Moto
Bikers d'India
Scritto da frontierman - Pubblicato 13/11/2006 17:10
Dopo anni di cripto o pseudo comunismo, intrecciato con le resipiscenze coloniali e con un sistema feudale ancora attivissimo, l’India si affaccia alle soglie del terzo millennio con una motorizzazione che, almeno in parte, ricalca quella dell’Italia anni 50: tante vespe, anche se meno che da noi, un esercito sterminato di biciclette, e le moto che la fanno da padrone.

Ma che moto?

Essenzialmente da 100 cc a max 223 cc (e ben 16.7 cv) della Hero Honda Karizma, l’unica moto ad avere anche un look in qualche modo apprezzabile a gusti nostrani.


Karizma


La pubblicità della moto si fa’ essenzialmente facendo leva sul consumo che sfiora picchi (100 km/l) quasi impensabili dalle nostre parti.
Molti i produttori oltre alla citata Hero Honda ci sono ovviamente le sorelle Kawasaki e Suzuki più i locali Bajaj, Tvs ecc.

C’è da dire che qualsiasi moto s’inforchi da queste parti, è necessario avere un coraggio da leoni comunque, dato che i pericoli si sprecano.

Io, italiano verace e discreto pilota di auto, sono fra i pochi occidentali che guida per conto suo, anche se solo sulle “autostrade” e lo faccio solo perché non mi fido del mio autista, nonostante lo ritenga decisamente superiore alla media, e per questo sono guardato come se fossi matto dagli altri expats.

Avventurarsi su una strada indiana è una rulette russa, anche se fatta con un revolver che ha qualche milione di camere vuote.
I morti per incidenti d’auto, nella sola Delhi, sono circa 3.000 all’anno, i camion rovesciati solo 12 ogni giorno...

Io vado molto spesso ad Agra, ogni volta incontro almeno due/tre morti nei 185 km che separano questa città da Delhi.

I pericoli sono i più vari ed assurdi: pedoni che attraversano senza proprio guardare, barrocci portati da buoi, da cammelli, da asini in forma asinina ed in forma umana; trattori contromano che si sorpassano, pazzi che viaggiano a 130 all’ora con pullman dalle ruote lise, perdendo e riprendendo costantemente il controllo del loro mezzo, mucche pascolanti e, ovviamente, sacre che si riposano dietro una curva in corsia di sorpasso che se le ammazzi ti ammazzano te per rappresaglia, camion lunghissimi che fanno gli zigzag, inversioni a U ed entrate in strada delle serie facciamo a chi s’ammazza prima, carichi sporgenti, carichi incredibili e tutto il resto, quello che non scrivo per decenza e quello che ancora non so ma incontrerò nel mio prossimo viaggio...

Stabilito che guidare una moto è cosa da pazzi e che moltissimi lo fanno solo perché non ne possono fare a meno, arriviamo alla cosiddetta elite, si anche fra chi va in moto ci sono le caste, i famosi TWO (TwoWheelersOnly) che sono anche i veri bikers.

Tanto per incominciare disdegnano tutte le moto sotto i 350 cc, includendo nel loro mondo solo i possessori di una certa moto la famosa e famigerato Royal Enfield Bullet


Bullet


Adesso commercializzata con due motori, 350 e 500 cc (quest’ultima una volta sola prerogativa dei militari) e cinque o sei versioni, è la sola moto che gli indiani comprano quando e perché si sentono dei Bikers.

La suddetta Royal Enfield vanta un motore che 50 anni fa doveva (forse) essere all’avanguardia, ma che adesso fa solo sorridere.

Vecchio, mai migliorato, eppure quest’oggettaccio dalle linee che si vorrebbero americaneggianti, ma sono solo sorpassate, ha un suo, perverso, fascino forse a causa dei rombanti 22 cv o forse proprio a causa di quel rumore d’antan che a me cinquantenne fa ricordare quando ancora circolavano i Falconi con il volano rosso.

In ogni caso solo i possessori di Enfield (da poco c’è ne è una con l’accensione elettrica...) o di altra moto superiore ai 350 cc possono chiedere d’iscriversi ai Bikers club.

Chiedere e basta perché solo chi può dimostrare di aver fatto viaggi superiori ai duemila Km verrà esaminato.

Classisti (o castisti), politicamente non corretti, questi ragazzi sono comunque da catalogare nella categoria Bikers per la loro infinita passione e per i viaggi (avventurosi veramente) nel Nord dell’India, ma non solo.

Il più famoso di loro ha guidato sul percorso Delhi/Chennai/Delhi percorrendo la distanza di 7000 km in poco meno di un mese (credetemi, è stato veramente bravo, tanto per cominciare è sopravvissuto).


Finisco segnalando il sito di uno dei più attivi club www.60kph.com e con uno dei loro motti preferiti :

GAS, GRASS OR ASS: NOBODY GETS A RIDE FOR FREE!

Ciao dal subcontinente

Frontierman


 

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Commento di: LucaRs125 il 13-11-2006 18:00
cavolo bell'articolo complimenti! credo che tu metta in chiaro in modo piu assoluto la situazione indiana...
Commento di: cemb il 13-11-2006 18:08
Ma tu che moto guidi su quelle strade?
Commento di: crashd21 il 13-11-2006 19:02
posso venire?
Commento di: bobbe il 14-11-2006 04:31
ehh un'altro veterano asiatico!!

di certo non posso che capirti in pieno e praticamente confermare quel che tu scrivi tanto anche se son sempre in Cina la realta' purtroppo non cambia e tuttavia avendo giarato quasi tutta l'Asia vedo che e' una prerogativa locale.
Dalla Strada alle moto che sopracitavi!!!

ciao e in bocca la lupo!
Commento di: frontierman il 14-11-2006 07:12
EH! bobbe, altro che veterano....mi sono gia' fatto sei anni in Pakistan.
Abitavo a Karachi e mi spostavo almeno una volta al mese a Quetta (via , all'epoca, una non strada di 700 km).
La cosa piu' buffa che mi ricordo di quel periodo e' che ogni volta che incontravi un camion (strade larghe max 3 metri) dovevi giocare alla colombella, o se preferisci a "chicken out": entrambi nel centro della strada fino all'ultimo momento, poi ci si scansava sfiorandoci....
Quando partivo per questi viaggi, dopo aver controllato la macchina, controllavo anche le armi (AK 47 del bodyguard, la mia CZ e il Winchester pompa di fianco al sedile), poi per strada prendevamo le pernici che cucinavamo all'Hotel Serena di Quetta.
Nonostante tutto, erano tempi migliori di questi.
Bella l'ASIA...
Per rispondere all'altro amico che mi chiede quale moto guido in India: sto aspettando che mia moglie mi raggiunga e forse riusciro' ad imortare la MIA (anche se registrata sotto il nome di mia moglie ) Suzuki GSX750F......il tutto per evitare di pagare un dazio che sfiora il 130%.
Grazie per i complimenti...ringrazia anche il mio ego.....
Magari ne scrivo qualcun altro....
Ciao
Commento di: McCoy il 14-11-2006 15:13
Alcuni anni fa lavoravo presso la direzione tecnica della Lombardini motori di Reggio Emilia. Lì studiammo un applicazione di un ns. monocilindrico diesel ad iniezione diretta di originaria destinazione agricola su di una motocicletta Royal Enfield Bullet. La moto su cui facemmo l'installazione ed alcune prove era circa come quella della foto. In pratica ferma agli anni 40. L'ho anche provata. Inguidabile! Però faceva oltre i 40 km/lt. So che poi è stata messa anche in produzione, se ne vedono in giro ?
Commento di: frontierman il 15-11-2006 05:38
Le Bullet Diesel sono fuori produzione, ma qualche esemplare e' ancora in giro.
Un amico italiano ha sei Bullet, una e' il modello Diesel.
Prima. seconda, terza e quarta stessa velocita'.
Cosa non ti e' piaciuto del mio articolo?
Ciao
Commento di: frontierman il 15-11-2006 05:44
A proposito di installazioni strane, visto che sei una persona che di meccanica se ne intende, qui hanno una curiosa doppia applicazione per un monocilindrico diesel di circa 1000cc: pompa per irrigazione e trazione di uno strano birroccio a quattro ruote.
In pratica hanno una capra, quando il motore non serve per irrigare, lo alzano, lo posizionano sull'anteriore di questo carrettaccio, quattro bulloni e via...in autostrada.
Sono pericolosissimi, no frecce, nessuna idea, solo guida alla maremma maiala.....
Ciao
Commento di: McCoy il 15-11-2006 08:58
L'articolo è bello ed interessante. Solo una curisosità, di cosa ti occupi ?
Commento di: frontierman il 15-11-2006 10:45
Al momento lavoro con una casa di spedizioni, ma ho lavorato molto, sia pure in posizioni simili in industrie metalmeccaniche per la difesa....
Mi e' rimasta la malattia del ferro.
Ciao
Commento di: Diecianove il 11-01-2007 16:31
Leggendo il tuo racconto rivivo in chiave "biker" i racconti di un mio amico che dopo 6 mesi di Dheli è rifuggito in italia... ...prova a cercare il sito di un certo marchetti, si è fatto (tra le altre cose) dall'india all'italia su un Guzzi California.

Buon viaggio!

Fabio