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Addio principessa indiana
Scritto da Doc_express - Pubblicato 17/07/2013 09:32
Tra i tanti pensieri che girano più veloci delle moto da GP c'è stato per un paio di settimane quello di una vecchia Vespa Bajai. Un'alternativa per salvare la mia libertà dalla legge sull'abbigliamento obbligatorio poi non entrata...

Il primo anno che era stata proposta la legge sulle protezioni obbligatorie, tra i tanti furiosi pensieri che giravano nella mia testa come una lavatrice (o forse era uno spandiletame visto come mi giravano le sfere e sapete come la penso) c’era quello di eludere questi obblighi legalmente pensando a qualcosa di molto più modesto. Mi dava e mi darebbe fastidio rinunciare alla mia libertà e all’aria libera.
Smettere di andare in moto o cercare una scappatoia? E la scappatoia la cercavo in vari modi. Tra i quali consideravo anche il fatto di smettere di girare in moto come ultima soluzione.

L’unica cosa che potevo sopportare era un casco integrale, a malincuore ovvio, sebbene ora lo uso quando fa veramente freddo. Un paio di caschi da cross di Biolla di quelli super economici senza visiera e decisamente areati per non soffocarci dentro giusto per fare contenta la divisa di turno. Sarà questione di fondoschiena ma finora il casco mi è servito solo per gli insetti, la sinusite e i rami bassi degli alberi.
Ma come fare per i kw? Che mezzo scegliere che avesse 11 kw ma non fosse la solita moto da ragazzini. Il mio Elefant 125 era da 11 kw ma era finito in fonderia da almeno 20 anni.

Poi la legge non è passata, libertà salvata… ma ai kw come avevo risolto?
La risposta me la aveva data una Vespa Bajai. Una povera vespa decisamente mal messa dentro a un deposito di un carrozziere. Faceva pena ma stuzzicò la mia fantasia.
Appoggiata alla rete esterna, esposta alle intemperie. Mostrava i segni di un colpo violentissimo.
Il cerchio e la gomma davanti mancavano, il tamburo rotto e piantato nel terreno, la forcella leggermente girata da un lato, niente più parafango davanti, era un ammasso di lamiera piegata che faceva ruggine.
Lo scudo piegato, il manubrio rotto e la manopola del gas con un pezzo di metallo agganciato che penzolava.
Faro rotto e appeso dai fili, le aste del parabrezza piegate in avanti. Scocca laterale bollata e che toccava per terra. Insomma sarebbe stata da quasi da buttare.

Nel blocchetto c’era ancora la chiave con il portachiavi. Guardando meglio nel portachiavi una foto in bianco e nero mezza scolorita . Una ragazza in abito da sposa, in un portaritratti che dondolava al vento grosso poco più di un orologio da polso, sembrava mia madre nelle foto del matrimonio ma in quelle foto siamo tutti uguali.
E allora decisi di chiamare quella vespa nella mia inferocita mente di quei giorni “principessa” quel rudere azzurrino così malridotto. Principessa indiana appunto perché era una Vespa Bajai.

Certo che passare da maxi moto a quel vespotto e per giunta da risistemare… fattibile ? Bah sarebbe stata una discreta sfida. Io la Vespa la avevo avuta, il PX negli anni 80, era quello di mio padre e lo usavo fino all’arrivo dell’Elefant 125. Lo usavo anche in giardino da quando avevo 14 anni addirittura…

Le vespe hanno pochi kw, quelle indiane ancora meno. Pensavo tra me e me. Meglio accontentarsi di pochi kw ed essere liberi oppure piegarsi e dire si badrone? Non saprei dare una risposta manco ora.
Nei giorni del dibattersi sulla legge ero anche andato a chiedere al carrozziere quanto volesse per quello scooter martoriato. Di per sé non poteva ancora venderlo perché il proprietario un settantenne era mal messo in ospedale e non aveva potuto parlarci ancora. Inoltre c’erano di mezzo i rilievi, i carabinieri e l’assicurazione. Secondo lui me lo avrebbe dato a molto poco ma c’era da spendere parecchio. Ripristinare la scocca, forcella, verniciatura. Insomma con 1000 euro ci potevo forse stare dentro, ma lo avrei fatto?
E poi tanti pezzettini, strumentazione, bauletto (che io non avrei più messo o gli avrei adattato quello del px).

Poi la legge non era passata la prima volta e io alla principessa non ci pensavo più. Mi avevano colpito le parole del carrozziere “quella vespa ha salvato chi la guidava”. Autodistruggendosi aveva attutito l’impatto contro la macchina consentendo al vecchietto di restare in vita pur sfasciandosi che va bene.
Non so fino a che punto sarei andato avanti. Lasciare indietro le moto a marce di grosso tonnellaggio, con quale occhio mi avrebbero visto nella crew quando arrivavo in birreria col vespotto ricostruito, bah… pensieri che vanno e vengono. In fin dei conti in giro ci vado io mica loro.

Si parla sempre delle moto che hanno un'anima o non ce l’hanno, bè magari sotto quelle due selle separate (segno distintivo delle indiane rispetto alle italiane) qualcosa c’era. Magari non con quella ma con un'altra Vespa il nonnetto quando era più giovane con la sua amata scorrazzava in lungo e in largo nella vallata. E magari io, piccolo dal passeggino, li avrò anche visti. Perché secondo chi ha una certa età se hai iniziato in Vespa, in Vespa continui. Magari fino alla fine.
Magari sarà stata la provvidenza o cosa sarà stato quella mano dall’alto che lo ha salvato.

Principessa è stata al suo posto per quasi sei mesi, poi un giorno non c’era più… era passata l’estate e forse il camion del recupero.
Principessa probabilmente è rinata, proprio come fanno dalle loro parti per la loro religione. Magari in una lavatrice, magari in un telaio di uno scooterino in plastica moderno.
Io nella mia vita ho sfasciato solo una moto (quella che andava di più tra l’altro: Elefant 750) e anche in quel momento tra i fumi dell’alcool che avevo in corpo (ho smesso di bere infatti), nel curvone ho avuto una strana sensazione, quando stava partendo, come fa un cane bagnato per asciugarsi, la mia vecchia Cagivona mi ha sparato via prima di schiantarsi, come quando sui caccia tiri la leva dell’espulsione.

Sono queste le riflessioni del venerdì sera, dopo esserti sbafato un bel piatto di piselli col sugo di coniglio, dopo che il minestrone ultra caldo è sceso come lava in gola. Mi piacerebbe sapere se il nonnetto gira ancora, se si è salvato e se magari ha preso un'altra Vespa o chissà cosa.

Perché sono sempre più convinto che ogni oggetto che abbiamo e che teniamo con cura un giorno ci viene incontro ad aiutarci, in un modo o nell’altro.
 

Commenti degli Utenti (totali: 7)
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Commento di: andre203 il 17-07-2013 14:16
Davvero un bel racconto, appassionate e ben strutturato, complimenti!! Smile
Commento di: opps il 18-07-2013 12:34
sai una cosa doc? alla fine della lettura da un lato mi viene da consigliarti di andarci piano a tavola perch sempre meglio mantenersi leggeri, dall'altra poi mi dico.....e se poi non scrive pi racconti e riflessioni come questa? quasi quasi ti consiglio di darci dentro a cena....hai mai provato la trippa coi peperoni? Picchia Doppio Lamp Naked
Commento di: Doc_express il 18-07-2013 15:38
B il mio quintale abbondante c' e si vede.
Commento di: Vecmazz il 18-07-2013 19:48
Sar prosaico, ma continuo a credere l'anima una cosa che mettiamo noi alle cose che amiamo e che vorremmo perpetuare per sempre, noi stessi compresi, da ci deriva anche il fatto di definire "principessa" una Bajaj: l'amore cieco. Se rinata come lavatrice, spero solo che non sia la mia, ma sto cominciando a sospettarlo.

A proposito, ora di cena

Franco
Commento di: Ugo51 il 19-07-2013 20:46
Bel racconto Doc, toccante.
Mi anche piaciuto tantissimo il tuo desiderio di libert, un sentimento che condivido, e che apprezzo molto.

Ma la legge di cui parli...di cosa si tratta di preciso? abbigliamento obbligatorio?
Commento di: Doc_express il 19-07-2013 22:15
se ne parla da 3 anni,ogni volta che arriva l'estate qualcuno rispolvera la solita proposta di legge che poi giustamente non passa
Commento di: Ugo51 il 21-07-2013 18:28
ma pensa te...