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Massimo, Fabio e Alessandro incursione a Norcia - Report
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 26/02/2026 16:56
Introduzione: Domenica 22 Febbraio ore 8. Esistono domeniche che non si misurano in ore, ma in gradi di piega e battiti al minuto...

Per tre amici di Monterotondo, legati da un’amicizia d’acciaio e da una passione che non teme il calendario, il mese di febbraio non è un tempo di attesa, ma una sfida da cogliere tra le vette dell'Appennino.
In questo reportage, vi porto nel cuore di un viaggio che parte dal rito del caffè alle otto del mattino e culmina nello scenario lunare e innevato di Norcia e Castelluccio. Protagoniste, tre regine delle supersportive: la Yamaha R1 di Massimo, la BMW S1000RR di Alessandro e l’Aprilia RSV4 di Fabio. Un racconto di asfalto ghiacciato, cieli di un azzurro purissimo e quella complicità unica che solo chi vive il mondo su due ruote può comprendere appieno.

Tempo di lettura stimato: circa 7-8 minuti



Capitolo 1: Il Rito del Mattino – Da Monterotondo verso l’Ignoto
La domenica dei tre amici di Monterotondo non inizia in sella, ma con il ticchettio metallico dei motori che si scaldano nel silenzio ancora profondo delle 8 di mattina in punto. L’appuntamento è quello di sempre, immancabile come una legge non scritta: il solito bar dell’area di servizio, crocevia di sogni e partenze alle porte del paese. L’aria di febbraio è una lama tagliente che scende dai colli eretini, ma all’interno del bar il clima è diverso. C’è il profumo dei cornetti caldi e quella calma apparente che precede le grandi imprese.

È qui che viene consumata la "sacra" colazione, affrontata con la calma di chi ha tutto il mondo a disposizione. Non c'è fretta, nonostante i chilometri che attendono. Tra una battuta e l'altra, l’adrenalina inizia a crescere silenziosa, mescolandosi al vapore dei cappuccini. Massimo finisce il suo caffè rigorosamente amaro, un sorso scuro e deciso che sembra dare il via ufficiale alla giornata. È lui il primo a muoversi verso l'esterno, pronto per il rito della vestizione. Con gesti lenti e precisi, infila il sottotuta, chiude i parastinchi e sigilla la pelle della tuta tecnica: un’armatura moderna che lo trasforma da cittadino di Monterotondo a pilota della sua Yamaha R1. Fabio e Alessandro lo imitano poco dopo, ripetendo quegli stessi movimenti studiati negli anni: il clic del casco, il serraggio dei guanti, il controllo finale della visiera.

Mentre il sole inizia a colorare di un rosa timido l’orizzonte di Roma Nord, Massimo scalda il motore crossplane della sua R1. Accanto a lui, Alessandro controlla la pressione degli pneumatici della sua BMW S1000RR, una macchina da guerra nei colori M-Sport che brilla sotto i primi raggi. Poco distante, Fabio dà l'ultimo tocco alla sua Aprilia RSV4, il cui ruggito roco promette musica celestiale per tutto il giorno. L'uscita da Monterotondo è un rito di passaggio: si lasciano alle spalle la routine per imboccare la via Salaria verso il cuore dell’Italia. Massimo guida il gruppo con precisione chirurgica; la sua R1 nera e blu taglia l'aria, facendo da bussola in un viaggio che è già leggenda.



Capitolo 2: Danza tra i Sibillini – Il Valico verso la Piana
Superato il confine umbro, lo scenario muta e l'anima del motociclista si accende. Le strade si fanno più sinuose, un nastro di asfalto che si arrampica con prepotenza verso i piani di Castelluccio e i dintorni di Norcia. È qui che la passione si trasforma in pura danza. Massimo, con l’esperienza di chi ha macinato migliaia di chilometri partendo da casa, imposta le traiettorie ideali. Sfrutta l'agilità della sua R1 per pennellare curve che sembrano disegnate da un architetto. Ogni inserimento è fluido, ogni uscita è un’esplosione di trazione controllata.

Dietro di lui, la BMW di Alessandro e l'Aprilia di Fabio seguono come ombre veloci, creando una sinfonia di scarichi che rimbomba tra le valli silenziose dei Monti Sibillini. Nonostante il calendario dica febbraio, l'asfalto si presenta fortunatamente asciutto, sebbene insidioso. Le zone d'ombra nascondono ancora l'umidità del mattino, richiedendo ai tre amici una concentrazione totale. Ma è proprio questa sfida che rende la guida entusiasmante. Alessandro sfrutta l'elettronica della sua S1000RR per raccordare i tornanti con pulizia, mentre Fabio, con la sua RSV4, sembra letteralmente incollato al terreno, sfruttando quel telaio che ha fatto scuola nel mondiale Superbike.

Il contrasto visivo è mozzafiato. Il blu profondo del cielo si scontra con il bianco accecante delle vette innevate. Arrivati nei pressi di Castelluccio, il gruppo si ferma. Il panorama è maestoso: una distesa dorata incorniciata da montagne che sembrano giganti addormentati sotto una coperta di neve. Fabio scende dalla sua moto con un respiro profondo, ammirando il Monte Vettore. Alessandro osserva i dati sul cruscotto, mentre Massimo si gode il silenzio della montagna, interrotto solo dal "tink-tink" dei metalli caldi delle moto che si raffreddano. È il momento dei saluti con le dita a "V", delle risate liberatorie e di quegli sguardi d'intesa che solo chi condivide la stessa "follia" può capire.



Capitolo 3: L'Essenza della Passione – Il Ritorno a Monterotondo
Il terzo atto di questa domenica si consuma tra le soste fotografiche e il lungo percorso di ritorno. Le foto scattate ritraggono tre macchine perfette stagliate contro un paesaggio primordiale. C'è la BMW di Alessandro, affilata e tecnologica; c'è l'Aprilia di Fabio, orgoglio tricolore dalla grazia felina; e infine c'è la R1 di Massimo, la lama scura che oggi ha fatto da guida costante.
Mentre il sole inizia a scendere, proiettando ombre lunghe sulle pareti rocciose, inizia la discesa verso valle. La stanchezza fisica inizia a farsi sentire, ma è quella stanchezza "buona" che riempie l’anima. Sotto il casco, ognuno di loro ripercorre le curve appena lasciate, le sensazioni della gomma che morde l'asfalto, il brivido della velocità gestita con consapevolezza.

Rientrare a Monterotondo mentre le luci del paese iniziano ad accendersi significa tornare alla realtà, ma con il cuore ancora fermo tra quei tornanti d'alta quota. Massimo, guardando negli specchietti Alessandro e Fabio che lo seguono compatti fino all'ultimo incrocio, sa che l'obiettivo è stato raggiunto. Hanno sfidato il gelo di febbraio, hanno onorato la strada con rispetto e, soprattutto, hanno scritto un'altra pagina della loro amicizia in sella. Perché in fondo, la moto è solo lo splendido mezzo meccanico che permette tutto questo, ma l'emozione pura nasce dal viaggio condiviso e dai legami che si stringono tra un cambio marcia e l'altro. Per i tre amici di Monterotondo, febbraio non è mai stato così caldo.



Questo Report è un viaggio attraverso la descrizioni dei protagonisti e dei luoghi, sono frutto della mia interpretazione personale e della libertà narrativa. Un Report nato per passione, anche se non sono uno scrittore professionista, sebbene amo profondamente scrivere e creare racconti che parlano di moto.
Per questo motivo, vi chiedo di essere indulgenti
io da parte mia ci metto sempre del mio meglio.
Questo è un lavoro nato dalla passione, e spero che possiate apprezzarne lo spirito! Pray 


Buona strada sempre Up 
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