Sotto le ruote della mia enduro, l'Alta Via del Sale si srotolava come un antico nastro di roccia, ghiaia e polvere, teso lungo la cresta che separa le Alpi piemontesi dal mare della Liguria.

Quella non era una strada qualunque. Era una cicatrice della storia, un percorso scavato nella viva roccia dove un tempo i mercanti sfidavano la montagna con le carovane di muli cariche di "oro bianco". Oggi, quel silenzio secolare veniva interrotto dal sommesso e ritmico borbottio del mio motore.

La danza tra le nuvole
La pista si stringeva a ogni curva, aggrappata ai fianchi scoscesi dei massicci calcarei. Alla mia sinistra, la parete rocciosa saliva dritta verso il cielo azzurro, quasi a voler nascondere la visuale; alla mia destra, invece, si spalancava il vuoto. Un immenso mare verde di vallate incontaminate si estendeva a perdita d’occhio, interrotto solo dalle ombre delle nuvole che danzavano sui prati d'alta quota.

Ogni cambio di marcia era un esercizio di precisione. La ruota anteriore cercava aderenza sui sassi smossi della carreggiata, mentre lo sguardo spaziava oltre il manubrio, catturato dalle vette aguzze che si stagliavano all'orizzonte. In alcuni tratti, la strada sembrava sospesa nel nulla, un ponte di terra battuta tra la terra e il cielo.

Il respiro del mare
Poi, dopo aver superato un tornante particolarmente stretto e scavato tra i torrioni di roccia bianca, lo scenario è cambiato. La via ha iniziato a seguire la cresta principale, aprendosi su un anfiteatro naturale di rara maestosità.

"Lassù, dove la roccia incontra l'aria sottile, si percepisce l'essenza stessa del viaggio: non la velocità, ma la presenza assoluta nel paesaggio."
Ho accostato la moto sul ciglio di un tornante panoramico, protetto solo da un vecchio muretto di pietra a secco. Ho spento il motore. Il silenzio è tornato sovrano, spezzato solo dal fischio leggero del vento e dal ticchettio del metallo caldo che si raffreddava. Mi sono tolto i guanti e ho guardato verso sud. Oltre l'ultima piega delle montagne, là dove il verde sfumava nell'orizzonte, si indovinava la linea azzurra del Mar Ligure.

I mercanti del passato impiegavano giorni di fatica per coprire quella distanza, unendo mondi diversi attraverso la roccia. Io, sulla mia sella, avevo appena vissuto lo stesso brivido verticale: il sapore della montagna selvaggia con il profumo del mare già nell'aria. Ho riacceso il motore, pronto a scoprire cosa si nascondesse oltre la prossima curva.

Buona strada sempre
