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Il Cavaliere errante e il Pellegrino Motociclista
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 09/03/2026 16:27
Immaginate un luogo dove il tempo non scorre come un fiume, ma come un oceano in cui le correnti di epoche diverse possono improvvisamente scontrarsi...

Esiste un valico alpino, avvolto da una nebbia perenne e sorvegliato da una chiesetta solitaria, dove il passato e il presente si danno appuntamento al tramonto. È qui che il destino ha deciso di far incrociare due uomini che, pur separati da secoli di progresso, condividono lo stesso battito cardiaco: quello del pellegrino.

Il tempo di lettura stimato per questo racconto è di circa 2 minuti.



L'Incrocio dei Destini
Il sole stava colando come oro fuso dietro le vette del Karwendel, tingendo la neve di un rosso sangue che Sir Alaric conosceva fin troppo bene. Si fermò sul sentiero battuto, la mano destra che riposava quasi per istinto sull'elsa della spada. Al suo fianco, il suo destriero nitrì sommessamente, avvertendo un ronzio estraneo che non apparteneva né al vento né al bosco.

Dalla nebbia della valle emerse una creatura d'acciaio blu e argento. Non aveva zampe, ma ruote possenti che sollevavano il fango con un ruggito ritmico. Davanti a sé proiettava una luce bianca, innaturale, più intensa di qualsiasi torcia. Il cavaliere d'acciaio si fermò a pochi passi dal crociato; il rumore cessò bruscamente, lasciando spazio solo al crepitio della terra calda. Il misterioso viaggiatore scese dal suo mostro meccanico, togliendosi l'elmo per rivelare lo sguardo stanco e curioso di un uomo di nome Marco.

Due Visioni, Un Solo Sentiero
Seduti su un muretto di pietra gelida, i due uomini iniziarono a confrontare le ragioni che li avevano spinti lontano da casa. Per Sir Alaric, il viaggio era una forma di penitenza necessaria, un’estensione della preghiera che doveva costare fatica fisica per avere valore spirituale. Ogni miglio di fango e ogni notte al gelo erano peccati lasciati alle spalle; per lui, viaggiare significava trasformarsi attraverso il sacrificio, muovendosi verso un orizzonte inteso come confine sacro da raggiungere per grazia divina. Il pericolo lungo la strada non era solo umano, fatto di banditi e pestilenze, ma spirituale, popolato da demoni annidati nelle foreste.

Marco, d'altro canto, vedeva nel viaggio una via di fuga e una riscoperta di sé. In un mondo moderno dove tutto è veloce e preimpostato, la sua motocicletta era l'unico modo per sentire il vento e l'esistenza stessa sulla pelle. Per lui, l'orizzonte non era una meta sacra, ma una linea che si sposta sempre più in là, alimentando una curiosità senza fine. Se Alaric temeva le imboscate, Marco temeva le curve cieche, i guasti meccanici e l'imprevedibilità del meteo che poteva spezzare il ritmo della sua libertà.

La Solitudine del Pellegrino
Nonostante le distanze abissali, i due scoprirono di essere specchi l'uno dell'altro. Alaric cercava la meta per deporre il fardello della propria anima, convinto che una volta arrivato tutto sarebbe cambiato. Marco, con un sorriso amaro, ammetteva che per lui la meta era solo il luogo dove ci si rende conto che bisogna ripartire subito, perché la stasi è una forma di morte.
"Tu hai mappe che dicono tutto," osservò il crociato guardando la strumentazione della moto, "ma sai davvero dove stai andando?"
"Ho le mappe migliori del mondo, Alaric," rispose Marco, "ma non ho idea di quale sia la mia destinazione finale. Forse viaggiamo entrambi per lo stesso motivo: abbiamo lasciato una casa calda per cercare qualcosa che non sappiamo se troveremo mai."

Il Congedo
Quando l'ultima luce del crepuscolo svanì, Marco riavviò il motore. Il faro illuminò la croce rossa sul petto di Alaric, rendendola quasi luminosa. Il motociclista abbassò la visiera e svanì nella penombra, lasciando solo l'odore di benzina e il silenzio millenario della montagna. Sir Alaric rimase a guardare quella scia di luce finché non divenne un puntino, poi riprese la sua marcia lenta, sapendo che il futuro aveva lo stesso sguardo coraggioso e smarrito del passato.
Ti piacerebbe se Marco regalasse ad Alaric un piccolo oggetto del futuro (magari una bussola o un accendino) come talismano per il suo viaggio, o preferisci che la storia finisca con questo addio silenzioso?

Nota: Tra realtà e fantasia, questo racconto celebra la mia passione per le due ruote. I luoghi e le immagini, pur ispirandosi spesso al mondo reale, sono frutto di una libera rielaborazione creativa. Pur non essendo un professionista del settore, ho dedicato anima e corpo alla scrittura e alla creazione visiva di questa storia. Vi invito a guardare oltre le possibili imprecisioni tecniche e a cogliere l'essenza di un progetto nato dal puro piacere di creare. Spero che vi emozioni! 


Buona strada sempre Up 
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