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Grande Salto... siamo partiti da un giorno ma... - Capitolo II°
Scritto da Maurizio60 - Pubblicato 17/02/2026 16:50
Premessa: Avevamo lasciato i nostri eroi, Sfreccia-Senza-Meta e Saetta Lumaca, in una piazzola di sosta a soli 45 chilometri dal Grande Raccordo Anulare...

Dopo aver proclamato la fine della loro "esistenza esigua" e aver lanciato il guanto di sfida alla monotonia della società, il bilancio della prima giornata era stato, per così dire, contrastante: una borsa laterale perduta, una Moto Guzzi V7 rossa decorata con fiori di campo e una Ducati Scrambler gialla letteralmente mimetizzata dal fango laziale. Ma la libertà, si sa, ha un prezzo, e solitamente si paga in dignità.

Tempo di lettura: 2 min. 



La notte non fu esattamente il riposo del guerriero che avevano immaginato. La tenda, montata "a sentimento" da Sfreccia, aveva la stabilità di un budino durante un terremoto. Ogni volta che uno dei due si girava nel sacco a pelo, l'intera struttura emetteva scricchiolii sinistri, minacciando di implodere come un castello di carte.

La Notte dei Pali Ribelli
"Sfreccia," sussurrò Saetta nel buio, sentendo la tela della tenda che gli schiacciava il naso. "Perché ho l'impressione che il soffitto stia cercando di soffocarmi? È questa la 'libertà' di cui parlavi?"
"È la vicinanza con gli elementi, Saetta! Stiamo abbattendo le barriere tra noi e l'universo!" rispose Sfreccia, che però stava lottando con un picchetto che gli spuntava esattamente sotto la schiena.
L'imprevisto arrivò verso le tre del mattino. Un'improvvisa folata di vento, o forse solo la vendetta postuma delle galline della zona, fece cedere il tirante principale. La tenda si accasciò su di loro come una coperta bagnata. Nel buio totale, iniziò una lotta tragicomica contro i pali flessibili che sembravano aver preso vita propria, frustando i due motociclisti ogni volta che cercavano di liberarsi.



Il Risveglio del "Guerriero"
Alle prime luci dell'alba, la scena era desolante. I due emersero dai resti della tenda spettinati, con i segni delle cuciture sul viso e un umore che oscillava tra l'eroico e il disperato.
"Guarda il lato positivo," disse Sfreccia, cercando di accendere un fornelletto da campo che emetteva solo un triste sibilo. "Siamo ancora qui. Non siamo tornati indietro. Abbiamo sconfitto la sicurezza del posto fisso!"
Saetta Lumaca guardò l'odometro della sua Ducati gialla, poi guardò un cartello stradale in lontananza che indicava ancora 'Roma 50 km'.
"Sfreccia, siamo partiti da ventiquattr'ore e siamo ancora nel raggio d'azione delle consegne della pizza a domicilio di casa mia. Se acceleriamo così tanto, arriveremo in Toscana per il Giubileo del 2050."



Preparativi alla Riscossa
I preparativi per la ripartenza furono un capolavoro di inefficienza:
Sfreccia-Senza-Meta decise di legare ciò che restava della tenda sul portapacchi della Guzzi usando una serie di elastici che facevano sembrare la moto un enorme arrosto pronto per il forno.
Saetta Lumaca, con la sua meticolosità da lumaca, impiegò quaranta minuti solo per decidere l'ordine esatto in cui infilarsi i guanti, mentre controllava maniacalmente che non ci fossero moscerini residui nel radiatore dell'olio della sua Scrambler.
Mentre caricavano le moto, un ciclista settantenne, con una maglia di lana e una bici d'epoca, li superò pedalando con calma olimpica.
"Andate lontano, ragazzi?" chiese il vecchio con un sorriso sdentato.
"In Europa!" rispose Sfreccia con orgoglio, mentre cercava di fissare il mazzo di fiori appassiti sul manubrio della V7.
Il vecchio guardò le moto cariche all'inverosimile, poi guardò la strada in salita. "Beh, allora sbrigatevi, che tra un po' si mette a piovere e la salita per Radicofani non perdona."
"Vedi, Saetta?" esclamò Sfreccia salendo in sella, mentre la Guzzi emetteva un rassicurante clack inserendo la prima. "La società ci mette in guardia, ci sfida attraverso i suoi saggi anziani! Ma noi ignoriamo i binari della convenienza!"
"Io vorrei solo ignorare il fatto che ho una gallina che sta cercando di covare sulla mia sella gialla," sospirò Saetta, scacciando gentilmente il pennuto prima di avviare il motore.
Con un rombo di scarichi e un pezzo di tenda che sventolava come una bandiera di resa, i due finalmente puntarono le ruote verso il confine toscano. Erano passate 24 ore, avevano percorso 50 chilometri, e la loro avventura era appena (lentamente) cominciata.



Tra realtà e fantasia, questo racconto celebra la mia passione per le due ruote. I luoghi e le immagini, pur ispirandosi al mondo reale, sono frutto di una libera rielaborazione creativa. Pur non essendo un professionista del settore, ho dedicato anima e corpo alla scrittura e alla creazione visiva di questa storia. Vi invito a guardare oltre le possibili imprecisioni tecniche e a cogliere l'essenza di un progetto nato dal puro piacere di creare. Spero che vi emozioni! 

Appuntameto al 2 Marzo per un nuovo capitolo! 
Il Grande Salto... Alla conquista della Toscana - Capitolo III


Buona strada sempre Up 
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