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Al passo con i (4) tempi... Rievocazione storica di vecchi e non ex enduristi.
Scritto da Gommeinfiamme - Pubblicato 23/07/2013 08:26
Giro tra compagni di viaggio per i passi di foce al giovo e croce arcana, sull'appennino Tosco Emiliano

Questo articolo nasce come report ma poi la mia voglia di ricamare le situazioni senza però distorcerle ha ancora avuto il sopravvento per cui ne ho fatto un articolo semplicemente aggiungendo una prefazione per chi, non essendo collegato al giro in questione, non ha elementi per capire di che si tratta.

Luogo: Emilia Romagna / Toscana
Giro: passo di Foce a Giovo e Croce Arcana
Con un selvaggio quanto inusuale copia e incolla riporto l’apertura del topic del Tribal che presenta perfettamente gli accadimenti che ci hanno portato a pensare questo giro e purtroppo in seguito anche alla mancanza proprio del Tribal alla partecipazione…

“Ancora impolverati dopo la nostra seconda Eroica, tirammo fuori questa Ideuzza.
Autori Gommeinfiamme, Gavapanter ed io.
C'è poco da scherzare dicemmo, ma se ce la prendiamo con calma, e teniamo bene acceso il cervello ce la potremmo anche fare.
Bhè... ci siamo abbiamo partorito la data della fatidica uscita.”


Ora si comincia!

Si parte da casa, siamo io e la mia “Sgarbatona”, così chiamata per il carattere docile e la guida rilassata anche se con un bicilindrico un po’ selvaggio e che nei momenti di “ictus” sa dare davvero grandi soddisfazioni.
Appuntamento alle 9.30, uscita Modena Sud.
Lì ci si trova con Giorgio (Federusco). Il perché del suo nick lo conosco, me lo raccontò in un'altra uscita ma fatevelo spiegare da lui.

Insieme a Giorgio due suoi amici, Edo e Renzo, rispettivamente dotati di Supertenerè 750 e “Mucca” tedesca, entrambi di scuola fuoristradistica e quindi senza nessun problema ad affrontare la giornata.
C'è anche Alexnamco.
In un suo messaggio del mattino mi avverte che ci sarà anche lui e questo non può farmi che piacere.
Ancora una volta due Aprilia Caponord sono in maggioranza, in questo mondo di moto giapponesi e tedesche, l’Italia arranca come nella realtà economica globale di oggi ma si difende a spada tratta con grande onore sia sull'asfalto che fuori.

Mentre viaggio in tangenziale verso l'autostrada penso che oggi saremo un po' "zoppi".
Il Tribal infatti, azzoppato (e un po' come tradito) dalla sua mucca, non sarà con noi nel giro che ha pensato e proposto e questo me ne dispiace...
Distratto dai pensieri rischio di prendere l'autostrada per Firenze invece che per Milano...
Mi riprendo e penso però, che sarà con noi a pranzo e quindi va tutto ok!

Incontro i ragazzi e si parte.
Giorgio è con la moto del figlio... o meglio, è con quella che desiderava da tempo e che ha fatto passare per la moto del figlio.
Una bella Honda enduro 250, manovrata dalla maestria del pilota che di certo, fuoristrada ne ha fatto anche troppo tant'è che ha rischiato la paralisi, e per strada è veloce e preciso tra i tornanti sia con la sua Buell che con questa piccola tassellata.

Casco in testa e la strada è già sotto di noi.
Le moto danzano tra le curve e si viaggia spediti ma sicuri, tutti già "rodati bene" tra strada e fuoristrada tranne Alex che di sassi, anche se ne ha visti molti, ne ha scorsi pochi sotto le ruote.
Arriviamo a Dogana dove ci troveremo con Gavapanter e il suo bel Transalp "artigliato" di tutto punto... o meglio, fermi al bar attendiamo quasi un'ora perchè è rimasto bloccato per strada per problemi vari.
Ora è il momento!
Ora si comincia a fare sul serio.
La strada in salita si sviluppa tra gli alberi mentre cerchiamo l'entrata al passo.
Qualche indicazione e ci dicono che dal lato emiliano per 6 km l'accesso è vietato ai veicoli a motore... Picchia Piango
Siamo venuti fino qui e non possiamo tornare indietro.
Andiamo piano, non facciamo troppo rumore e stiamo attenti alle persone che incontreremo.
Non che avremmo fatto molto diversamente ma il rispetto in questo caso è ancora maggiore.
Un tratto in lieve salita, tra i boschi, ci guida verso la parte più irta e spoglia del passo, attraverso passaggi semplici e altri più complessi.

Lentamente la strada si stringe e dietro una curva ci aspetta... un trattore!
Il trattorista, probabilmente un giovane contadino della zona, forse nemmeno italiano, ci sorride e ci mostra un porcino delle dimensioni di un grosso melone.
Mai vista una cosa del genere.
Riprendiamo la strada che è a tratti acciottolata, mostra in modo imperituro l'ormai abbandonata via voluta dalla Duchessa di Lucca Luisa di Borbone e Francesco IV duca di Modena.
Qui di seguito riporto divertenti informazioni prese da Wikipedia che narrano di un "gentile scambio di complimenti tra nobili".

"I lavori iniziarono nel 1819 fino al 1829, quando fu inaugurata dai due Duchi, che si incontrarono per la prima volta alla Foce al Giovo; si narra che la duchessa, una volta tornata a Lucca affermò che “in alto nevica”, riferendosi alla bianca chioma del duca di Modena; questi, venuto a sapere il commento, replicò che “quando in alto nevica, è bene che le vacche tornino a valle”. ASD ASD

Una delicatezza che non poteva mancare da un emiliano verso una toscana, razze che si portano dietro una rivalità che sfocia anche in situazioni violente nell'ambito calcistico, ma che in moto per quel che mi riguarda, stringono ogni giorno grandi rapporti ed amicizie che sfidano tempo e antichi stupidi retaggi.
Anche questo è andare in moto!

Riprendiamo il cammino e, incontrando più volte persone che, con zaini da trekking o mountainbike, mettono a dura prova le proprie forze e la resistenza alla fatica,troviamo in realtà compagni di viaggio. Rallentiamo fin quasi a fermarci, "affamando" i nostri cavalli meccanici, salutiamo e veniamo ricambiati con un sorriso ed un saluto.
Siamo consapevoli noi come loro che lì, "quelli con le moto" non dovrebbero esserci, ma la disciplina tenuta dal gruppo dimostra ancora una volta, che si può essere rispettosi di persone e natura anche se le nostre due ruote sono mosse da una manopola.

Lentamente dal sottobosco il paesaggio si fa più "aperto", la luce filtra più forte, trapassando i rami che via via si abbassano e si diradano, per lasciare posto a crinali a tratti brulli ed a tratti verdeggianti, regalando, in questa stagione generosa di piogge, uno spettacolo inusuale per il periodo.
La strada, prima ciottolata, diventa più impegnativa. Il tratto sul crinale, esposto e sottoposto alle intemperie più energiche mostra i segni del tempo e delle frane che su di esso si sono abbattute.

Rocce e pietre appuntite, guadi e rami attendono i viandanti e sfidano il cielo a tratti plumbeo e carico di pioggia.
Per i motociclisti la sfida è ancora più ardua. Le gomme arrancano e faticano mentre l'equilibrio, fondamentale sull'asfalto, diventa indispensabile qui, dove non c'è un momento nel quale la moto trasmetta sicurezza.
Il segreto più grande che ho imparato in questi anni di moto ma principalmente nell' "off" è "far fare alla moto".
Lei conosce meglio del pilota, spesso, cosa è necessario fare.
Bisogna solo spiegarle dolcemente qual'è la strada da seguire, un filo di gas a volte, una toccata al freno altre, e via.
Il resto è nel DNA dell'acciaio che la compone, nel cuore che le pulsa e nel feeling che si crea piano piano, con anni (ma soprattutto chilometri) tra lei e colui che le racconta e le fa conoscere il mondo attraverso il suo roadbook.

La mia compagna di viaggio, non certo leggera né settata per l'off, fatica un po' soprattutto nelle percorrenze a velocità media, rimbalzando qua e là a volte senza apparente controllo.
Le soluzioni sono sempre le stesse: o rallentare "copiando" ogni profilo del percorso, rischiando però di "piantarsi", o accelerare "volando" sugli ostacoli come (non proprio "come" ma è per dare il senso della cosa) con grande maestria fanno i crossisti indoor, volando sulle cunette come se fosse un piano continuo.
Con la mia "Sgarbatona" è più facile a dirsi che a farsi ma se fosse stato facile sarei stato a casa a guardare la TV.
Del resto mi conosco e il modo migliore per farmi andare in un posto con la moto è dirmi che è difficile raggiungerlo.

In questo tipo di giri si viaggia distanziati, e non sempre è facile guardare se ci si è tutti ma saltuarie
fermate compattano il gruppo e aiutano a trasmettere stati d'animo contrastanti tra stanchezza, gioia, paura e voglia di ripartire, degni delle emozioni più forti.
La strada segue il fianco della montagna salendo lievemente e dopo qualche chilometro raggiungiamo al vetta.
Tutti siamo arrivati, tutti siamo stracontenti, tutti non abbiamo avuto grossi problemi.

Qui per qualche minuto il viaggio si ferma. Una sigaretta, qualche foto, le impressioni del primo quarto di viaggio.
Incontriamo al passo quattro "ragazzi di una volta", veri pionieri del motociclismo degli anni '60 che alla loro età, in quel luogo, sono garanzia delle possibilità di poter ripetere questo tipo di avventure ancora per molto tempo.
Davanti a noi, il loro panino, le loro moto (leggeri e "furbi" enduro per questo tipo di percorsi) ed il loro abbigliamento che, più delle moto, tradisce una passione di decenni.
Quattro chiacchiere si riparte. Stefano e Koko ci aspettano al rifugio per il pranzo e sono già le 14...

Tratto in discesa di 3 km.
La discesa la considero più insidiosa della salita perché la gestione dei freni è più delicata di quella del gas. Lo ricordo (anche se non serve) ai miei compagni ma sarò prontamente smentito dalle loro impressioni all'arrivo.
Meglio così!
Di nuovo la lastra grigia del "progresso" si avventa sulle nostre gomme stanche e per lo più inadatte e riporta il tremolio del manubrio ad una piccola vibrazione quasi dimenticata e di per sè piacevole, come una carezza prima della notte.

In un baleno siamo al rifugio.
Stefano e Koko, vinti dalla fame e dalle proposte irresistibili del rifugio, sono già quasi al dolce, ma... il dolce siamo noi!
Saziata la fame fisica, è la sua fame di sapere come è andata che tiene banco per almeno una buona mezz'ora, mentre noi, raccontando le nostre emozioni, attendiamo che arrivi il pranzo.
Il resto del tempo al rifugio passa tra battute, sfottò e risate, in un sacco di dialetti diversi, tutti che confluiscono nel grande desiderio di passare una giornata a sfidare se stessi, a confrontarsi, ad apprendere e consigliare e dare corpo alla nostra passione.

Alla fine del pranzo ci rimettiamo in marcia.
Tribal e Koko ci accompagnano verso Bagni di Lucca.
Lì una pausa per il caffè, 4 chiacchiere (qualcuno anche 8 con un paio di signorine simpatiche e non solo) e i saluti.
Noi proseguiamo l'avventura tornando verso l'Emilia, ma la strada è ancora lunga e il prossimo passo, sempre in fuoristrada, è tutt'altro che vicino.

Si ritorna verso l'appennino per svalicare al passo di croce arcana, non senza lasciarci dietro chilometri di asfalto e di curve, su strade di media percorrenza con asfalti non proprio puliti ne' larghi e nemmeno asciutti.
Il passo è quello rapido di chi ha voglia ancora di far vibrare le braccia sopra l'atavico, indomito manto del nostro splendido appennino.
Dopo aver sbagliato qualche strada ed aver perso una buona mezz'ora, ci infiliamo per la retta via che va a melo e doganaccia.

Altro contrattempo... un temporale ci sorprende e mezz'ora se ne va attendendo in mezzo al bosco, tra una sigaretta e altre 4 chiacchiere, con apprezzamenti e semplici fantasie da uomini rivolte alle signorine del bar precedentemente visitato.
Passata la pioggia che caratterizza anch'essa questi luoghi di montagna si riparte e il "grigio" lascia il posto al "variegato marrone" che poco aggrada le nostre coperture. Il versante è ampio e la strada meno ripida e meno rocciosa del giovo.

Con grandi tornanti si arriva velocemente a quota 1669. Siamo in cima.
Una vista mozzafiato regala l'appennino a 360 gradi a chi arriva in cima ed una sorta di sacrario agli alpini con tanto di cannoni ed obici è il completamento di una sensazione di vittoria ed appartenenza a chi gloriosamente si è confrontato con l'amico/nemico nell'alternanza di quella che è stata uno dei disastri italiani del secolo scorso, e ha difeso quei luoghi per poterli regalare anche a noi.

3 minuti e si riparte.
La discesa è semplice e veloce e in 5 km siamo alla capanna Tassone che sfiliamo senza pausa. Sono ormai oltre le 18.30.
Ora di nuovo asfalto e la strada, seppur allegra diventa persino noiosa se si confronta con quella che abbiamo appena iniettato e fatto scorrere nelle vene fino a un battito d'ali fa'.
Il resto è fondovalle, è ritmo intenso, sono pieghe sicure ma quasi inspiegabili se guardo Giorgio che le snocciola con tanta facilità, appoggiandosi con almeno la metà della gomma degli altri... ma la metà del peso applicato e le capacità alla guida mi rendono la risposta.

Una pausa (casualmente in area "sterrata" al lato strada) per i saluti e ognuno va per la propria strada.
Saluto anche Alex che oggi ha dato il meglio di sé e anche di più.
Non è da tutti mettere per la prima volta le ruote su un percorso come quello, con una moto impegnativa come la "nostra" e viaggiare anche se un po' troppo teso per via della mancanza di esperienza, alla stessa velocità degli altri.

Provato per la fatica dice che se sapeva com'era non sarebbe venuto.
Gli rispondo che ora che lo sa non resisterà alla tentazione di riprovare e ne sono convinto.
E' un ragazzo davvero bravo in moto e che impara in fretta.
La giornata di oggi ne è la dimostrazione! Up
Vignola mi vede passare alle 20 mentre ho in mente, più che di solito, quella santa donna che mi aspetta a casa alla quale ho promesso una pizza fuori.
Santa anche perché, nonostante sia sempre con me in moto, oggi per ragioni evidenti non è potuta venire, anche se il versante toscano permette con un minimo di esperienza "off"anche in due l'accesso al passo foce a giovo e il transito completo di croce arcana, tra l'altro uno splendido posto per un pic nic in compagnia.

Alle 20.30 sono a casa. La velocità non è proprio stata "da codice" ma il pericolo più grande proviene da chi mi sta aspettando.
"Ho la giornata addosso" ma l'adrenalina ed un sorriso che può convincere chi si ama perfora anche il fango sulla visiera.
Ringrazio la mia compagna di oggi che, riluttante a coricarsi sul cavalletto, mi fa capire che è per merito suo che sono tornato a casa e che può pretendere da me un trattamento meno frettoloso.
Per nulla sorpreso di questo, accondiscendente ai suoi voleri, rallento un attimo la corsa.
Il suo riposo merita un commiato più accurato e lo ottiene.

Volo in casa lasciandomi dietro gli stivali da fuoristrada acquistati appositamente ed ormai, dopo oggi, non più nuovi.
La doccia mi attende ma un bacio va dato, e dato bene, per mitigare quel misto di sensazioni negative che ora affliggono il mio amore dai grandi occhi neri.
L'apprensione che un po' fa parte di lei e la mia prolungata assenza, oltre al rientro con un ritardo non previsto rabbuiano il suo viso.

Dieci minuti e siamo in auto.
Anche suo figlio per osmosi è un po' cupo ma alle 21 siamo a tavola e il mio racconto che si mischia ai loro per una giornata passata lontani, ci riunisce davanti alla pizza della pizzeria che preferiamo.
Ho ancora le emozioni del giorno, le risate, i compagni di viaggio, i momenti di tensione, la stanchezza e la carica.
Ora però ho la mia famiglia, la tranquillità, il sorriso e le sensazioni che riempiono le mie giornate.

Forse le ho chiesto troppo, ma è quello che mi fa stare bene e che mi permette tutti i giorni, anche mentre il lavoro è duro e faticoso, di volare col pensiero al prossimo giro, alla prossima curva, alla prossima risata con i compagni di viaggio, stavolta in compagnia di entrambi gli amori che riempiono la mia vita.

Quella che ora dorme in garage dopo una dura giornata di montagna e quella che mi ha aspettato, capace come sempre dopo un po’ di buio, di chiudere la porta alla tristezza per causa mia, valicare il passo del risentimento e tuffarsi nella valle che fa capolino da dietro la curva, aprendosi ai momenti per "NOI". Abbraccio
 

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Commento di: Marinaio87 il 24-07-2013 11:34
DoppioOk Applause Applause Applause Applause
Commento di: Gommeinfiamme il 24-07-2013 12:13
Grazie Up
Commento di: JO74 il 24-07-2013 23:06
Mi piaciuto assai...
Bravo...!!
Commento di: Gommeinfiamme il 25-07-2013 07:58
Bene!
Se ti piaciuto la prossima volta sarai dei nostri no? Up
Commento di: alvinpg il 01-09-2013 18:54
bell'impresa e bellissimo racconto Up