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La strada segreta - Racconto Fantasy
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 05/08/2026 08:29
La strada segreta è un racconto che affonda le sue radici nell'asfalto, nel profumo di benzina e nel profondo rispetto per la guida...

Stima dei tempi di lettura: 7 minuti circa.

In un mondo in cui le strade di montagna sono sempre più dominate dal frastuono e dall'incoscienza, il protagonista scoprirà che esiste un luogo incontaminato, precluso a chi cerca solo l'eccesso. Una via alchemica e invisibile che si svela solo a chi sa davvero ascoltare il ritmo della moto.



Capitolo 1: Il Frastuono e l'Incuria
Per Tommy, ventisette anni e migliaia di chilometri stampati nell'anima, la moto non era mai stata un trofeo da esibire al bar né uno strumento per sfogare l'ego. Era respiro, simmetria, contatto puro con la terra. Conosceva il linguaggio dell'asfalto come pochi altri: la lettura delle pendenze, la pressione progressiva sui freni, la fluidità di una piega pennellata con rispetto.

Eppure, quel sabato di inizio estate, la montagna era stata trasformata in un circo sordo e pericoloso.

Poco più avanti, al piazzale del rifugio, due ragazzi si erano appena fermati. Tommy li osservò con un nodo allo stomaco: guidavano bolidi da oltre centocinquanta cavalli indossando solo T-shirt a maniche corte, calzoncini e scarpe da ginnastica. Sulle braccia scoperte spiccavano già i segni rossi dei moscerini spiaccicati ad alta velocità, ma nei loro occhi non c'era alcuna consapevolezza del rischio. Solo un'adrenalina a buon mercato. Usavano mezzi estremi con la stessa leggerezza irresponsabile di chi va al mare in scooter, del tutto ignari di cosa significhi scivolare sull'asfalto senza un minimo di pelle o tessuto tecnico a proteggere la pelle.

Tommy scosse il capo, risalì in sella e ripartì, cercando di ritrovare la concentrazione e il proprio ritmo, pulito e rotondo.

Ma la strada non aveva ancora finito di metterlo alla prova.

All'ingresso di un'ampia curva a destra, mentre staccava con dolcezza e impostava la traiettoria ideale stringendo verso la corda, avvertì un ronzio molesto e improvviso alla sua destra. Prima ancora di poter reclinare la testa, una moto sportiva gli sfilò all'interno curva a velocità folle, tagliandogli la strada a pochi centimetri dalla ruota anteriore per poi allargare sgangheratamente verso la corsia opposta.

Un sorpasso a destra, cieco e spietato, fatto solo per guadagnare una posizione immaginaria in una corsa che esisteva solo nella testa del sorpassante.

Tommy fu costretto a raddrizzare bruscamente la moto, rischiando di perdere il posteriore sulla riga bianca. Sentì un brivido freddo risalire lungo la schiena. Non era solo paura: era disgusto.

Accostò al margine della carreggiata, spense il motore e si tolse il casco. Il cuore gli batteva non per lo sforzo, ma per l'amarezza.

“Non guardano la strada,” pensò osservando la scia di fumo di scarico che sfumava tra i pini. “La stanno solo violentando.”



Capitolo 2: L'Idea della Resa
I giorni successivi portarono solo un senso di pesantezza al petto. La passione che per anni aveva riempito i suoi fine settimana si stava trasformando in un calvario di ansia e rabbia. Ogni uscita era diventata una roulette russa contro la superficialità altrui.

Tornato a casa la domenica sera, Tommy rimase a lungo a fissare la sua moto sul cavalletto centrale al centro del garage. La carena intonsa, le gomme usurate fino al bordo ma in modo omogeneo, i guanti e la giacca in pelle ben riposti sullo scaffale: tutto raccontava una storia di rispetto e cura.

Pensò seriamente di staccare la batteria, coprirla con il telo e lasciarla lì a novembre.

“Basta,” si disse a bassa voce, sfiorando il serbatoio con la mano. “La rimetto dentro. La riprenderò ad inizio inverno, quando il freddo, la nebbia e le prime gelate faranno scomparire tutti questi pseudo-motociclisti come per magia. Quando sulla strada tornerà a esserci solo chi ama davvero andare in moto.”

Quella decisione gli pesava come un macigno. L'idea di rinunciare all'estate, ai profumi del bosco e alle giornate lunghe lo rattristava, ma l'alternativa era rischiare la vita per colpa dell'incoscienza altrui.

Tuttavia, prima di chiudere il garage per mesi, volle concedersi un'ultima uscita. Un addio temporaneo.



Capitolo 3: La Nebbia e il Bivio Invisibile
La domenica successiva il meteo cambiò improvvisamente. Una nebbia anomala, densa e fresca, avvolse i passi montani, scoraggiando i motociclisti del fine settimana. Nessun rombo sguaiato, nessuna T-shirt al vento: la montagna era tornata silenziosa.

Tommy guidava piano, immerso in un'atmosfera quasi sospesa. L'asfalto era umido, la visibilità ridotta a poche decine di metri. Ogni suo gesto era fluido: una pennellata di freno prima della piega, una riapertura dolce del gas, il suono del motore che borbottava regolarmente nel silenzio. Nessun ego, nessuna fretta. Solo sintonia.

Dietro di lui si sentì il ruggito sordo di un'altra moto che saliva a tutta velocità nel tentativo di piegare forte nonostante la nebbia. Il guidatore, accecato dalla foga, tirò dritto sulla strada principale senza notare nulla, vedendo solo la solita roccia.

Tommy invece rallentò. La vegetazione ai margini del varco sembrava quasi ritrarsi per lasciargli spazio. Non c'erano cartelli, né strisce dipinte. Solo una striscia di asfalto scuro, perfetto, morbido come seta, che si snodava all'interno di una gola sconosciuta.

Scalò in seconda, fece un profondo respiro e inserì la moto nel varco.



Capitolo 4: La Strada Segreta e la Custodia del Ritmo
Oltrepassato il varco, la nebbia scomparve all'istante, lasciando spazio a un cielo limpido e a una luce dorata che non apparteneva a nessuna ora del giorno conosciuta.

La Strada Segreta si svelò in tutta la sua meraviglia: un nastro d'asfalto perfetto che sembrava respirare insieme al motore. Le curve non richiedevano sforzo, ma una perfetta armonia d'inclinazione. Il grip era infinito, il vento portava profumi di resina e terra antica, e il suono dello scarico risuonava come una nota musicale pulita.

Proseguendo lungo quel percorso incantato, Tommy incontrò altri pochi motociclisti. Nessuno correva, nessuno gareggiava. Si incrociavano scambiandosi un cenno con il capo: uno sguardo di profonda intesa tra chi aveva compreso il vero senso del viaggio.

Un anziano motociclista, fermo in una piazzola panoramica a bordo di una moto senza tempo, gli spiegò la natura di quel luogo:

“Questa strada è sempre stata qui, Tommy. Ma non si rivela alle mappe o ai navigatori. Si rivela solo agli occhi di chi rispetta la macchina, l'asfalto e la vita. Chi guida per esibizionismo o con arroganza vedrà sempre e solo una parete di roccia o un vicolo cieco. La velocità cieca nasconde la strada; la consapevolezza la crea.”



Tommy capì allora che non avrebbe più dovuto attendere l'inverno per ritrovare la pace. La Strada Segreta sarebbe rimasta lì, pronta ad aprirsi ogni volta che avrebbe guidato con il cuore, la tecnica e il rispetto.



Sorridendo sotto il casco, riaccese il motore e si immerse nella curva successiva, finalmente a casa.


Buona strada sempre Up 
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Commento di: Muwenge il 05-08-2026 16:31
Oramai in questo clima di dittatura demenziale moltre strade segrete sono ad accesso limitato o proibite.
Piuttosto invece sarebbe utile trasformare molte piste ciclabbili in piste motabili.
Hanno speso milioni di euro per centinaia di queste strade che attraversano colline e boschi e che restano inutilizzate il 99% dell' anno.
Un vero spreco di soldi e risorse che invece potrebbero essere rivalutate da noi motociclisti. ASD