piangere ed urlare inginocchiata sul mio bambino che non mi risponde più.
Il solo pensiero la fa vacillare, immaginando la scena del pesante stivale che impatta violentemente con la testa della sua creatura scaraventandola sul selciato, mentre l'urlo della bestia si perde sul nastro d'asfalto verso qualche altra preda.
Non sarei certamente qui a spingere il mio bambino e ad accarezzarlo felice di poterlo fare se quelle parole fossero state realmente una minaccia.
Cosa possono voler dire e poi perchè scriverle su una moto?
Di solito gli adesivi sulle due ruote inneggiano a prodotti del settore, o alla velocità di cui si fanno promotori esaltandola con i colori e la grafica più esuberanti.
Ci sono i patiti del sesso con le loro donnine nelle posizioni più strane, quelli dell'orror e i loro cross-bone, gli psichedelici, i figli dei fiori, senza contare i duri a tutti i costi, sempre col medio alzato e l'aquila che li segue stremata.
Incredible e non riconducibile ad una logica immediata.
Accidenti è proprio vero la vita e cio che ci circonda non finisce mai di stupire.
Tre parole che non vogliono uscire dalla sua testa e che le rimarrano impresse per lungo tempo e quando rivedrà una moto l'assilleranno di nuovo col loro significato enigmatico.
Colui che le ha appiccicate, ogni volta che indossa il giubbotto sente il peso delle imbottiture e sa che sono solo una piccola protezione, mentre infila i guanti, sa che le sue mani si consumerebbero e romperebbero con estrema facilità, il casco e la sua efficacia sa quanto siano ridicoli rapportati al pericolo che opprime il suo cuore.
Comunque è li, mentre i pistoni fanno il loro dovere, quella mamma e il bambino lo ammiravano o ne erano spaventati, comunque non è certo passato inosservato, si chiede se sia questo il motivo, per sopportare tanto rischio.
Non solo.
E' avere a portata di mano tanta spinta da sorpassare i propri pensieri.
Non solo.
E' l'emozione di sentirsi così vicino alla morte che fa assaporare la vita più intimamente.
Una solitudine bella a tutti gli effetti.
Non solo.
Ma tanto, tanto di più.
“no way” Non c'è via d'uscita una cosa così bella va pagata con quello che più ci costa, può essere uno o più brandelli di pelle lasciati a seccare sull'asfalto, una gamba, un braccio o l'anima che si libera dal corpo.
Le emozioni più sono grandi ed intense più vogliono essere pagate in moneta sonante e niente è più costoso del sangue.
Lui lo sa bene ed è per questo che tutti i suoi sensi sono rivolti alla strada e ai suoi pericoli.
Scaccia i pensieri che non la riguardano, lavoro, problemi, amore a nulla servono, conta solo entrare a far parte del meccanismo che pulsa sotto di lui e a guardarsi da coloro che sono sul suo cammino.
Connubio uomo macchina. Il biker sorride a questo pensiero.
Non c'è nessuna unione.
La macchina fa quello che l'uomo gli vuole far fare, a volte l'uomo commette degli errori e la macchina li esegue.
Il rombo lo incalza a ruotare il polso destro in senso antiorario per trasformare il ruggito in urlo, resiste alla tentazione a fatica, basta così poco per far affluire il carburnate ai condotti.
La tentazione è sempre, in aguato. Aprire o non aprire. Spalancare I corpi farfallati e nebulizzare più propellente possibile o rimanere ad un livello di decibel sopportabile.
Una moto non è un'automobile lo si vede subito.
Il propulsore è lì, il tutto così vicino, così a portata di mano, così facile da gestire da capire e accarezzare.
Immediatezza e andrenalina pura che affluiscono alle sinapsi per eccitarle a mandare impulsi a tutto il corpo affinchè possa con spostamenti millimetrici dei comandi e dei pesi equilibrare le forze in gioco, un gioco sul filo del rasoio.
Tutto si dilata e il tempo acquista una dimensione diversa mentre le forme si avvicinano a forte velocità e in un attimo si perdono dietro all'urlo del motore e vengono sostituite incessantemente da altre.
Il cervello inacamera e rilascia freneticamente sensazioni e immediatamente invia comandi a tutto il corpo, per non far superare quel bordo sottilissimo che tiene in equilibrio una massa di quasi 250 chilogrammi su pochissimi centimetri quadrati di gomma.
Il biker non può fare a meno di pensare alla mamma e al bambino che ha appena abbandonato al loro destino, cosa avranno pensato di lui?
Sorridendo rivede il faccino del bimbo e il suo stupore, mentre supera di slancio una vettura ed evita un tombino arrivando in scalata ad un semaforo che sta per diventare rosso, ma un po' di benzina in più nei cilindri e i pistoni sono pronti a fargli superare l'ostacolo.
Chiude un po' il gas e l'andatura gli permettere di ritornare col pensiero alle espressioni di stupore che erano disegnate sulle loro facce e in particolare su quella della madre mentre leggeva la scritta. Il tutto era avvenuto come al rallentatore e le immagine si erano fissate nella sua mente come ad obbligarlo ad analizarle.
La strada è sempre meno trafficata, mentre si allontana dal centro abitato e comincia a salire verso le colline. Guidare e pensare ad altre cose che non siano guidare è deleterio quando sotto di te ci sono madrie di puledri nervosi.
Il desiderio di ricordare di sondare il volto della donna e la sua sorpresa lo inducono ad affrontare le prime curve ad una velocità molto inferiore a quella a cui è solito aggredirle.
La strada entra in lui e lui ne diviene parte, mentre il ritmo aumenta.
I pensieri che non la riguardano svaporano, mentre il motore comincia a scaricare la potenza sulla ruota posteriore.
Il battistrada del grosso pneumatico posteriore è ancora freddo e la presa sull'asfalto lascia a desidarare facendo derapare il posteriore nelle prime curve, non per questo il ritmo diminuisce anzi è questa instabilità a dare maggiore emozione per affrontare ogni curva ad una velocità maggiore.
Entare in una curva è come gettarsi nell'ignoto, uscirne è ritrovare se stessi ancora integri per ricominciare il gioco.
La moto è un giocattolo, un mezzo di divertimento smisurato col quale muoversi nello spazio.
Il biker lo sa bene e mentre la musica del suo lettore digitale comincia ad affluire alle sue orecchie coprendo in parte il ruggito del motore sorride e la strada si trasforma in qualcosa di vivo e tutto diventa automatico quasi non ci fosse più bisogno di lui per farla scorrere sotto le sue ruote.
Come una punta d'ago che penetra nella pelle lacerandola la scritta si fa strada nella sua mente e il polso ruota in senso antiorario, la velocità diminuisce e il sorriso si spegne nella decelerazione e nel risucchio sonoro che ne consegue.
La felicità è sempre momentanea e fuggevole non c'è niente di più effimero dell'essere contenti, basta un ricordo e tutto svanisce, basta vedere un mazzo di fiori al bordo della strada e neanche il rock più esaperato riesce a cancellare il senso di disperazione che ha provato colui che li ha deposti.
Il mezzo sotto di te di colpo perde la sua veste di giocattolo.
Invece di cavalcare un meraviglioso destriero d'acciaio ti sembra di essere seduto sul manico inclinato di una falce e di scivolare inesorabilmente verso la lama incrostata di tanto sangue versato da altri fratelli prima di te.
La strada diventa un tunnel nel quale ti addentri circospetto e ogni curva sembra una porta spalancata su un baratro mentre le note di “Hells Bells” suonano in una chiesa parata a lutto.
Ti fermi al bordo della strada per tirare il fiato per riprendere in mano le redini della belva, ma sai che ci vorrà parecchio prima di ritrovare la spinta che prima ti faceva allargare le labbra in un sorriso.
Lui è la, sotto il serbatoio che borbotta sommesso, ma carico di tensione per essere stato fermato, lui è fatto per sprigionare energia, per divorare carburante e aria, per cancellare tempo e spazio è fatto per ruggire e urlare senza ritegno, non certo per rimanere fermo ai bordi di una strada.
Lo spostamento d'aria colpisce il centauro , mentre stava mettendo mano alla chiave per chiudere i contatti.
Il rombo lo stordisce e lo fa sobbalzare mentre vede la moto che lo ha superato affrontare una curva e sparire alla sua vista assieme a colui che la giuda.
Immediatamente soleva il piede sinistro da terra, la leva della frizione si stacca dalla manopola e quella del cambio viene schiacciata, il gas viene aperto e l'urlo si sprigiona.
La macchina ha vinto ed è pronta fare cio per cui è stata costruita.
Si cercheranno scuse, motivi, si proverà a ricostruire i fatti, si parlerà di velocità assassina, di curva micidiale, di troppa fiducia in se stessi, ma solo colui che ha recuperato il parafango e col guanto sudicio ha pulito la scritta dalla polvere che la rendeva parzialmente illeggibile saprà a chi dare la colpa.
L'uomo del carro attrezzi si toglie i guanti ed entra in cabina mette in moto e parte.
Sente nel cassone le parti metalliche che cozzano le une contro le altre, accende la radio e immediatamente le note di “Highway to hell” si confondono col frastuono della ferraglia.
Soffia il fumo della sigaretta sul vetro sporco accarezzando la leva del cambio a forma di teschio, mentre la sue labbra incurvate in una smorfia di sorriso sillabano, FOR UMAN EXTINCTHION.
 
 
 
 
clevar
 
 
10936576
10936576 Inviato: 13 Nov 2010 18:59
 

devastante! icon_eek.gif

eusa_clap.gif eusa_clap.gif eusa_clap.gif

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10936731
10936731 Inviato: 13 Nov 2010 19:30
 

siccome i commenti positivi arriveranno a palate mi permetto di fare la mia critica 0509_up.gif costruttiva però icon_asd.gif


-verso la fine troppi termini "tecnici" per quanto riguarda la moto. sembrano messi lì quasi a caso e stonano col resto del racconto.

-troppi ac/dc icon_asd.gif si è capito che ti piacciono ma un conto è creare atmosfera un altro è renderli protagonisti della scena.

-divisione dei capoversi che non mi convince. è quasi tutto un "punto e a capo" e la cosa ve bene per un forum ma non per un racconto.

-non vedo nessuna parte del racconto, fine a parte, che non si possa eliminare senza far perdere valore o senso a tutto.





commenti personalissimi e ben lungi dall'essere oggettivi 0509_up.gif potrei essere anche nel torto più marcio 0509_up.gif
 
10936892
10936892 Inviato: 13 Nov 2010 20:02
 

se vuoi un consiglio, scrivi bene le famose tre parole, uno non vede l'ora di sapere quali sono fin dall'inizio e poi si deve beccare l'inglese sgrammaticato icon_lol.gif
FOR HUMAN EXTINCTION 0509_up.gif
 
10937229
10937229 Inviato: 13 Nov 2010 21:34
 

bande ha scritto:
se vuoi un consiglio, scrivi bene le famose tre parole, uno non vede l'ora di sapere quali sono fin dall'inizio e poi si deve beccare l'inglese sgrammaticato icon_lol.gif
FOR HUMAN EXTINCTION 0509_up.gif




tra questo, "schopping" ed "orror" mi sa che il nostro amico ha qualche lacuna in inglese icon_asd.gif


nulla di grave o disonorevole, ci mancherebbe, però un po' più di cura quando si scrivono parole straniere che non si conoscono sarebbe buono 0509_up.gif
 
10937953
10937953 Inviato: 14 Nov 2010 1:01
 

Mi piace, racchiude forse al meglio il senso che abbiamo della moto...a livello inconscio di certo ma questo è il suo fascino, un prezzo che nessuno si aspetta di pagare!

Credo che la mettero su FB! eusa_clap.gif 0510_inchino.gif
 
10938442
10938442 Inviato: 14 Nov 2010 10:02
Oggetto: Errata corrige
 

Shopping center e non schopping center

horror e non orror

FOR HUMAN EXTINCTION E NON FOR HUMAN ESTINCTHION

chiedo venia fratelli, non posso annoverare fra i mie parenti ne il Petrarca ne il Manzoni e purtroppo nessuno degli scrittori moderni che contribuiscono degnamente a farci sopportare l'insopportabile scaterva di notizie inutili, banalità e crudeltà che i media di tutti i tipi ci tirano addosso.
A parte I contenuti di cio che ho scritto vi voglio solo dire che non è facile schiacciare il tasto invia quando si è di fronte ad una platea così vasta. In pratica è come mettersi a cantare davanti ad un pubblico senza sapere di essere in grado di farlo.
Comunque sia sono coraggioso e mi sono messo in gioco, come quando salgo sulla bestia e spingo su quell'altro tasto molto più rischioso per la mia incolumità, che è quello dell'accensione. Questo forse sarà un altro raccontino, quindi non vado oltre.


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10940006
10940006 Inviato: 14 Nov 2010 16:25
 

Bravo..... Ti sei messo in gioco qua davanti a tutti, e probabilmente ci vuole perfino più coraggio che affrontare curve a velocità elevate icon_biggrin.gif icon_biggrin.gif icon_biggrin.gif

Sei grande, bel racconto....

Continua a scrivere.... 0509_up.gif 0509_up.gif 0509_up.gif 0509_up.gif eusa_clap.gif eusa_clap.gif eusa_clap.gif 0510_saluto.gif
 
13041049
13041049 Inviato: 23 Feb 2012 20:22
 

Bella storia nulla da dire, anche se per adesso posso solo immaginare come ci si senta quando tutte le persone rivolgono la loro attenzione su di te e sulla propria moto (un cinquantino, anche se elaborato non sarà mai paragonabile ad una "moto vera").
Complimenti anche per esserti messo in gioco, io ho scritto 2 articoli e nel primo ho ricevuto tanti di quegli insulti che nemmeno immagini (direi anche meritati vista la storia che ho raccontato icon_neutral.gif )...spesso la gente è in grado solo di commentare da spettatore e non è in grado di mettersi realmente in gioco e scrivere un articol.
perciò non scoraggiarti e continua a scrivere miraccomando. doppio_lamp_naked.gif

p.s. direi anche ottimi gusti musicali icon_asd.gif
 
13042555
13042555 Inviato: 24 Feb 2012 6:33
 

I complimenti sono sempre graditi e i ringraziamenti di dovere, ma ciò che mi preme è sapere è se sia chiara la morale della favola. Lungi da me qualsivoglia paternalismo e consiglio tipo vai piano e guardati sempre le spalle e robe simili, un biker queste cose le capisce da solo e se non le capisce prima o poi la pelle che gli rimane attaccata al corpo dopo che l'altra è rimasta sull'asfalto, si fa sentire e lo consiglia per il meglio.
Un motore, così qui in romagna chiamiamo la moto, è un pezzo di ferro con una miriade di altri materiali e nessuno di questi ha un anima od è scienziente, pensare che sia lui a riportarti a casa ogni volta è pura follia e la follia non paga mai e se lo fa quello che ti chiede in cambio per le emozioni che ti ha dato a volte è la vita.
Tutto qui, a dire il vero ci sono da scrivere libri sull'argomento "Passione per la moto", mi sembra che tutti e due siamo sulla buona strada, quindi teniamo aperto!!!!!!!!!!!!
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