Un primo consiglio è di evitare le
“cinesate” da 25 Euro: al primo impatto possono
esplodere in mille pezzi...
Il casco è per “eccellenza” il primo
capo d’abbigliamento per un motociclista, votato alla
sicurezza, non solo perché il suo uso è
obbligatorio per legge, molti motociclisti sui “40”
infatti già lo usavano quando non era obbligatorio. Con gli
anni, oltre l’evoluzione delle moto, anche il casco ha subito
un’evoluzione tecnica d’avanguardia. Oggi, in
commercio troviamo caschi replica dei migliori piloti di GP. Quindi
cercherò con questo mio articolo, di orientare il neo-fita
futuro motociclista, che dopo la difficile scelta della sua prima moto,
si vede a dover scegliere anche il casco.
Il casco, come detto è fondamentale per la nostra sicurezza
in moto, quindi come tale va tenuto in ordine e conservato nel miglior
modo possibile, esattamente come curiamo la nostra moto.
Premessa importante, il casco a primo impatto si sceglie come
protezione al vento a cui siamo esposti quando andiamo in moto, anche
se questo in parte è vero, il casco innanzitutto
può salvare la vita in caso di una malaugurata caduta dalla
moto. Il compito del casco nei confronti dell’urto
è abbastanza semplice ma altrettanto gravoso: deve dissipare
la maggior parte di energia, limitando la quota che inevitabilmente
viene trasmessa alla testa. Per fare questo ingrato compito si deve
deformare e distruggere, parzialmente, durante l’urto.
L’energia che non viene trasmessa alla testa, infatti, viene
“smaltita” tramite il danneggiamento,
più o meno evidente, delle parti colpite. Lo scopo
principale del casco è di filtrare e smorzare
l’energia dell’urto.
I riflessi, la concentrazione e la vista: tutto parte dal nostro
cervello all’interno della scatola cranica. Ciò
che accade quando la morbida materia cerebrale viene scossa in maniera
repentina e violenta provoca conseguenze che vengono calcolate seguendo
una scala di valori, dal più lieve di primo grado, al fatale
sesto grado. Già il primo livello, un trauma cranico
leggero, può comportare, oltre ad ematomi e infiammazioni,
anche una perdita di forza, che in caso di scivolata fa si che il corpo
intero sia senza controllo durante la caduta. Da qui
l’importanza di scegliere una protezione per la testa
adeguata alle proprie esigenze, valutando la differenza tra i vari
materiali, la qualità costruttiva e scegliendo la taglia
corretta.
Questo è solo il primo passo per avere un buon casco, poi
bisogna sapere come mantenerlo efficiente e protettivo. Infatti, il
tempo, l’uso quotidiano e le variazioni delle condizioni di
temperatura e umidità, provocano la degenerazione dei
materiali con il quale è composto.
Senza contare gli usi non conformi che comprendono la riverniciatura
con coloranti non adatti, gli urti accidentali e le abitudini
scorrette, come l’appoggio del casco sullo specchietto (cosa
che io erroneamente faccio sempre, questo causa lo schiacciamento della
calotta interna in polistirolo espanso, deformandola e danneggiandola)
o l’utilizzo del cinturino come maniglia.
I materiali impiegati per la calotta esterna sono generalmente il
policarbonato
e la
fibra composita. La fibra è
più costosa rispetto al policarbonato, soprattutto per la
lavorazione più complicata che garantisce ottime
caratteristiche meccaniche. Va considerato tuttavia, che ad una calotta
in fibra di bassa qualità è sempre preferibile un
casco in policarbonato che assicura una protezione omogenea, (infatti
la lavorazione della fibra è delicata e se fatta male
può comportare la presenza di bolle o difetti, critici in
caso d’urto).
Il prezzo finale può essere un indicatore di
qualità, perché una lavorazione fatta a
regola d’arte ha un costo maggiore, altrimenti possono
sorgere dubbi sulla modalità di costruzione del casco.
Policarbonato e fibra sono ugualmente validi essendo tutti i caschi
omologati secondo la norma ECE 2205, che garantisce un’ottimo
standard qualitativo.
Per l’omologazione ECE 2205 vigente, vengono eseguiti molti
test che garantiscono la sicurezza anche in condizioni estreme. Quindi
le prove riguardano tutte le situazioni limite che possono capitare in
moto, sia in condizioni climatiche definite normali, sia in presenza di
situazioni avverse, come per esempio, il freddo estremo (i caschi
vengono tenuti in un congelatore a una temperatura stabilita) il caldo
torrido e così via.
Un’ulteriore verifica riguarda l’effetto delle
sporgenze sul casco: forma, materiale superficiali, verniciature
gommate e accessori vari non devono impedire che il casco sia libero di
scivolare sull’asfalto, anche se sono presenti piccoli
risalti come bordi di tombini o altro. Una macchina opportuna fa
strisciare il casco su carta vetrata o su un risalto: se ci fossero
impedimenti allo scivolamento questi genererebbero accelerazioni
rotazionali e, quindi, potenziali danni. Da notare, per gli integrali
apribili, che se la mentoniera si apre non volontariamente durante
qualunque prova, il test non è superato.
L’omologazione ECE 2205 è obbligatoria in tutti i
paesi della Comunità Europea.
L’etichetta a norma deve sempre riportare una
“E” con il numero del paese d’origine, i
codici di controllo e una sigla che identifica il modello omologato:
“P” per l’integrale con mentoniera
protettiva, “J” per il jet,
“NP” per gli apribili con mentoniera non omologata.
Tra i vari caschi cambia la filosofia costruttiva: in base alla
resistenza della calotta esterna si costruisce quella interna, in
genere più dura per i caschi in policarbonato e
più morbida per quelli in fibra. I materiali esterni servono
per proteggere nella prima fase di assorbimento dell’urto,
quelli interni per evitare che l’urto si propaghi sul cranio.
All’atto della scelta del casco, si deve considerare il
comfort fornito: gli elementi variabili sono moltissimi.
A riguardo si possono valutare, ad esempio, le
prese
d’aria, che devono permettere un reale scambio con
l’esterno, e ancora la
rumorosità
percepita che dovrebbe essere ridotta anche a velocità
sostenuta e con il sistema di aerazione aperto. Da analizzare anche
l’
imbottitura interna, meglio se
estraibile, che viene rivestita con materiali più o meno
pregiati. Poi le
visiere che possono essere di
diversi tipi con differenti spessori e qualità ottiche.
Il casco lo dovremo indossare ogni volta che siamo alla guida della
nostra moto, quindi un fattore importante da non sottovalutare
è il
peso, che può variare,
anche di molto, a secondo della composizione dei materiali di
costruzione. Un casco più leggero, sarà di
conseguenza più comodo, il peso (medio) ideale per un buon
casco integrale omologato è intorno ai 1000/1.250 Gr. ma in
commercio se ne trovano anche di più leggeri, e
più costosi.
La
taglia è un altro elemento da non
sottovalutare: per avere un riferimento si deve prima misurare con un
cm. la circonferenza del cranio ad altezza fronte fino al punto
più sporgente della nuca, con questa misura potrete recarvi
presso il negozio e fornire la misura al venditore che vi
farà provare il casco della giusta taglia.
Indossato il casco, lo si deve muovere a destra e sinistra e
dall’alto in basso, tenendo ferma la testa che non deve
girare all’interno. L’affidabilità e la
sicurezza del casco è affidata in ultimo alla taglia giusta
per la nostra testa, una misura diversa, oltre a rendere il casco
inaffidabile e insicuro, diventa estremamente pericolosa, rischiando in
caso di caduta, di far compiere al cranio rotazioni innaturali, con
conseguenze gravi. Evitate sempre di usare caschi troppo larghi o
stretti, il casco deve essere personale, quindi non usate caschi
prestati da amici o rimediati, anche l’eventuale casco per il
passeggero è pericoloso, se il nostro passeggero ha una
misura diversa del casco che intendiamo prestare. Chi va in moto, deve
sempre usare un
casco personale, trattasi anche di
persone che non hanno una moto propria, e che vengono abitualmente
trasportati come secondo passeggero.
Sono presenti due tipi di allacciamento per il cinturino, la classica
con
gancio di sicurezza e pulsante (rosso) per
sganciare il cinturino, e la seconda a
doppio anello,
quest’ultima è preferibile poiché si
regola ad ogni utilizzo e presenta meno criticità di
meccanica.
Il cinturino va allacciato stretto provando a scalzare il casco in
avanti. Con i caschi jet è meglio provare, a casco
allacciato, a sfilare il cinturino in avanti: quest’ultimo
non deve in nessun modo oltrepassare il mento.
Il viso, infine, deve risultare compresso dall’imbottitura,
senza infastidire, perché con l’uso
l’interno del casco tende a cedere.
Ci si può informare anche sul numero di calotte interne
disponibili, questione importante nel caso delle taglie XS e per quelle
“extralarge”.
La manutenzione periodica, prevede che si smontino tutte le parti
removibili. Vanno utilizzati gli attrezzi dati in dotazione e seguite
le spiegazioni relative al modello specifico. Conviene seguire
un’ordine che parte dall’esterno, con la rimozione
della visiera e di tutte le parti relative agli attacchi. La pulizia
deve avvenire con un sapone neutro non aggressivo (consiglio il sapone
di Marsiglia), con cui si trattano le parti in plastica. Si pulisce
anche tutta la calotta esterna con un panno morbido.
La visiera va sostituita quando la visibilità è
compromessa dai graffi.
Si passa a smontare la parte interna, almeno quando è
possibile: in genere si possono asportare le guance e la pozione
superiore dell’imbottitura. In alcuni casi si possono
rimuovere anche i rivestimenti del cinturino, e della parte sulla nuca.
Se non fosse removibile, l’interno può essere
pulito con prodotti specifici non aggressivi, in modo che la calotta in
polistirolo non rischi di rimanere danneggiata.
Il paranaso e le prese d’aria possono essere sia fisse sia
removibili: soprattutto per le delicate lamelle delle prese
d’aria occorre fare attenzione nella pulizia e nella
rimozione. Non vanno quindi utilizzati attrezzi acuminati per
rimuoverle.
Le foderine vanno rimosse e lavate con sapone delicato, seguendo sempre
le indicazioni contenute nel libretto in dotazione al casco. Alcuni
tessuti permettono il lavaggio a secco e l’utilizzo di spray
e schiume specifiche.
Le guarnizioni in gomma devono essere periodicamente lubrificate
(esattamente come gli o-ring della catena della moto), utilizzando
l’apposito olio al silicone in dotazione standard. Se non
fosse incluso va acquistato a parte. La lubrificazione ostacola la
screpolatura e i tagli della gomma favorendo una tenuta e una
protezione degli spigoli ottimali.
Le cadute sono una questione delicata: valutare infatti quando un casco
sia da sostituire è compito di personale esperto e
autorizzato dalla Casa costruttrice. In genere si effettuano alcune
prove visive sulla vernice esterna, che deve presentarsi integra e
senza bolle, poi si passa alla calotta interna che non deve avere gioco
rispetto al guscio esterno quando si prova a muoverla. I centri
autorizzati eseguono anche ulteriori test, smontando tutto
l’interno. Insomma, in questo caso conviene affidarsi a
professionisti del settore, è l’unico modo per
avere garanzie di sicurezza.
Come ultimo consiglio, insieme al casco usate sempre il
sottocasco,
ne va della pulizia del casco stesso, e della nostra igiene personale.
Infatti il sottocasco, prodotto in vari materiali adatti sia per
l’inverno che per l’estate, ci isolano dal contatto
diretto, quindi mantenendo più pulito l’interno
del casco. Il sottocasco non porta una spesa eccessiva, se ne trovano a
pochi Euro 10/15 circa, in più per l’uso invernale
si può scegliere un sottocasco con salvacollo impermeabile,
il quale oltre a proteggerci dalle correnti dell’aria, ci
proteggeranno anche in caso di pioggia la parte spesso scoperta del
collo.
Da quanto appena detto, si è visto che la scelta di un
casco, apparentemente semplice, possa risultare difficile. Siamo spesso
portati a scegliere il casco, dalla grafica attraente, ma meglio tenere
questa considerazione in ultimo e scegliere prima secondo le
qualità costruttive che desideriamo e che sono alla nostra
portata, perché è utile ricordare che il prezzo
di un casco omologato, può variare di molto, a partire da
150/200 Euro per un casco costruito con materiali economici, per
arrivare oltre 1.000 Euro per quelli costruiti con materiali
più pregiati, quest’ultimi spesso repliche fedeli
dei piloti di GP.
Doppio lamps
Cento40