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Motoviaggio mentale
Scritto da giola - Pubblicato 28/12/2012 17:05
Come un viaggio sul divano possa farti capire un sacco di cose...

Oh, il Natale, che bello! Sorrisi amici, il buon cibo, le leccornie che ti gusti una volta l'anno, la tombola, i regali...

Io odio vivere questo periodo. Son un motociclista. Io vivo di sole, di pioggia, di tutto tranne che di sedentarietà. Amo trovare alla fine dei miei viaggi gli affetti e i sorrisi delle persone a me care, ma se non posso cavalcare il mio destriero, tanto vale disfarmi di me stesso e diventare la pecora dell'enorme gregge... no, io non ci sto, e se non posso muovermi perchè le circostanze e il tempo atmosferico non lo permettono... bhe, lo faccio segretamente, nel mio cervello. Mi abbandono sul divano, vicino al camino che emana quell'odore di legna e cenere che catalizza tutte le mie immagini...

Ora indosso la mia armatura, apro il recinto della mia stalla, preparo il destriero tirandolo fuori dal garage... check e pronti si va... sento la mia pelle incresparsi, il mio battito calmarsi in modo anomalo, è ritmico; le mie mani, fasciate da una armatura non totalmente metallica, il mio elmo leggerissimo e sgargiante... vedo una tortuosa riga nera, scura e decisa, che taglia i campi di riso, in primavera, quando ancora l aria ha ancora odore di camini... essenza in equilibrio con la natura in risveglio e con la gomma bruciata, un mix aspro, contorto, sadico, ma anche adrenalinico, cavoli mi eccita... sento il fischiare costante dell'aria nelle orecchie, Silvia galoppa sull'asfalto come non faceva da tempo!
La sento ridere, spensierata, con una voce da bambina, una melodia per cuore ed anima...

Mi fermo appena fuori una grande cascina, su una strada che si collega ad un piccolo paesello taglia uno mare verde, interrotto solo da qualche albero da frutto selvatico. Me lo ricordo bene quell'albero, mi ci sdraiavo di nascosto ogni tanto quando passavo di lì, per assaporare qualche suo frutto e ammirare la luce che non viene catturata dalle fronde...

Un gioco a me molto caro, è la stessa sensazione che ho avuto la prima volta che ho poggiato il capo sulle gambe di Gloria, la luce veniva catturata dai ricci ribelli e composti che fan da cornice a quel viso perfetto. Sebbene non venga mai in moto con me, la vedo in ogni piccolo squarcio di paesaggio.

Non posso limitare il mio sogno ad un albero, riparto... continuo a galoppare, passo interi paesi e alle mie spalle ho già accumulato moltissimi campi di riso. Giungo ad un piccolo paese, devo per forza fermarmi, la ventola della moto gira all'impazzata e i miei piedi lamentano già la fastidiosa presenza di vesciche... parcheggio vicino ad una statua attorniata da una fontana, che emana frescura... momento idillico e ristoratore oltre ogni misura... Vorrei tanto un cielo coperto, ed eccomi, alle sponde di un lago a me sconosciuto, con moltissimi altri fratelli che non fanno altro che scappare; il cielo nero, presagio negativo... indosso il tutto, e inizio a trotterellare verso casa (almeno credo)... la pioggia tanto preannunciata non si fa attendere e fa notare la sua presenza, insistente e fastidiosa.

La mia incoscienza soleggiata diviene un asciutto e sintetico calcolo geometrico, compongo figure sul velo d'acqua, danzo con Silvia, un lento, che diviene un valzer frenetico ma soppesato, consapevole che un mio sbaglio nell'esecuzione mi costerebbe carissimo... una curva mal fatta,un microscopico calo di attenzione, e addio... desidererei tanto un tratto asciutto e diritto... e magicamente mi ritrovo su di una lingua d'asfalto mai vista, solo, in mezzo a tanta terra rossa... non ricordo esattamente dove si trovi, ma so di averne una fotografia in camera... noiosa nella sua natura, ma certa e priva di ostacoli imprevisti... un vento caldo, sembra di avere un phon puntato contro... alla mia destra, il nulla, così come la mia sinistra, vuoto totale.

Dentro di me però sento una landa infinitamente vuota e bianca, nessun sentimento... mi giro di scatto, sul mio codone dove ho messo i nomi miei e di Gloria, nulla... Paura, paura, tantissima paura... dove sono? dove mi trovo? dove è la mia moto? dove son i miei nomi?!? E poi buio. Una mano calca la sagoma del mio cranio, distribuendo a casaccio i miei capelli. "Ci sei?" Oh, quella voce, quel mio angelo ricciolo... è lì. Faccio un cenno col capo e mi siedo a talvolta al suo fianco, le sbuccio la frutta, ogni tanto lo faccio... ma la mia testa inizia a lavorare: cosa vuol dire quello che ho visto? Perché proprio in quel momento mi son girato? i nomi prima c'erano? e perché non eran presenti quando mi son girato? e perché gli eventi proprio in quella successione? Un sacco di perché, a cui coi "se" ed i "ma" non si può dar soddisfazione.

Son abbastanza sicuro che il deserto rosso rappresenti il mio animo e la strada così dritta la mia cocciutaggine: son così indirizzato a fare certe cose che tutto il contorno me lo perdo, quindi gran parte del gusto alla fine. L'assenza di nomi, tanto semplice quanto terribile: non dimenticare chi è con te in questo viaggio, altrimenti li perderai e quando lo farai sarà troppo tardi... a questa sentenza, mi si gela il sangue...

Un uomo senza la sua donna, così come un biker senza una strada, così come un cavaliere senza la sua dama non si può definire tale... e ogni volta, quando le sbuccio la frutta, mi sento un pò più il suo protettore; un quadro disegnato da un bambino... ma in fondo, ogni uomo, ogni biker è un bambino cresciutello... cambiano solo i giocattoli, si dice... tuttavia, un uomo senza una donna che illumina la sua giornata e lo accompagna nel lungo viaggio della vita, è solo un biker senza anima; ed io voglio, pur di pagare una cifra impossibile, ogni giorno, potermi godere quei ricci contornati dal sole, al costo di sbucciarle la frutta tutti i giorni della mia vita.

E se fosse proprio Silvia a togliermi Gloria, un giorno?
 

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Commento di: Ugo51 il 29-12-2012 15:24
bell'articolo.

bel viaggio.
Commento di: Saso253 il 30-12-2012 16:22
Remember who you are. Ricorda chi sei, quindi ricorda che sei frutto delle persone che ti stanno vicino, delle persone che ami, ancor prima delle passioni. Non smettere di ricordarlo e Silvia non ti toglierÓ niente.

Lamps!