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Una gita di ottobre
Scritto da 42 - Pubblicato 08/10/2012 17:47
Storia di ruote e ruotine sulle montagne torinesi

- Allora domani andiamo su?
- Sì, dai, io passo a prendere Iano alle otto, alle otto e mezza ci vediamo in piazza e poi partiamo.
- In un paio d'ore ce la facciamo no?
- Ah, io e Iano di sicuro, con la moto. Tu, con quello scooter, non lo so.
- Cretino...
- Ma sì, dai, tanto lo sai che vado piano, poi con quel balengo di Iano dietro che non sa fare il passeggero, rischierei solo di tirar dritto ad ogni curva.

Inizia e finisce così, in sei frasi di un sabato sera di metà ottobre, l'organizzazione di una gita a Pian della Mussa, 1850 metri di quota, ultimo avamposto della val d'Ala (una delle tre valli di Lanzo); meta di gite domenicali per tanti torinesi e sede delle colonie Sigismondi, in cui da bambino ho passato le mie vacanze estive, quando mia madre lavorava come operaia. E' grazie a quelle colonie, che ho conosciuto queste montagne e me ne sono innamorato.
Sarà forse l'ultima gita dell'anno; a breve chiuderanno la strada dopo Balme e fino a primavera si potrà salire solo a piedi o, una volta arrivata la neve, con gli sci e le pelli di foca.

Alle otto e mezza di domenica mattina si dovrebbe partire ma Iano, alle otto, è ancora a letto e Vola deve aspettare che l'amico ritorni nel mondo dei vivi ("Eh, ieri sera mi son fermato a bere qualcosa ed ho fatto tardi...") alla fine, alle nove, riusciamo a partire.
La moto di Vola (unico elemento del gruppo conosciuto - chissà poi perché - col solo cognome) a fare da battistrada con Iano (Liliano) seduto dietro ed io che seguo con lo scooter.

Li guardo fare strada... li conosco da vent'anni, è dalle elementari che cresciamo insieme e frequentiamo la stessa piazza a Cavoretto (è anche l'unica piazza di Cavoretto...).
Vola, Iano ed io... tre "amici della piazzetta", quei tre che invece di passare il sabato sera a ballare, aspettano la domenica per andare in montagna... a camminare d'estate, a sciare d'inverno.

Vola, di famiglia benestante ma al quale i genitori hanno insegnato a non dare tutto per scontato... fa il saldatore in una piccola fabbrica perché non ha voluto proseguire gli studi e con i primi soldi guadagnati si è comprato prima uno scooter (stortato contro un palo della luce un paio d'anni prima) e poi quella moto di terza mano che lucida ad ogni ritorno da una gita.

Iano, il balengo del gruppo. Ventisei anni di follia purissima e lucida, di stramberie, di coraggio quasi incosciente.
Come quella volta che a Balme partì alle 5 del mattino per salire a piedi con gli sci in spalla su quel costone perché "Voi dite quel che volete, ma di lì ci si può scendere..": scese, in effetti, ma rotolando e strisciando per il 90% del tragitto... e arrivato al fondo aveva i pantaloni stracciati dal ghiaccio.

E dietro io, che per oggi ho lasciato a casa la morosa per uscire con loro... Io che già so che nel pomeriggio passeremo da "Peru 'l rus" (Pietro il rosso, per via dei capelli), a chiacchierare e berci un Genepy, quello che prepara lui con le piantine che va a raccogliere su a Pian Gias.

Passiamo Germagnano, la strada da qui in poi inizia a salire e Vola deve mollare un po' il gas: io ho il mio ferraccio (e lo zaino con le provviste) e lui ha Iano che sta rigido come il pennone di una bandiera sul sellino... vai a curvare bene con quello lì.

Ma non c'è fretta, ormai siamo a metà strada, ancora 30 Km e ci siamo.
E poi è così bello, qui, che andare di fretta sarebbe un delitto: boschi di castagni, il profumo dell'autunno che si preannuncia, la Stura lì a sinistra che scorre verso la città... non c'è motivo di tirare il collo ai nostri mezzi (specialmente al mio).

I due tornanti di Ceres, poi tappa ad Ala di Stura a comprare il pane fresco (privilegio dei paesi di montagna... pane fresco tutti i giorni); un po' di miscela per me e di benzina per Vola, una sigaretta in piazza e si riparte.

Ultimi 12 Km.. quelli più ripidi... lo scooter soffre un po', immagino il sorriso di Vola... prima Balme, poi gli ultimi quattro tornanti, uno dietro l'altro, ed arriviamo. Pian della Mussa si apre di colpo appena dopo l'ultimo ponte, uno spettacolo che mi sorprende sempre, una spianata che mi accoglie a braccia aperte ogni volta, da vent'anni, che arrivi con lo scooter, a piedi o con gli sci e le pelli.

Una tappa dalla signora Rina alla "Trattoria Alpina" e le solite battute.
- "La prossima volta fai che partire di sabato.."
- "Certo che con quelle ruotine lì, se prendi una buca ci tocca venirti a tirar fuori con la scala..."
- "Ma 125 e' la cilindrata o l'età?"

Non c'è cattiveria, è il nostro "gioco di ruolo": lo sbruffone, il matto, il fermone. Tre attori che recitano lo stesso copione da due anni... da quando Vola si è comprato la moto ed io lo scooter; e lo recitano talmente bene che gli avventori della "Trattoria Alpina" (quelli che non li conoscono, altri ormai li vedono una settimana sì e una no) li guardano perplessi.

E' ora di trovare un posto dove fare campo e mangiare. Vola ha una intuizione...
- "Passiamo la Stura e andiamo a metterci vicino a Rocca Venoni (una baita sotto una balma enorme al fondo di Pian della Mussa, n.d.r.), almeno siamo all'ombra"
- "E lasciamo qui lo scooter e la moto?"
- "No, la Stura è bassa, poco prima di Rocca Venoni c'è un guado"
- "Ma 't ses balengu (sei scemo n.d.t.)?... ho delle ruotine da carrozzina, come passo?"
- "Dai, al limite lo portiamo a mano, per quel che pesa..." (e ride)

Mi tocca raccogliere la sfida e provare, ho capito... salgo e parto. Cento metri ed ecco il guado: oggi sarà anche bassa, la Stura, ma a me sembra di dover attraversare le rapide del Niagara.
Iano prende lo zaino e la mia macchina fotografica e attraversa a piedi, pronto ad immortalare l'impresa (o, sigh! il disastro).

Parto piano, la ruota anteriore entra in acqua (e Iano scatta), tengo le gambe tese in fuori a far da bilanciere e (si spera di no) da appoggio d'emergenza in caso di scivolata sulle pietre.
Le ruotine si fanno strada nell'acqua, sembrano quasi cercare da sole gli incavi tra le pietre arrotondate per non scivolare via... saltellino, scivolatina, scivolatina, saltellino, saltellone, scivolatina... finalmente sono dall'altra parte, ancora in piedi... apro un po' il gas, riprendo a respirare e sono sull'erba asciutta.
Wow! ce l'ho fatta! mi giro verso Vola e sorridendo gli faccio un gestaccio, poi tiro una pacca sul manubrio ("HA!... credeva di fregarci, piccola mia").

Adesso tocca a Vola: butta dentro la prima, mentre Iano lo osserva, inquadra e scatta ancora; affronta il guado con sicurezza... forse troppa. Dopo poco più di un metro sono sdraiati in mezzo alla Stura, lui da una parte e la moto dall'altra.

Il calore della marmitta e del cilindro, per qualche secondo, generano un soffio di vapore... lui genera nello stesso intervallo di tempo un repertorio di bestemmie tale da far impallidire uno scaricatore di porto.
Iano ed io ci rotoliamo nel prato dal ridere, lui si rotola imprecando nel torrente, cercando di tirar su la bestia bagnata.

Finalmente riusciamo ad andare ad aiutarlo, riusciamo ad alzarla, ma non parte... guardo Vola e gli dico "Dai... mal che vada la portiamo a mano" e scoppiamo di nuovo a ridere. Tutti e tre, questa volta... Anche Vola sta ridendo talmente forte che quasi non riusciamo a tenere dritta la moto: tre imbecilli, di cui due a piedi nudi, a mollo nella Stura che cercano di spostare una moto...

Alla fine troviamo la quadra: uno per parte a tenerla dritta e guidarla, Vola dietro a spingere. La portiamo all'asciutto e cominciamo a darci da fare: smonta, controlla, asciuga & rimonta... in mutande e canottiera mentre i pantaloni e le maglie asciugano al sole.
E così si fanno le due e noi non abbiamo ancora mangiato, ma la moto è di nuovo pronta e scoppiettante, nemmeno ammaccata e possiamo ripararci all'ombra della balma.

Pane, salame e formaggio fanno la fine a cui erano predestinati, il fornellino da campeggio fa il suo sporco lavoro e ci beviamo anche un caffè, poi ci rivestiamo e partiamo.
Questa volta va tutto bene, il guado non fa scherzi, ma Vola ancora non sa, o fa finta di non sapere, che davanti al Genepy di Peru 'l rus la sua disavventura verrà comunque raccontata, mimata e rivissuta attimo per attimo, mentre il vecchio montanaro si farà grasse risate.

Da Peru ci fermiamo un'oretta, poi il sole inizia la sua discesa e anche a noi tocca lo stesso destino: la discesa verso la città, verso la vita di tutti i giorni; salutiamo Peru, che si allontana verso il pascolo a riunire le sue vacche, e partiamo; un paio d'ore e siamo di nuovo in piazzetta.
Vola e Iano si riprendono i maglioni e le giacche a vento dallo zaino e ripartono verso casa di quest'ultimo, poi il primo andrà a casa sua a pulire e lucidare la moto. Io abito a 500 metri da lì, i miei mi avranno forse persino visto arrivare dal balcone.

Domani Vola ricomincerà a piegare e saldare tondini e quadrelli, Iano a cucire pelli e stoffe (fa il sellaio/tappezziere, ed è anche bravo) ed io tornerò al mio lavoro. Dopodomani loro forse dimenticheranno la moto sdraiata nella Stura.
Invece io questa giornata la ricorderò negli anni a venire e la racconterò ai miei figli e (chissà) ai miei nipoti, mostrando loro le foto che avrò sviluppato e custodito nel primo cassetto del comodino.

Il giorno in cui il mio piccolo scooter con le ruotine da carrozzina riuscì dove invece fallì la moto di Vola.

La domenica in cui una piccola Lambretta 125 fece meglio di un Benelli 500.

Quella indimenticabile domenica d'ottobre del 1955.

Ernesto, papà di Lorenzo/42, al quale probabilmente ho raccontato tante di quelle volte questa piccola avventura, che ormai la conoscerà a memoria.

Prima della traversata:

La Lambretta alla prova del guado:

Vola... a un passo dal disastro:

Peru 'l rus:

 

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Commento di: till il 08-10-2012 18:21
che bella storia ! ho avuto un brivido alla fine, davvero mi sono commosso, l'amore e la passione per un mezzo di trasporto, per una fedele amica ( con le rute piccole ) !! Ci fossero ancora persone così, vere !!
Commento di: 42 il 08-10-2012 19:00
Le persone, purtroppo, non ci sono piu'
Mio padre e i due amici protagonisti di questa storia se ne sono andati, cosi' come Peru 'l rus.

Di uno dei protagonisti di questa storia, ovvero lo scooter con le ruotina da carrozzina, ho invece qualcosa più di un ricordo:

http://www.motoclub-tingavert.it/a2373s.html

Cool
Commento di: CityHunter85 il 08-10-2012 18:27
Bellissimo......sono in ufficio e non riuscivo a trattenere le risate :)
poi invece mi hai lasciato senza fiato per l'emozione del finale!!!

Commento di: 42 il 08-10-2012 18:38
Per amore di verità, vanno precisate alcune cose.

La storia e' vera... come sono veri i personaggi, incluso Peru, di cui io stesso conservo alcune foto scattate con lui quando ero bambino.

E' vero l'amore di mio padre (e da me ereditato) per quella vallata, dove in effetti c'erano (e ci sono ancora, anche se probabilmente adibite ad altro) le colonie Sigismondi, dove effettivamente lavorava mia nonna.

L'unica cosa "falsa" e' il fatto che l'episodio non si verifico' a Pian della Mussa, ma in altra localita'. Avevo bisogno di una "location" (oggi si dice cosi' Laughing ) dove poter ambientare il racconto con un a certa precisione descrittiva, e quindi ho pensato di traslarlo di qualche chilometro.

Wink
Commento di: asterix55 il 08-10-2012 19:21
Bel racconto, storia di vita vissuta e di amicizia. Sono questi i ricordi che, indelebili, ci accompagnano nel nostro percorso. In questo caso poi, sopravvivono a chi li ha vissuti grazie alla memoria di un figlio.
Grande cosa la Montagna, ultimo ambiente rimasto dove il silenzio e la natura possono ancora " dire la loro"
ciao
Commento di: bandolerostanco il 08-10-2012 21:18
Sempre bravo e le storie mai avare di emozioni......
Ciao Lorenzo !
Bandolero
Commento di: Tevildo il 09-10-2012 08:35
Mi hai fatto iniziare bene la giornata!
Ho letto anche l'altro racconto (http://www.motoclub-tingavert.it/a2373s.html). per oggi ho fatto il pieno di emozioni :-)
Grazie Lorenzo!
Commento di: _UBER_ il 09-10-2012 09:07
Davvero emozionante.
Le foto poi danno un tocco unico di nostalgia...
Commento di: ennio46 il 09-10-2012 09:41
grazie 42, bel racconto e grandi emozioni ( mi hai ricordato cose dimenticate).
Commento di: shadow830 il 09-10-2012 17:05
STUPENDO!!!
Commento di: 42 il 09-10-2012 23:58
Grazie, Annina... se dovessi passare da queste parti, un giro a Pian della Mussa ce lo facciamo...
ma il guado della Stura te lo risparmio Wink
Commento di: shadow830 il 10-10-2012 12:05
Com'è Buono Lei!!!
Accetto molto volentieri il giro:-)))
ciao Smile
Commento di: chebellalasella il 09-10-2012 20:04
bellissimo racconto... avendo già letto i tuoi vecchi articoli ho notato fin da subito qualche incongruenza sospetta, tanto che ad un certo punto ho controllato di non aver confuso l'autore... quindi il finale a "sorpresa" è stato solo una conferma dei miei dubbi... nonostante ciò mi hai fatto viaggiare con la fantasia. grazie, 42!
Commento di: Diecianove il 10-10-2012 16:53
Grazie!!! Abbraccio
Commento di: motociclope il 11-10-2012 10:35
Mi Hai quasi fregato. . . . ma quando sono arrivato all'età, ho capito che qualcosa non "quagliava". . . . Wink

Bel racconto Lorenzo, come sempre letto in un fiato.

Grazie. Five Abbraccio
Commento di: JO74 il 12-10-2012 11:48
Veramente un bell'articolo, che mi ha fatto veramente emozionare...
Complimenti... Davvero...
Jo
Commento di: apistore il 12-10-2012 21:59
I complimenti te li hanno già fatti, ed io mi associo con entusiasmo.
Ma visto che hai restaurato e rimesso in efficienza la mitica Lambretta, ci sei tornato a fare il guado della Stura?

Un abbraccio.
Commento di: 42 il 12-10-2012 22:02
No, povera stella... ha quasi 60 anni (li compira' l'anno prossimo).
Non vorrei farle prendere un accidente ASD
Commento di: apistore il 12-10-2012 22:12
Anche io ho quasi 60 anni, cosa vorresti dire? Che non ce la farei a guadare un torrente?
Intendo a piedi ovviamente: in moto ho grosse difficoltà a stare in piedi sulle strade asfaltate, figuriamoci sulle pietre di un fiume. ASD ASD
Commento di: MAUROX il 13-10-2012 19:09
Che dire?
bravo! ben scritto, divertente e commovente.
Applause Applause Applause

Doppio Lamp Green
Commento di: Mira il 28-10-2012 16:48
storia bellissima e stile facile, complimenti...
sarebbe bello viverle anche noi 'ste avventure (parlo per me, magari il resto del mondo le vive...)

scrivi, scrivi che sei bravo!
Commento di: saturnz70 il 20-09-2013 11:29
"Pian della Mussa" !!!
Dev'essere un posto meraviglioso... chiedere ai Genovesi per conferma... ASD
Commento di: 42 il 20-09-2013 11:32
Lascia stare... quand'ero a naia avevo un compagno di batteria genovese... una volta, parlando di montagna, citai "Pian della Mussa".<BR> Stava per ribaltarsi.... ASD
Commento di: Backtobike il 22-10-2015 17:28
Bellissimo stile narrativo. Bellissima storia. Bellissimi personaggi. Allegria e nostalgia.

Non importa quale sia il confine fra la cronaca oggettiva ed il ricordo, il racconto trasporta in quei luoghi, a qual tempo. Un tempo in cui lo spirito con cui si viveva la giovinezza era quello che traspira dalla "Gita di Ottobre". Ancor meglio può capire chi, per fascia di età e frequentazione di montagne, ha vissuto cose simili. Personalmente, ho grande nostalgia di quel periodo, che ho vissuto con lo stesso spirito.

C'è chi osserva che ad un certa età tutti si troveranno a dire che sono stati felici senza saperlo. Non è vero. Qualcuno lo sapeva.
Dopo aver letto "Una Gita di Ottobre" mi son convinto che "42" sia uno di quelli.

Grazie per l'emozione.
Commento di: Ospite il 07-03-2016 17:25
Felici di saperlo! .... "e il primo andrà a casa sua a pulire e lucidare la moto" il grazie per l'indimenticabile avventura.
Il peru 'l rus un grande e la lambretta 125 il benelli 500 e la gioventù che non tornerà...... gran bel racconto complimenti 42. B7
Commento di: gattapazza il 20-07-2016 00:11
Bell' aneddoto. Quando sono arrivata alle foto ... Shocked ma, ma ? uh?? Bello bello. Sono piccole avventure che non hanno un' età