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Le Cinque Contrade del Lupo
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 06/05/2026 16:55
Tra realtà e fantasia, questo racconto celebra la mia passione per le due ruote...

Stima del tempo di lettura per questo articolo: 3 minuti

I luoghi e le immagini, pur ispirandosi spesso al mondo reale, sono frutto di una libera rielaborazione creativa. Pur non essendo un professionista del settore, ho dedicato anima e corpo alla scrittura e alla creazione visiva di questa storia. Vi invito a guardare oltre le possibili imprecisioni tecniche e a cogliere l'essenza di un progetto nato dal puro piacere di creare. Spero che vi emozioni! 



Il fango era la sua tela, e la sua KTM 250 SX la pennellata d’argento e arancione che squarciava il grigio del tracciato. A vent'anni, Alex – per tutti "Alex il Volante" – non si limitava a guidare; lui dialogava con la fisica. Mentre gli altri piloti lottavano contro la forza di gravità, Alex sembrava aver stretto con lei un patto segreto.
Oggi, però, la posta in gioco era diversa. Si trovava ai margini della pista de **"Le Cinque Contrade del Lupo"**, una competizione leggendaria che si svolgeva solo una volta ogni cinque anni. Era un evento mistico, riservato esclusivamente ai crossisti che si erano distinti nel lustro precedente per audacia e tecnica. Le colline che ospitavano il circuito erano antiche, segnate da avvallamenti così profondi da sembrare ferite della terra, e il pubblico accorso sapeva che solo "il Volante" avrebbe potuto trasformare quegli ostacoli in rampe verso il cielo.
Alex passava le notti in officina, immerso tra chiavi inglesi e odore di grasso, perfezionando ogni millimetro della sua moto. Ma la sua straordinaria abilità non derivava solo dalla meccanica perfetta.

Alex aveva un segreto.
Nascosto sotto la protezione dello stivale sinistro, inciso sul metallo della pedana e replicato come un antico tatuaggio sulla pelle della sua caviglia, c’era un simbolo arcaico: la **Runa del Soffio**. Alex l’aveva scoperta anni prima, restaurando una vecchia forcella rinvenuta in un sito archeologico locale. Aveva capito che quel segno non era una semplice decorazione, ma un catalizzatore di correnti ascensionali. Quando Alex raggiungeva il picco dei giri del motore e il suo cuore batteva all'unisono con il pistone, la runa si scaldava, creando una bolla di pressione sotto la moto che gli permetteva di fluttuare quel secondo in più, rendendo i suoi salti parabole impossibili e silenziose.
Si posizionò sulla griglia di partenza. Il rombo dei motori era un tuono collettivo che faceva tremare lo stomaco. Di fronte a lui, il primo salto: una duna talmente ripida da oscurare l'orizzonte. Alex abbassò la visiera, sentì il calore familiare della runa sprigionarsi dalla caviglia e spalancò il gas. La terra esplose sotto lo pneumatico tassellato e, mentre il mondo intorno diventava una macchia sfocata di fango e urla, Alex decollò, sentendo l'aria sostenerlo come se avesse le ali.
Ma proprio mentre si trovava nel punto più alto, un lampo improvviso scoppiò nel cielo plumbeo, e la sua KTM sembrò rispondere a un richiamo che non proveniva dal motore...
(Continua...)



Buona strada sempre Up 
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