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La preparazione di un viaggio in moto oggi!
Scritto da devargas - Pubblicato 07/05/2014 17:14
Il passato si scontra col presente, alcune cose sono rimaste eguali nella preparazione di base di un lungo viaggio, ma le componenti tecnologiche oggi la fanno da padrone e guai se ti dimentichi qualcosa, parti nervoso...

Anche io sono rimasto coinvolto dalla comune tendenza. Male o bene... bo!

Ricordo un tempo: jeans, fularone, magliette, scarpe vecchie che usi per la moto, maglie pesanti, cartine geografiche, un impermeabile tascabile (Tanto se piove ti fermi sotto un cavalcavia e aspetti, "in genere stavi in buona compagnia") e poi cos'altro... a si, candele di ricambio, un cavo frizione, e se volevi strafare una bomboletta di gonfia e ripara (grande inutile novità dell'epoca).

Oggi... o mio Dio, dunque: andiamo su internet, consultiamo via Michelin o Google Maps, preparati l'itinerario, condividilo con gli amici e consultati in rete per perfezionare i dettagli ed apprendere le fermate più utili e le cose da vedere assolutamente.

Sembra una cosa inutile, ma fa la differenza, anche se in parte è limitativa ed abbatte un pochino sia la libertà che l'effetto sorpresa. Per contro devo dire che è effettivamente utile, prima, tante cose di un luogo si perdevano per scarsa preparazione al viaggio.

Poi vogliamo forse dimenticare gli amici di Facebook, i nostri gruppi che attraverso il digitale ci condividono tutto... ma proprio tutto? No, bene, è uno scopo aggiunto al viaggio.

Quindi telecamera digitale, action cam a bordo, navigatore, connesso col cellulare e gli interfoni, cartine sul navigatore con gli ultimi aggiornamenti, controllo autovelox attivato ed aggiornato, itinerario caricato, batteria di riserva pronte, almeno due o tre caricabatterie, schede di secondo operatore telefonico a seguito, e, ovviamente, una bella borsa serbatoio dedicata a tutto questo ben di Dio.

Poi, i piccoli problemini: ma la reflex digitale dove la metto per averla a portata di mano? Borsa serbatoio? Forse non c'entra e pesa troppo, forse è troppo esposta alle vibrazioni al di fuori della sua borsa, la potrei avvolgere nella fascia di neoprene? Insomma provare per credere, in questo caso "provare per capire".

L'aspetto tecnologico rivolto al multimediale non è l'unica cosa: via i quotidiani con funzione antivento, via i K-way come impermeabile e via le soste sotto al cavalcavia in caso di pioggia. Oggi se si viaggia devi essere specialistico, quindi un bel completo di marca: goretex - armacore - cordura - e stivali, guanti, indumenti termici (eventualmente) e caschi super evoluti, completi, della serie tre in uno!

Le moto? "e che ve lo dico affà?" Centraline, prese di corrente, prese usb, 2 - 3 mappature, abs - tdc - ddt... no quello no, era dei miei tempi. :)
Se il viaggio incomincia dalla sua preparazione è indubitabile che inizia un bel po' di tempo prima, la cosa mi fa piacere, ovviamente, ma poi?

Già, come contraltare c'è che il viaggio a volte lo si idealizza (perché all'atto pratico è più dura di quanto immaginavamo) oppure si perde in parte la componente avventura, oppure si guida anche se stanchi perché tanto ci pensa l'elettronica a restituirci le giuste azioni che la mancata concentrazione non ci restituisce.

Ancora? Le moto... non si rompono, ma se mai decidessero di rompersi... bene si torna a casa, finita la vacanza: tra Gas ride-by-wire, ecc ecc il cavo di fortuna e qualche chiave non servono ne bastano, ne basta spingerla: "mostri che, in assetto di marcia ed a pieno carico sfiorano i trecento chili".

Ultima componente è quella psicologica: prima un tramonto lo guardavi e lo conservavi nel cuore conscio di vivere un momento tuo, un attimo conquistato e raggiunto.

Oggi, invece, lo stesso tramonto lo guardi attraverso il monitor di uno smartphone e mentre abbassi gli occhi per inviarlo ai tuoi trecento amici ti perdi il meraviglioso "raggio verde" che il tramonto ed il caso avevano deciso di donarti. Ma tanto non te ne rammarichi... non lo saprai mai. Poi sali in sella, contento e felice per il dovere compiuto, e continua il viaggio, il tuo viaggio dedicato ad altri che, le tue foto, non le guarderanno due volte e che, sul dove ti trovi con la tua moto, in fondo, non frega niente... anche perché, magari, stanno pensando al loro viaggio con due mesi di anticipo ed al come inviarti di rimando immagini e ricordi per te altrettanto inutili.

Oggi al guerriero solitario, poetico ed introspettivo, si è sostituito quello tecnologico, un po' più superficiale e per certi versi bambino: amiamo giocare, ma dal viaggio e dalla sua essenza scopriamo meno. Quale viaggiatore o modo di viaggiare sia migliore è un bel dibattito ed una questione di preferenze, lascio a voi continuare il discorso. Io sono moderno e rimpiango l'antico, questo mi porta a non farmi coinvolgere troppo dalle modernità e dalle tendenze e sforzarmi di interpretare gli attimi, con la loro importanza, e la giusta dose di poesia. Voi invece?
 

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Commento di: danito il 08-05-2014 06:38
Complimenti bel articolo
Commento di: memmo86 il 08-05-2014 09:50
Io sono troppo giovine per aver affrontato viaggi con ili cavetto del gas e candela nello zaino, a meno delle brevi (che ai tempi sembrano lunghe) trasferte con il ciao. Sono cresciuto nell'epoca dell'elettronica, facebook è arrivato quando ero poco più che vent'enne, e l'informatica mi dà da mangiare.
Eppure ho iniziato a non sopportare più FB, le vari condivisioni, i vari smartphone che escono di tasca quando, come dici tu, c'è un momento che deve essere vissuto e non fotografato e condiviso (IMHO). Inizia a darmi l'impressione che l'importante non è esserci stato, ma far vedere che ci sei stato! Ho iniziato a scattare sempre meno foto quando viaggio, sia in moto che non, forse mi perdo dei ricordi su carta ma spero me ne restino più impressi nella testa Very Happy
Di buono però c'è che al giorno d'oggi se capita qualcosa in poco tempo riesci a contattare qualcuno che ti possa aiutare, se ti perdi, smartphone o navigatore ti riportano sulla retta via (se non sono scarichi ASD ), e come dici tu riesci a visitare luoghi che magari una volta, senza social, forum o siti specilistici ti saresti perso.
Commento di: devargas il 08-05-2014 10:24
Mi piace quello che hai scritto, ed è interessante capire come in effetti in molte persone si stia creando una idiosincrasia per un certo tipo di tecnologia. Personalmente sono criticatuccio dagli amici per il mio pessimo rapporto col telefonino che tengo spesso spento. Inoltre mi è impossibile sostenere anche solo la presenza di persone che incontro a prendersi il caffè, col cellulare in mano e lo sguardo basso, persone che guidano e messaggiano, o parlano," e sembrano non rendersi conto che si stanno fermando al centro della carreggiata o sbandando a destra o sinistra della strada". Le stesse persone che abusano di questi mezzi di comunicazione debbono per forza essere indulgenti coi propri figli: quindi incontri bambini che escono con la famiglia, vanno in una città d'arte o in campagna, magari in agriturismo, con mille attrattive, e non staccano gli occhi dal loro giochino elettronico. Al compleanno di mio figlio una quindicina di suoi amichetti si sono ritrovati in un pub, una delle prime uscite e conquiste, per un quattordicenne. Ebbene sono capitato in quel pub a fine cena, prima del taglio della torta, non ce n'era uno che non stesse muto e chino sul suo telefonino (escluso il mio avvilitissimo figlio). Quante cose stiamo perdendo, ma soprattutto, come ci stiamo trasformando? E' giusto apprezzare alcuni ritrovati che sembrano...magici...il navigatore personalmente mi ha restituito la libertà di andare, come divertente è la pianificazione di un viaggio (fomenta anche il desiderio al viaggio stesso: "una pregustazione"). Inoltre, chi ha la passione per la fotografia, i filmati, l'editing, ritrova nel mezzo motociclistico uno strumento, una sinergia, che veicola e giustifica maggiormente questi vari hobby. Tu hai riflettuto e considerato criticamente l'abuso di questi mezzi, io anche, ma facilitato dal paragone con un passato meno agiato e con meno giochi, ma più ricco di poesia e spirito di adattamento.
Ciao e grazie per il bell'intervento.
Commento di: kappasette il 08-05-2014 12:33
Ariticolo molto interessante.Purtoppo è vero che la troppa elettronica e socializzazione informatica non puo' che portare il soggetto a livelli di paranoia esasperanti.Io riscontro una socializzazione alquanto solitaria,gente intenta a condividere foto e messaggi con gente che nemmeno conosce di persona o se li conoscono passano pochissimo tempo assieme e preferiscono rimbalzarsi commenti-foto quasi a sfida a chi se la passa meglio.Personalmente sono passato dalla fase viaggio solitario senza niente (che dopo qualche anno vista la scarsa memoria non ricordavo neppure piu' se c ero stato) alla documentazione di massa con video time-by-time pallosi pure per me.Ora cerco di fare qualche foto ricordo e qualche spezzone di video da guardare magari nelle giornate di pioggia o invernali,ho il navigatore ma pure la cartina.se posso lo imposto a linea retta cosi mi fa passare per strade sconosciute e a volte si impalla o si spegne.l avventura fa parte del viaggio come elemento imprescindibile.Raramente vado in un posto piu' volte.L elettronica aiuta, come tutto, basta non esagerare.
Commento di: devargas il 08-05-2014 15:02
Basta non esagerare e...saperla anche utilizzare. Mia sorella per esempio è lo stereotipo dell'imbecille, ha sempre la tecnologia più in voga (ora l' I-Phone 5) e non ha nemmeno un account, ne naviga o si avvale di servizi. Solo quei giochini fessi. Un amico, invece, non aveva mai letto le istruzioni del suo navigatore ed ignorava bellamente il 70% delle sue funzioni. A volte non basta avere, la cosa dovrebbe anche servire e servirti (essere utilizzata). Ma gia sai, nel mondo del marketing, e di una società plagiata e consumista cosa ti vuoi aspettare? Una volta una cugina missionario in Africa mi disse: "Emanuele, non hai idea il senso di colpa che ho provato nel ritornare da un luogo dove non c'era niente (ma le poche e povere cose presenti avevano tutte uno scopo ed un senso) alla mia casa di città, dove c'era tanto e quel tanto era quasi tutto inutile agli scopi di vita di una persona.
Commento di: Serge il 09-05-2014 09:51
Secondo me la situazione che descrivi è abbastanza diffusa, ma non la imputerei (almeno non solo) alla tecnologia che abbiamo a disposizione.
Dal tuo discorso direi che è un po’ che vai in giro in moto. Probabilmente quando hai iniziato eri uno studente o al tuo primo impiego e non avevi le stesse disponibilità economiche che hai ora e quindi, anche volendo, molto dell’attrezzatura che oggi ti porti in giro, non te la saresti neanche potuta comprare. Però avevi un sacco di tempo libero.
Ora invece, i soldi ci sono, ma il tempo non è mai abbastanza. E quindi ciao ciao vacanze di un mese in cui stare fermi due ore sotto a un cavalcavia non ti pesa. Ciao ciao viaggi alla speraindio che tanto se ‘sta volta ci dice male, tra poco ne facciamo un altro e sicuramente andrà meglio. E quindi si cerca di ottimizzare, di andare a colpo sicuro, di fare il pieno di esperienze ed emozioni in quei pochi giorni di svago che il lavoro concede. Per questo si lascia sempre meno spazio all’imprevisto e quindi alla sorpresa.
Commento di: devargas il 09-05-2014 10:56
Anche per questo, sicuramente, i mezzi di allora non sono quelli di oggi, anche perchè la motocicletta mi era osteggiata e quindi dovevo effettivamente gestirmela con i miei pochi soldi, quindi la tua specifica è una giusta osservazione, ma le limitate disponibilità erano una concausa. In moto vado dal 73 (motorino) nel 78/79 la prima moto vera. Il mio primo computer l'ho avuto nell'84/85 ed era poco più di un giocattolo, internet non esisteva, (compreso ovviamente tutto quanto oggi caraterizza il web, a partire dai social-network, la fotografia era analogica, non esisteva fare filmati, men che mai editing come oggi lo conosciamo. L'abbigliamnto tecnico non andava oltre i capi in pelle, stivali, ed eventuali caschi. Gli indumenti, oltretutto, non credo avessero protezioni, certificazioni o quant'altro, erano assimilabili ai normali indumenti in uso. Indumenti tecnici, filati tecnici, intimo tecnico, indumenti termici, dovevano ancora incominciare la loro vita. Quindi è un fatto. Strumenti elettronici come navigatori, interfoni, cellulari, mp3, tablet erano pura fantascienza.

Quindi i soldi, alla fine, non c'entrano, se li avevi, ti vestivi meglio, avevi qualche indumento dedicato, ed avevi il casco, o un casco più costoso, fine.

Questa mattina pensavo a questo discorso, ed anche a mio figlio: una volta con lui, che aveva all'epoca 5/6 anni (ma stiamo parlando solo di 8 anni fa, non di tempi remoti) guardando un tramonto gli presi la mano e gli dissi: "ti piace questo tramonto? Concentrati sui suoni oltre che sull'immagine del sole che tramonta, li senti gli uccellini, respira, assimila l'odore dell'aria e la voce di papà, la senti la mia mano nella tua? Vedi, se questo momento è bello, se è significativo e ti piace, se lo vivi, con profondità, assimilandolo in tutte le sue forme ed aspetti, lo ricorderai, lo conserverai nel cuore con la possibilità di richiamarlo alla tua mente sempre". Ebbene, lui ha dimenticato tante cose, la casa vecchia, la sua vecchia stanza, uscite a cena, luoghi visitati, ma non ha mai dimenticato quel tramonto vissuto assieme...vissuto. Immagina se invece fosse stata una fotografia condivisa!
verissimo
Commento di: cioccato il 09-05-2014 14:00
ad avercelo il tempo.
Commento di: cioccato il 09-05-2014 13:58
belo e veritiero. Alla fine si viaggia stressati.
Commento di: Pier_Silverio il 09-05-2014 19:27
Con la scusa di voler "godere al massimo", "ottimizzare tempo/efficacia/godimento" ormani le vacanze sono più stressanti della vita routinaria. Addirittura, per chi è solito fare vacanze "cicliche" (es. a sciare tutti gli anni in certi giorni, e/o al mare in certi altri) esse sono riuscite a divenire parte stessa della routine (intesa su un arco temporale annuale).

Il segreto è vivere come me: ogni giorno come se fossi in vacanza Cool Very Happy
(una scusa come un'altra per tutti quelli che come me non fanno vacanza alcuna da anni ASD )
Commento di: Beppe56 il 10-05-2014 00:58
Credo che le considerazioni del tuo articolo siano le stesse che ho fatto anch'io (forse perchè mi pare di capire che siamo della stessa epoca...+ o -). Iniziando con una vespa 50 i primi giri attorno al campanile della chiesa di zona nel 1973 , sono poi passato ad una vera moto ....(oggi facciamo ridere!) una gilera 125 Arcore.....mi pareva di avere il mondo in tasca....Sono arrivato a fare due volte nello stesso giorno il giro completo del lago di garda..... oggi non lo farei nemmeno dietro compenso...!
E da li le cilindrate e le richieste di prestazioni andavano crescendo.... Poi nel 1987 nacque l'erede....basta moto! Vednuto tutto dalle tute antipioggia della Nava, al casco Nava, ai guanti in pelle con inserti di pelle di daino, ecc ecc....
Nel 2011 mi sono chiesto se ero ancora capace di stare in moto e io e signora ci siamo guardati in viso e abbiamo detto: forse alla nostra età, uno scooter è più adatto.... Niente di peggio di un aggeggio del genre! Durato un mese e venduto subito!
Da non riuscire a fare una rotonda! Ero preoccupatissimo ! MA allora come sarà andare in moto ? possibile che non lo ricordo?
Un concessionario attento mi ha fatto provare una suzuki v-strom e allora la musica è completamente cambiata! Anche la sciura era felice di poggiare le sue natiche sul mezzo e si sentica pure più sicura! Ed ora eccoci qui!

La cosa che mi diverte è il bisticcio con la moglie quando dobbiamo usare certe tecnologie.... ad esempio se dalla mia città voglio andare in una certa via di Milano, usare la cartina , oggi, diventa improponibile (benché nell'81 girammo tutta Parigi con un pezzo di carta con le vie ....!!!).
Allora imposto il navigatore (che è lo stesso che da diversi anni uso per l'auto) e poi la macchina infernale mi chiede: evitare le strade a pedaggio ?
La subdola domanda ti fa pensare al negativo e quindi devi risondere di no (pare il quiz di Gerri Scotti!!) se vuoi fare le autostrade.....
Poi ti chiede quale tipo di percorso vuoi fare.... il più breve, il più veloce, strade non asfaltate, ecc ecc che se avessi la boccia di vetro saprei esattamente cosa rispondere.... provi mettere il più breve (abbiamo fretta) .... beh ti fa fare stradine che nemmeo con le mappe militari le tiri fuori e, se non ti fidi ciecamente del tragitto impostato, vai a naso segliendo il cartello con la tua destinazione.....sperando di arrivare in tempo!
Allora ti si incazza la moglie che ti dice: ma scusa perchè imposti il navigatore e poi segui i cartelli ? cosa lo usi a fare il navigatore ? lo dicevo io che meglio della cartina....
Si incazza il navigatore che ti dice di tornare indietro o di prendere la prima rotatoria alla 4a uscita (inversione)... insomma diventa uno stress che certamente molti hanno passato.....
Morale : si io sono un patito delle innovazioni e dell'elettronica ed informatica, ma credo che tutto abbia un limite o meglio tutto dovrebbe avere un limite.....Oggi i telefoni moderni sono incredibili ti fanno da telefono ( quando non si impallano) , da navigatore, da trace router (registrano i tuoi spostamenti e prestazioni di guida), ti dicono dove il carburante costa meno, ti prenotano gli Hotel B&B ecc, ti fanno le foto geotaggate così non hai il patema d'animo di ricordare 'oddio dove l'ho fatta sta foto ? e quando ?', e potrei elencarne a iosa....
Quello che conta, alla fine credo, è lo spirito di voler andare perchè il bello di un viaggio in moto non è la meta.... ma il viaggio !
Che ne pensate ?
Ciauz


Commento di: devargas il 12-05-2014 10:01
Ah ah ah giusto, ci sono passato anche io col navigatore, prima di capire che, poverino, anche lui richiede comprensione. Infatti conviene sempre non dargli retta totalmente e seguire anche l'indicazione. A lui lasciamo la risoluzione del dubbio amletico del viaggiatore che, all'ennesimo bivio non calcolato o visto in cartina si chiede: "ed ora?" (Io una volta, quando seguivo incondizionatamente, mi sono trovato in un giardino privato, però devo dire che ora funzionano meglio).

Attualmente sto impazzendo sul miglior modo per utilizzare la action cam della Sony: tanto comoda perchè ha il telecomando al polso, ma non si può spegnere dal telecomando, quindi in un lungo viaggio non capisci se ti convenga interrompere semplicemente il collegamento col telecomando (forse risparmi energia o forse no, visto che la telecamerina dovrebbe continuare a trasmettere in wi.fi). Escludere il telecomando (nel senso che non lo utilizzi proprio e disattivi il wi-fi della telecamera) oppure, visto che in un filmato montato e finito, sopporti al massimo cinque minuti la prospettiva dalla moto, non convenga invece fermarsi, scendere dalla moto, spegnere la telecamerina ed anche il telecomando e riaccenderla ogni 200 chilometri o luogo significativo (sempre con la stessa procedura). Perchè, (e questo è l'unica cosa che ho ben compreso) se la lasci accesa indifferentemente tra: "wi.fi- gps - e trasmissione attiva, la batteria dura due ore). Continuo a sperimentare. Vedi? Sono schiavo o sto giocando? Preferisco la seconda ipotesi! Smile Smile
Commento di: shadow830 il 10-05-2014 11:36
La penso esattamente come Te, Emanuele Smile come viaggiavo negli anni 80 ancora viaggerei adesso, con lo stesso spirito avventuroso e la passione di percorrere strade nuove e vedere meraviglie a me ancora sconosciute!
Non ho grandi tecnologie, il cellulare semplice che chiama e manda messaggi....STOP!
Un navigatore preso con i punti-benzina; l'unica volta che ho tentato di usarlo, mi sono persa e ho ringraziato la batteria che s'è esaurita :-)
Mi piace imprimere nella mente ciò che vedo, i suoni e gli odori che sento, tutto quello che mi resterà per sempre nella mente!
Ho tantissimi bei ricordi di viaggi e uscite in moto nel corso degli anni passati, sicuramente i più intensi risalgono ai "vecchi tempi" ;-)
Sono "pigra" nel fare foto, ma quelle poche che faccio, mi danno un'Emozione in più riguardandole dopo qualche tempo.........
Buona strada :-)
Commento di: devargas il 12-05-2014 10:07
Che dirti, si è più liberi, ci si appartiene di più, e si lascia intatto l'antico gusto del viaggio e dell'avventura, condivido la tua ottica, naturalmente, essendone un fautore. Ma, risultando in parte contraddittorio, io sono anche un amante della tecnologia, che uso, ma cercando di ricordare a me stesso che è un gioco e sono giocattoli nati per farci divertire, non per restituirci gioia ed allegria, che sono doti intime e spirituali.
Commento di: xadamaster il 12-05-2014 00:21
Non tutto è perduto. Tralasciando l'aspetto tecnologico della moto, tutto il resto può essere ridimensionato; il tramonto, te lo guardi e basta, decidendo di tua spontanea volontà di non toccare smartphone e social network. Lo stesso vale per google map o viamichelin, via questi orpelli tecnologici, e si ritorni alla cartina (qualche giorno fa nacque una discussione tra me ed un mio amico che voleva a tutti i costri convincermi di comprare uno smartphone dicendomi che viaggiando in moto potevo così sostituire le cartine.Che a detta sua, pesano...Eresia, non sa di cosa parla). La cartina aggiunge quel senso di libertà al viaggio libero dai tracciati bluastri segnati dal gps delle mappe online. Però viamichelin sarà pur comodo per i punti salienti da visitare ma la lonley planet offre le stesse informazioni aggiungendo attraverso la lettura, un senso di preparazione spirituale al viaggio. L'importante è non farsi fagocitare dall'eccesso della modernità, perchè il viaggio è solo il riflesso dello spirito d'avventura presente in noi stessi. Very Happy
Commento di: devargas il 12-05-2014 10:17
Condivido pienamente, sai, esistono tali e tanti di quei servizi, app, programmi, software, ardware, dedicato a da dedicare, che, tra 100 servizi, ognuno con cento funzioni ed in continuo aggiornamento, ci vorrebbe poi uno studio di segretarie (carine) per ricordarsi tutto. Quindi, se pur vuoi essere tecnologico, non lo sarai mai abbastanza, c'è sempre qualcuno più tecnologico di te. Alla fine, vedrai, che, il total-tecnologico superpianificatore, capace di vedere tutto, pianificare tutto, vivere le ansie del traffico prima di partire, ripercorrersi l'itinerario in modalità simulazione, vedere i luoghi da visitare, con vedute aeree, in d e quant'altro, alla fine si chiederà: "e mo,' che parto affà?" (Ed ora qual senso ha il mio partire?) Smile
Commento di: Renzino88 il 12-05-2014 17:43
Bellissimo articolo !
Esco in moto più o meno con gli stessi amici con cui uscivo in motorino nell'era pre-social network.
La pianificazione eccessiva rovina le cose, e quindi noi come unica regola ci diamo :
Ritrovo in area di servizio: si parte tutti col serbatoio pieno e le vesciche vuote!!!!
Lamps
Commento di: atram il 13-05-2014 22:23
Un saluto a chiunque posi gli occhi qui. Caro devargas nella lettura del tuo articolo ho sorriso alle parole "guerriero solitario, poetico e introspettivo...". In me non c'è molto di guerriero, ma certo amo la poesia e l'introspezione: sono donna. Da sola ho viaggiato sia a piedi, con zaino e tenda in spalla, che in moto con zaino e basta. I miei viaggi, nemmeno molti, sono iniziati con una birra fredda sopra una cartina, una penna e un quaderno. Oggi ho anche google per un preventivo km e costi carburante. Ieri bastava "informagiovani", un servizio comunale, una sorta di biblioteca dove trovavi di tutto: soprattutto giovani.
Ho una moto, un casco, una giacca dainese degli anni 80 comprata al mercatino dell'usato, un paio di anfibi (con tanto di fiori) e uno zaino. Non navigo nell'oro. Ma dorato è lo spirito del viaggio: la sola idea di poter girare in moto verso il mondo, mi rende felice! E non lo nego, talvolta pure preoccupata: io non so mettere mani sulla moto: se succede che si ferma, perde, non funziona, ecc. io non saprei fare nulla. Non ho la forza adeguata nemmeno per mettere la moto sul cavalletto centrale. Tutto questo limita un po' il "sogno" del viaggio. Ma aumenta anche la consapevolezza delle eventuali difficoltà da affrontare. Gli imprevisti per quel poco che so, sono all'ordine del giorno, pure in vacanza. Quest'anno mi sarebbe piaciuto andare in Normandia. Avrei voluto camminare passi silenziosi sulla sabbia di chi è morto per la Libertà. E magari dipingerne un tratto con i miei acquerelli. O magari scattare una foto col cellulare... Che infondo lo uso... conoscere il meteo è davvero utile. E il navigatore gps? Uso pure quello? Mica sempre... Mi perdo... chiedo informazioni a persone. Ci parlo con le persone. E poi, non viaggio nel deserto, i cartelli stradali esistono: alla mia età so leggere.
E leggo, soprattutto durante i "preparativi", quando l'idea inizia a prendere una piccola forma. Proprio come è appena accaduto grazie anche a questo interessante articolo.
Ciau! atram
Commento di: devargas il 14-05-2014 11:02
Ciao Atram, non nego che se tu hai sorriso alla parola "guerriero solitario" (ma cercavo qualcosa di evocativo e desueto) io ho invece sognato alla semplice evocazione di libertà implicitamente contenuta nelle immagini del tuo raccontarti, e nel tuo descrivere il modo di vivere un viaggio.

Liberare la propria artisticità, parlare con le persone, guardarsi attorno, ragionare, ricordare. Non ci vogliono troppi soldi per sentirsi felici anche se, per un motivo oppure un altro, anche il gioco tecnologico ha il suo divertimento ed il suo motivo d'esistere. Ma, associato al viaggio, questo divertimento, "come l'edera sembra abbellisca l'albero ma lo soffoca," in realtà, parimenti, soffoca un altro spirito, una differente ed atavica condizione.

Quella che tu hai evocato, e che io in parte rimpiango. Una condizione nata con noi e quindi soggetta a mutazioni, a modificazioni, ad "evoluzioni". Come il nostro crescere da bambini ad uomini: "le nozioni apprese ci creano cultura, capacità di interpretare i tempi differenti e le loro evoluzioni. La cultura comunemente detta, ci addomestica, conforma, crea profili professionali, ruoli, codici comportamentali.

Da questi ultimi, spesso, classismo o addirittura razzismo per chi è diverso, per chi non si è attagliato, non ha seguito lo stesso percorso, non si è evoluto. Ma questa "evoluzione" nel nostro ruolo di: avvocati, notai, primari o quel che sia, quanto a fatto sopravvivere di quel generoso ed animistico io bambino? Quanto della nostra anima, della nostra vera essenza, abbiamo perso sulla via dell'evoluzione?

Questi (spesso insoddisfatti) ed attuali personaggi, nella loro "importanza", sono realmente quello che eravamo o speravamo di essere? Dire no, è ammettere un fallimento sulla persona (sulla nostra persona) dire si, è giustificare ed accettare quello che siamo, non ammettere la sconfitta, e nascondersi dietro la finzione che ci apparteniamo e tutto va bene.

Ricordi la pubblicità (forse della Diners Club?) Faceva vedere un uomo che lavora, studia, si compra la macchina, va a lavorare con borsa e completo blu...termina con lo stesso uomo che comprende, ad una certa età, quello che gli sta succedendo, smette i costrittivi panni dell'uomo di successo, si spoglia di tutto e si butta nudo e giubilante in un laghetto o mare turchese. Questa semplice immagine riassume molto del mio discorso.

Tornando alla moto, molte cose sono cambiate e cambieranno, sta a noi ricordare come erano, e ritrovare nell'antico spirito quella purezza che, nata con noi, è giusto sopravviva nei suoi dolcissimi e rassicuranti significati!
Commento di: atram il 14-05-2014 14:09
Ciao devargas, condivido le tue parole e il senso del discorso che hai evocato , tramite la citazione di quella pubblicità che hai citato.... Forse dovremmo pensare un po' di più all'essere (emozioni, sensazioni, sentimenti....) che non all'avere (ivi compreso quel senso di potere che potrebbe derivare dal ricoprire ruoli sociali ritenuti "alti"). Forse dovremmo considerare con più attenzione la qualità della vita che facciamo, in relazione anche al valore che attribuiamo alle persone, e il modo con cui ci relazioniamo con esse. Chiunque esse siano, persino in un forum virtuale.
Grazie per gli spunti di riflessione offertimi.
Ciau! atram
Commento di: Beppe56 il 27-05-2014 21:39
Hey Atram, anche tu dipingi acquerelli ? Anch'io sono un appassionato.... ultimamente senza grossi stimoli però....
L'ispirazione viene anche da un viaggio e dalle foto che riesco a fare...ma in moto , andando in due, diventa un bel sali e scendi che alla lunga stanca parecchio.....quindi foto poche e solo durante le soste....
Commento di: bacbac il 14-05-2014 15:28
Il web 2.0, (quello che ci ha trasformati da semplici fruitori di contenuti a produttori degli stessi) ha cambiato gran parte delle relazioni sociali e ovviamente anche quelle tra il motociclista e il resto del mondo.
Personalmente nemmeno io amo particolarmente questa deriva in cui ogni cosa si inflaziona, aumenta il numero ma ne cala il valore; ho mille amici ma non ne ho mai visto uno in faccia, visito 400 siti e ripetono tutti le stesse notizie o concetti...

Commento di: devargas il 15-05-2014 08:58
Dicono, e con ragione che la perfezione di ogni cosa è nel giusto centro (nell'equilibrio). Secondo me stiamo ancora alla scoperta di un qualcosa di cui non ravvediamo i limiti e della quale non siamo ancora stufi. Probabilmente tra un anno, o forse tra dieci, ci saremmo scocciati, o forse i nostri figli per noi. Essi guarderanno con indulgenza ed un sorrisetto di scherno quei poveri matusa bambini che, scoperta la tecnologia, cercavano di utilizzare tutto e dare un significato a tutto, quando poi non ce n'era assolutamente bisogno. Un domani speriamo in una piccola recessione, in tal senso. Speriamo che anche in questo, o forse soprattutto in questo, l'uomo sappia trovare un suo centro ed un suo punto di equilibrio!
Commento di: Savi_NERO il 16-05-2014 17:31
Splendide riflessioni e acuta ironia. Bravo. L'importante è sapere usare la attuale tecnologia. Non ci sono solo le Moto d'Epoca, che montano gomme moderne, ma anche motociclisti d'epoca che comunicano tra loro con WhatsUp. All'ultimo raduno ho spiegato, in dettaglio ed in maniera precisa, dove fosse il punto di incontro. Più d'uno mi ha chiesto le coordinate geografiche! Dovresti aver capito che sono uno di quelli che si porta dietro l'inutile bottiglietta spray. Non l'ho mai dovuta usare (dal 1982), per ha svolto, e svolge, egregiamente il suo compito: quello di porta fortuna.
Comunque sono dell'avviso che ognuno la sua moto se la gode come vuole lui. Il bello dei raduni d'epoca è il confronto tra l'anziano appassionato, con la sua adorata rimessa a nuovo come non lo è mai stata neanche quando è uscita dal concessionario, con il ventenne che l'ha presa, principalmente per i minori costi di bollo ed assicurazione, e l'ha personalizzata come noi facevamo con il vespino 50 Special. Stessa moto, ma due modi di viverla completamente diversi.
Commento di: Piecio_point il 16-05-2014 21:03
Io i miei viaggi (a piedi, in bici, in scooter, in macchina e troppo pochi in moto) li pianifico così:
prima di tutto de ido do e voglio andare, poi passo
ore e ore (va be', dipende dai km Very Happy ) a guardarmi mappe, cartine , Google Maps e Google Hearth;
facendomi entrare in testa la forma della rete delle strade, i nomi delle città grandi e piccole;
poi cerco di scoprire cosa potrei trovare di interessante nel percorso (una volta le guide turistiche cartacee, adesso anche googolando; quando arrivo in un posto mi piace sapere già cosa troverò).
Quando credo di saperne abbastanza sulla zona imposto il navigatore e poi... lo spengo.
Per me viaggiare (soprattutto in moto) significa libertà e quindi viaggio genericamente nella direzione che mi interessa infilandomi in ogni strada che mi sembra interessante. Quando cominci a farsi tardi accendo il navigatore, trovo l'ultima destinazione impostata e vedo quanto tempo mi serve per arrivare: se ne avanzo un po' lo spengo e continuo, altrimenti "corro" dove mi dice lui.
A mio modo di vedere la funzione più bella che mi offre lo smartphone è il tracking col GPS: spesso è l'unico modo per capire (a posteriori) dove sono stato.

Mi piace molto, invece, la tecnologia applicata ad abbigliamento ed attrezzatura tecnica:
permette di viaggiare con meno peso, meno volume e maggiore comfort
(credo che in 20 anni, dall'invenzione del pile e del goretex, abbiamo guadagnato quasi il 50%).

L'interfono? Magari anche verso altre moto?
ti permette di uscire dalla solitudine del viaggiare in moto:a volte e l cosa più bella, altre la più brutta.
Commento di: pgabri il 17-05-2014 12:15
Bello molto bello , ne parlavo proprio ieri con mia moglie di questa situazione, ormai la socializzazione avviene esclusivamente tramite i social network ed è condizionante. Non che io sia contro la tecnologia anzi, la uso quotidianamente perché nel lavoro mi aiuta ad ottimizzare ( parola molto di moda) a ricordare a fare gli itinerari senza traffico , ma ....in moto no , in moto ho deciso quest'anno di montare un supporto per il navigatore ma solo ed esclusivamente per evitare di rimetterci la patente in un agguato, per il resto vado a naso , sbaglio strada , (mi é successo proprio sabato scorso) ,come una volta , telefono in tasca quando vado solo ( mia moglie mi vuole sempre raggiungibile ma tanto non si sente in moto il telefono) e via con i cartelli stradali , verso strade che non conosco e che quindi esploro , ho ancora il k-way nel codone , la gonfia e ripara inutile ma ....tranquillizza, e via , non soffro di ansie n'è per l'itinerario ne per la meccanica, ho moto che hanno entrambe raggiunto la maggiore etá , una addirittura é in etá di laurea ,le coccolo , le curo, poca elettronica , tanto odore di benzina, arrivo a dire che le moto moderne non mi interessano , belle certo, sicure certo , ma senz'anima , come le auto , meri mezzi di trasporto , e la moto non può e non deve esserlo(ovvio che questo é un mio parere personale) , chiudo ringraziandoti nuovamente mi hai fatto pensare ai bei tempi andati e farlo é sempre un piacere.
Commento di: devargas il 19-05-2014 10:11
Quanto è vero quello che dici, (diciamo).

La "repulsione" a volte, proviene dall'osservare gli altri, e temere che la moda "genericamente accettata" possa diventare abitudine prima, e poi regola, coinvolgendoci e coinvolgendo i nostri figli.

Tolta questa considerazione abbastanza ovvia ti racconterò di un episodio notato proprio di ieri: sono stato ad una manifestazione di auto moto e camion tuning, dove, oltretutto, ci siamo divertiti a sfilare per il paese di Roccapiemonte con gran giubilo di mio figlio (anche se la mia auto non è "tuning-zata" è comunque un modello particolare.

Ad ora di pranzo, col mio gruppo (motociclistico) siamo andati in una confortevole trattoria dove era in corso un pranzo per "forse" una comunione, o cresima.

E' cosa risaputa che l'atteggiamento di abuso, nell'utilizzo della tecnologia, crea estraneazione (nel miglior dei casi). Ma, vedere una mamma, non dare retta al figlio e la figlia, non considerare i parenti invitati (la metà dei quali comunque impegnata coi loro smarphone) e dedicarsi invece ad utilizzare il suo, di smatphone per...giocare, a qualcosa simile al tetris, mentre la sua mamma anziana sedeva a capotavola semplicemente...abbandonata ed isolata...ebbene...non so, queste cose fanno pensare. Le vedo, le ricordo, non scivolano, segno che forse, sono reralmente ingiuste, atipiche, malate. In ogni caso mi fanno male ed inducono a riflettere.

Ma episodi te ne potrei raccontare tanti quanto tu potresti raccontarne a me: basta un bel giorno mettersi ad osservare taluni altri e proporsi di non diventare mai come loro.

Da quel momento in poi osserverai attorno a te una società cambiata, valori estinti di elementi umani della persona fino a poco tempo fa utili nelle comuni relazioni e sostanziali quali: convenienza, educazione, partecipazione, etica,, simpatia, socialità. Tutto totalmente snaturato, per non dire perso.

Ti chiedi: l'insegnamento delle generazioni future, molte delle quali (ovviamente non tutte, perchè non tutti siamo così) senza l'esempio di quei loro genitori, e senza l'etica di valori fondamentali, su cosa mai verterà. Speriamo non generazioni dedite all'alcool, o le droghe quale surrogato ad un apertura malata e forzata atta a sopperire quella più logica che un tempo molto naturalmente ci potevamo procurare.

I giovani mi piacciono tanto, per i loro idealismi, la loro sincerità, i loro incanti, il loro ardore in ogni causa, ma questo, non è più un problema soltanto loro, quanto, forse, soprattutto nostro.
Commento di: devargas il 20-05-2014 11:28
Questa mattina riflettevo su di una cosa: adesivi, banner, patch, ed inoltre giubbotti, pantaloni, stivali, bauletti, nel corso dei miei 35 anni di uscite motociclistiche, ne ho utilizzati tanti. Testimonianze bellissime di momenti vissuti con fratelli persi ed oggi irraggiungibili: fratelli a volte per un mese, o una settimana.

Il tempo di una vacanza ed un ricordo indelebile.

Dopo decine di anni il ricordo diventa riminiscenza causale, a volte appare, col suo carico di nostalgia, quando meno te lo aspetti. Altre volte resta sepolta nelle pieghe del tempo, persa negli ancestrali spazi della nostra mente.

Mi pento, mi pento d'avere pensato solo a vivere il momento, sinceramente. Avrei voluto conservare diari, un doppione di tutti gli adesivi e le patch affisse sui miei giubbotti, o almeno una fotografia degli stessi, magari delle mie moto.

Magari tutto raccolto in un album, sai, di quelli che poi finiranno nella spazzatura ma che, fin quando vivi, ti ricorderanno, tra gioia e nostalgia, la bellezza delle tue avventure, dei tuoi spazi, dei tuoi amici e...si...della tua epoca.

Fai bene, benissimo, usa la tecnologia, ma usala per conservare. Non lasciare tutto dentro un computer che poi butterai. Creati poi un bell'album vecchia maniera con tutto il ricavato che la tua tecnologia ti consentirà di ritrovarti tra le mani.

Solo così la rendi: meno giocatolo, e più utile, per non dire essenziale, agli scopi della tua persona e del poi che vivrai.
Commento di: devargas il 20-05-2014 14:58
Ah si, la tecnologia dedicata all'abbigliamento, approvata e promossa. Un paio di anni fa ho acquistato un completo della Alpinestars, molto protettivo, parzialmente leggero, molto tecnologico. La cosa veramente complessa era ricordarne il nome: "alpinestars tech road gore-tex armacor pro shell jacket" con relativo pantalone. In termini di costo il dentista diventa il garzone del lattaio al quale dare la mancia. (Meglio tirarsi una mola quindi).

Invece riguardo alla robustezza, alla (parziale) leggerezza, alla traspirabilità e la capacità di isolare dal freddo e dall'acqua è eccezionale e vale i soldi spesi sopratutto se viaggi. (A zero gradi sull'autostrada puoi permetterti di stare con la camicia e basta). E' anche bello il completo e ti rende elegante cosa vuoi di più?

Passati i tempi del giornale in petto, sotto la pioggia e nella scia dei pullman per ripararsi parzialmente dal freddo! Anche se, sai...avventura è anche il patimento di un piccolo disagio, esiste chi non vi rinuncerebbe. Personalmente però non mi manca il disagio e vivo comunque l'avventura...al caldo ed all'asciutto. (Tanto, per chi ti vede da un automobile nel bel mezzo di un temporale sei un extratosto e non immaginano che in realtà stai meglio di loro). ASD ASD
Commento di: Beppe56 il 27-05-2014 22:05
Eh eh . negli anni 70 si poteva andare senza casco..... ed era quella la vera libertà! qualche pirla andava anche senza occhiali per trovarlo poi fermo dopo 500 metri a guardarsi un occhio nello specchietto.... ASD
Le tute che si trovavano in giro erano solo in pelle bovina (pesanti al punto che , se ti fermavi al semaforo per più di 2 minuti, eri già cotto a vapore!). I più 'fighi' andavano a comprare le tute in nappa, più leggere ma meno resistenti alle abrasioni..... un amico , su una suzuki gt 380 (due tempi tre cilindri) , prese male una curva (poiché imprevista e sconosciuta) e volò direttamente ai piedi di una signora che stava rovistando nel baule della sua auto.... fortunatamente solo danni materiali alla moto ma la tuta in pellaccia resistette bene nonostante gli oltre 50 mt di scivolata.... Era proprio davanti a me!
Si diceva della tecnologia, beh il navigatore non serve solo per guidarti dove vuoi arrivare (specialmente se hai poco tempo!) ma ti fa vedere in anteprima come è la strada.... utilissimo , a mio parere, in montagna su strade che non si conoscono per poter prevedere la prossima curva.... La vera libertà è poter decidere di infrangere la direzione imposta dal navigatore per andare a vedere qualcosa che da lontano ci appare curioso, interessante , senza la preoccupazione di perdere il tragitto..... il nav poi ti ci riporta e senza perdere troppo tempo! In fondo che ha oggi uno o due mesi di ferie per poter girare a zonzo solo con la strada negli occhi ? Forse qualche pensionato ....(quando lo sarò anch'io, se mai lo sarò, forse lascerò il van a casa!)
Si
Commento di: Quarantuno il 18-05-2014 15:18
Come recitavano in famoso film "questo è il lato oscuro della forza". tutto sommato non tanto oscuro, può' essere alla portata di molti o di tutti a seconda del proprio "io motociclista". il tuo confronto con la tecnologia sulla moto è un po ostico e in gran parte lo condivido dato che anche io sono più per casco, moto, benzina e via al massimo un fotocamera tascabile per ogni evenienza. a mio avviso quello che fa la differenza tra motaro puro appassionato di moto e passami il termine "fighetto della domenica" sta tra le righe che hai scritto. inoltre possono essere ulteriori fonti di distrazione per chi guida e tutti sappiamo quanto poco basti su due ruote per fare boiate. concordo con il tuo pensiero. ciao
Commento di: devargas il 20-05-2014 15:04
La vera distrazione è quando qualcosa non funziona ed incominci, guidando, a cercare di mettere a posto le cose. Poi, alla fine, quando niente ti ha funzionato a dovere ed hai scampato un paio di incidenti da distrazione, giunto a casa (vale a dire quando non ti serve più nulla) immediatamente comprendi e risolvi.
Commento di: Hondacross95 il 21-05-2014 22:20
Bellissimo articolo.
Io, poco più che diciottenne, posso solo rimpiangere i tempi che sono stati.
Spesso seguo moto-viaggi di utenti del tinga, adoro l'avventura, e per me, viaggiare in moto, senza una tabella prefissata, senza tutto già prestabilito, è la massima manifestazione della LIBERTA', qualcosa che secondo me, nei giorni nostri, non è più possibile assaporare a pieno a causa di tutte le tecnologie che comunque, ci tengono in continua relazione con la nostra quotidianità, e che ci impediscono di smarrirci ( cosa che ha i suoi lati positivi e negativi)

Ma come hai detto, è cambiata la mentalità.... conosco un paio di persone che si sono girate l'Europa in autostop negli anni 70, io quando vado a scuola e perdo il pulman (e non sono in moto), in autostop non riesco a tornare nemmeno a casa.
Complimenti ancora per l'articolo V.
Commento di: devargas il 22-05-2014 09:11
Hai toccato un nervo scoperto, una cosa detta poco o che, semplicemente, ha un suo doppio significato: "l'impedimento allo smarrirsi datoci dalla tecnologia".

Li dove smarrimento non è solo perdere accidentalmente la giusta via, ma, più convenientemente dimenticare per un attimo se stessi, i perseguitanti affanni, gli obblighi nei confronti degli altri, le formule di convenienza.

Siamo monitorati, rintracciabili, raggiungibili, presenti e perseguitati. La nostra felice accettazione in nome del gadget tecnologico non ha il sapore della conquista quanto della sconfitta.

Smarrirsi, introspettivamente, in un momento intimo, ritrovare, in un luogo qualsiasi che per elezione vorremmo poter far nostro (quasi eleggendolo a benefico rifugio dello spirito) oggi è impossibile, capita accidentalmente per...mancanza di campo.

Il piacere del silenzio, e del calmo nostro respirare al ritmo della natura, ha parvenza onirica ed inattuabile.

Bene, inutile elencare ovviamente i vantaggi della rintracciabilità ai fine del vivere compulsivo, dell'ottimizzazione, del non perdere i contatti ne la presenza di persone amiche (meno amiche e scocciatori) o della famiglia. I vantaggi ai fini pratici sono tanti. Ma alla fine, la voce dello spirito reclama il suo perso, ma nessuno ci erudirà mai sull'importanza del non perdere il contatto con se stessi, cosa che, purtroppo, troppo sistematicamente avviene!

Ps. Grazie per i complimenti all'articolo.
Commento di: DrFab il 22-05-2014 07:32
Io ho 30 anni, e 3 anni fa ho fatto il mio primo viaggio in moto, nei Balcani, con una Honda CX 500 dell'81... Ho anche messo le foto su Facebook, ma alla fine della vacanza, in Italia; ho benedetto la mia moto, perché nonostante una scivolata su una strada statale durante un diluvio pazzesco (colpa della mia inesperienza che non mi ha portato a fermarmi subito), la moto si è accesa di nuovo subito; l'unico problema l'aveva ad una candela che ogni tanto si spegneva; eppure mi ha regalato davvero tante emozioni quella moto, anche se pesava 250 kg di ferraglia e se non era un bolide; avevo la consapevolezza che chiunque poteva metterci mano. Infatti adesso è rinata grazie ad un vecchio meccanico dell'Honda che me l'ha messa a posto definitivamente. Onestamente, credo che sia giusto stare attenti ai materiali, i giubbotti, le protezioni, gli antipioggia. Per il resto, a parte l'Abs, mi sembra tutto superfluo...un viaggio in moto deve essere prima di tutto "romantico" secondo me, sennò è meglio starsene in macchina...è sicuramente più comoda. Ciao!
Commento di: devargas il 22-05-2014 09:24
Scrissi a tal proposito un articolo: "un cancello per la felicità". Dove descrivevo la situazione dell'avere dovuto (forzosamente perchè rubatami) sostituire una moto da competizione, con una datata tuttofare. Riscoprire, attraverso quella che veniva nel nostro a volte dissacrante gergo, definita: "un cancello", la possibilità di concedermi, con quel cancello, una gita col figlio, la moglie, seguire gli amici sulla lunga tratta, vivere, non soltanto l'avventura, (e con tanto di bagagli) ma il vero e proprio piacere dell'andare in moto abbattendo le ansie legate al furto, al lasciarla in strada, o non preoccuparsi che si potesse rovinare anche solo per un lavaggio sbagliato. Probabilmente la sostituirò, sicuro tanto quanto quello che sarà poi il mio rimpianto per averlo fatto. Per ora però, continuo a godermela.
Ovvio che quindi condivida il tuo pensiero e il senso di affezione che ti lega, giustamente riconoscente, al tuo mezzo.
Commento di: ago8 il 22-05-2014 21:10
Personalmente;
1) Amici veri
2) voglia di divertirsi
3) mete condivise
4) una tenda

il resto........ viendase'.
Commento di: devargas il 26-05-2014 09:28
Bella l'idea della tenda. Anche molti miei amici la utilizzano, anche se una volta o due all'anno, "in quanto l'appuntamento ufficiale con la tenda è in realtà uno soltanto". Mi piacerebbe moltom eppure lo salto sistematicamente perchè capita sempre che in quei periodi mi trova altrove. Muoversi con anche la tenda è magico e rafforza l'unione.
Commento di: Beppe56 il 27-05-2014 22:12
Sono d'accordo con te sui punti eccetto il 4..... le tende, oramai alla mia età (58), diventano un ulteriore mal di schiena...meglio un buon letto comodo....
A proposito, qualcuno ha in mente di andare in croazia ad agosto ?
Commento di: akela50 il 26-05-2014 20:18
per quel che mi riguarda, "il viaggio" potrei farlo anche senza muovermi dal garage di casa , tanto sono abituato a viaggiare con la fantasia fin da ragazzo!.. e si che ho girato l'europa in autostop e dormendo il più delle volte in tenda piuttosto che in ostello per risparmiare. Ma il viaggio, per essere tale, deve essere libero da barriere, te lo devi inventare km. per km., strada per strada, senza tante condivisioni se non con la tua compagna dietro di te,(dolce zavorrina), o con l'Amico con cui hai deciso di condividere l'avventura dei giorni a seguire; e se fosse anche di un solo giorno c'è tanto da raccontarsi davanti ad una birra a tarda ora dopo una bella doccia.in merito alle moto preferisco la mia non troppo tecnologica tdm 900, a cui non manca niente, un buon motore, un buon sistema frenante, comoda per due e bagagli, cui ho aggiunto un navigatore che uso solo per trovare gli indirizzi di hotel in paesi con nomi impronunciabili; per il resto non rinuncio alle carte stradali ed all'interfono che permette a mia moglie di chiacchierare e tenermi aggiornato sulle strade: amico vargas, sono fondamentalmente un lupo solitario,ma con la moglie dietro è bene essere accorti e quindi utilizzare il vecchio detto latino, "in medio stat virtus" un saluto
Commento di: devargas il 30-05-2014 10:50
Ciao Akela, ricambio il saluto anche se ho visionato tardi la tua risposta. (difatti credo tu non leggerai mai la mia a meno che non ti venga segnalata dal sistema). Si, ovvio che l'evoluzione, tradotta in tecnologia regala qualcosa. (Anche io ho navigatore, interfoni, ed anche una action cam con un bel telecomando da polso). Il problema, soprattutto degli interfoni è che, se lo usi con tua moglie, poi spegnerlo diventa una scortesia. (Battutina scema).
Ricongiungendomi alle tue prime righe ricordo che anche io viaggiavo così, ovviamente prefiggendomi una meta. L'autostopo era un modo romantico ma utopico: un vero stress.
Ciao!
Commento di: cbartuccio il 06-06-2014 12:28
viaggi (viaggi!!!) non ne ho fatti ma per i giri a medio raggio in giornata faccio 2 cose molto semplici:
- cartina stampata in unica pagina con percorso segnato a pennarello infilata in una busta trasparente e fissata col nastro adesivo al serbatoio.
- da quando si è rotta la stampante guardo la mappa su google e mi scrivo su un foglietto i paesi principali che attraverso, nastro adesivo sul cruscotto o sul serbatoio (secondo quanto è lungo il bugiardino) poi.... cartelli stradali !!

.....e la bellezza di cannare qualche volta strada e ritrovarsi a chiedere indicazioni ai passanti o arrangiarsi al meglio per tornare sul percorso (senza fare inversione, troppo facile), stravolgerlo a sentimento, a naso e ad orientamento....

se poi conosco la zona vado proprio a memoria e sentimento, infatti tra poco me ne vado su per la bergamasca e la val taleggio Very Happy
Commento di: devargas il 10-06-2014 11:20
Si, il viaggio ha una sua avventura, una sua scoperta continua, ma anche una sua relatività. Io ricordo, per esempio, della prima volta che presi l'aereo. Ero già un motociclista, per quanto molto giovane 19/20 anni. Ricordo andai in Grecia, fatica zero, ci mettemmo niente. Guardavo usi e costumi differenti, ascoltavo un altra lingua, vedevo altri paesaggi senza logica, ne gradualità, ne adattamento, ne rimirando o ricordando le bellezze che il viaggio ti offre nel suo percorso spesso sudato. Non avevo idea della distanza. Ogni viaggio in moto, anche nel medio tratto è una conquista, un avventura, una scoperta (come già detto). Ma quello, quello con l'aereo non era niente...non era un viaggio vero, almeno per come io l'intendo e, probabilmente, per come anche tu la vedi.
Commento di: cdemaria il 05-08-2014 23:45
Perché no?!
Si è vero, oggi il viaggio in moto é accompagnato da tanta tecnologia, come il resto della nostra vita. 20 anni fa non c'erano tutte queste cose, ma ce ne erano un mucchio in più di 20 anni prima.
Io sono arrivato alla moto "anziano" e non ho una storia eroica alle spalle tipo viaggio a Marrakech in vespa 125. Ma dalla moto ho imparato che c'è un presente da vivere ora, adesso. Anche, perché no, come si usa adesso. Poi chi vive per FB, per far sapere più che per esserci, non credo abbia il problema che poni, bene, tu.
Commento di: cooperste il 27-08-2014 16:30
hehe quest'articolo mi fa sorridere perchè almeno per il 50% mi immedesimo nel motociclsita tecnologico.

vi parlo del 50% mancante.
-aspetto social. itinerario è studiato nei minimi dettagli, compreso costi da viamichelin, tempi da google (piu in linea con le mie medie) ma poca condivisione, poco facebook. Al massimo un report al rientro.
Che puo sempre interessare i veri amici, i famigliari o qualche motociclsita interessato a solcare gli stessi itineari.

- usiamo un iphone4 come navigatore solo nei momenti di crisi se no abbiamo ancora le cartine nella tasca della borsa da serbatoio.

- la mia moto per quanto nuovina ha solo abs e centralina, niente mappature, controllo di trazione ESA o ride by wire. E poi non si rompe niente... ma ho portato un set di chiavi, fascette, coltello svizzero,nastro isolante e kit gonfiaggio... che per fortuna non è servito a niente.

nonostrante questo viaggiamo con 5 caricabatterie e la presa 12v nel cruscotto ;-)
2interfono, 2 telefoni, (e ipad), 1 macchina fotografica