Considerazionil mercato delle moto: le variabili che influenzano i
prezzi di vendita e acquisto, i finanziamenti, il valore dell'usato e
l'alternativa del conto vendita...
L'acquisto di una moto è sempre un'emozione intensa. Quel
modello appena visto ci è piaciuto subito, l'abbiamo
desiderato, guardato, studiato nei minimi dettagli, riguardato,
confrontato... poi, alla fine il desiderio si è avverato.
Saldato il conto e sbrigate le pratiche burocratiche, un bel giorno
finalmente usciamo fieri dal concessionario con la nostra bella moto,
perfetta, lucida e profumata di nuovo.
I mille pensieri che in quel momento di forte emozione ci occupano la
mente, non ci fanno minimamente considerare quanto quei pochi metri
appena percorsi ci sono costati. Dal momento che abbiamo concluso
l'acquisto e abbiamo messo piede fuori dal concessionario, la nostra
moto nuova di zecca infatti, come ogni altro veicolo del resto, perde
automaticamente una cospicua cifra del suo valore commerciale. Se per
assurdo la volessimo rivendere subito avremmo sicuramente perso almeno
il 10-15% del valore pagato pochi istanti prima. Questo fenomeno
è inevitabile, non è di certo una
novità e riguarda, tranne rari modelli e marche, tutti i
veicoli.
La cosa curiosa invece sono i valori che possiamo trovare quando si
sfogliano annunci di moto usate. Si nota spesso una sproporzione, in
termini di cifre richieste, se queste vengono confrontate con il valore
di una moto nuova di concessionario. Può capitare ad esempio
di leggere annunci di vendita di un tale modello di una tale marca con
tre anni di vita alle spalle ma a cui segue una richiesta economica di
poco inferiore al prezzo di vendita dello stesso modello nuovo. Questo
fenomeno per diverse cause negli ultimi anni si è
maggiormente accentuato.
Concessionarie e case costruttrici infatti, sempre più
spesso offrono vantaggiose offerte sul nuovo effettuando prezzi molto
competitivi e allettanti. Preferiscono guadagnare inizialmente meno
sulla vendita della moto, puntando però ad acquisire un
nuovo cliente, fornirgli un servizio, vendere accessori, gadget,
abbigliamento e poi successivamente ricambi, tagliandi e tutto
ciò che ruota intorno al mondo della moto.
A questo fenomeno si aggiunge il ruolo svolto dalle finanziarie sempre
più attente e sensibili al mercato, disponibili come mai a
fornire soldi in breve tempo e senza tante complicazioni burocratiche.
L'acquisto a rate oggigiorno è divenuto praticamente alla
portata di tutti e la disponibilità economica pare essere
illimitata.
Queste ed altre considerazioni spingono chi si appresta ad acquistare
una moto, potendo scegliere tra nuovo e usato poco competitivo, a
rivolgere senza indugi la propria attenzione al mercato del nuovo che
per certi modelli è in continua perenne offerta.
Inoltre le case costruttrici, giapponesi soprattutto, non stanno mai
tranquille e ci hanno "abituato" al fatto che praticamente ogni anno
aggiornano, migliorano o semplicemente cambiano qualche particolare
estetico, a volte anche di poco conto ai modelli precedenti. Il bello
della novità "danneggia" però molto in termini
d'immagine il modello precedente rendendolo improvvisamente e
apparentemente obsoleto agli occhi degli appassionati e del mercato in
generale.
Bisogna d'altronde solo prenderne atto, in quanto questi fenomeni non
sono ne evitabili, ne dannosi. E' semplicemente il libero mercato, la
libera concorrenza e la libertà personale di ognuno di noi a
determinare tutto ciò.
Le case motociclistiche realizzano il loro scopo che è
quello di guadagnare producendo mezzi sempre più
accattivanti, sicuri, performanti, tecnologici ecc..
Le concessionarie cercano di realizzare il massimo profitto dalla
vendita dei veicoli, servizi, ricambi, accessori ecc..
Entrambi, produttori e concessionari, cercano di fidelizzare i clienti
soddisfacendoli in proporzione ai loro meriti e capacità.
Infine il consumatore finale realizza i propri sogni/bisogni
acquistando quello che viene messo a disposizione da questa catena di
personaggi.
Rimane quella sproporzione accennata precedentemente tra il prezzo del
nuovo e quello dell'usato.
Chi vende il proprio veicolo, è ovvio che cerchi di
realizzare la cifra più alta possibile, con un occhio sempre
vigile a quanto gli è costato il veicolo al momento
dell'acquisto. Chi compra, da parte sua, cerca di ottenere il prezzo
più vantaggioso in ragione del fatto che il veicolo
è usato e quindi ha perso parte del suo valore con l'uso e
nel tempo. Anche lui del resto guarda sempre con attenzione il prezzo
che pagherebbe per l'acquisto di un veicolo nuovo di caratteristiche
equiparabili a quello usato.
La reciproca soddisfazione tra domanda e offerta stabilirà
il prezzo a cui il veicolo sarà ceduto/acquistato. Alcuni
enti o società (vedi Eurotax) effettuando un'osservazione
del mercato forniscono un valore medio del veicolo. Questi valori sono
abbastanza attendibili e sono sempre più spesso utilizzati
come punto di riferimento per semplificare i rapporti tra chi vende e
chi compra. Ma restano comunque dei valori indicativi.
Se, come capita sempre più di frequente per le ragioni sopra
esposte, il venditore proporrà un prezzo troppo elevato
probabilmente non riuscirà a vendere il suo veicolo. A
questo punto entrano in gioco altre considerazioni che non riguardano
più il valore reale di mercato del veicolo. Se ad esempio il
venditore è desideroso o ha bisogno di concludere la vendita
il prima possibile, sarà disposto a calare il prezzo pur di
sbrigarsi a vendere. Mentre se non ha alcuna fretta o reputa che il suo
veicolo abbia un valore decisamente maggiore di quello preso a
riferimento continuerà a proporre il suo prezzo, invariato,
aspettando qualcuno che valuti positivamente i vari aspetti della
richiesta fatta, sperando che alla fine l'accordo si concluda.
Ognuno naturalmente è libero di decidere il prezzo che
vuole, anche a volte irragionevolmente alto. Evidentemente attribuisce
al suo mezzo un valore che secondo lui è giusto. Il prezzo
"di mercato" in definitiva è solamente una media a cui la
gente riesce a vendere quel determinato prodotto.
Questo fatto, non esclude però che si riesca a vendere un
veicolo che si reputa... in condizioni migliori, usato pochissimo,
tenuto maniacalmente ecc. ecc.. ad un prezzo che si stabilisce in base
ai propri parametri di giudizio...
Dall'altra parte è ovvio invece che chi compra
userà il proprio metodo di giudizio e così anche
qui troviamo i vari.... condizioni migliori, usato pochissimo, tenuto
maniacalmente ecc. ecc.. e soprattutto... mi piace e lo voglio (anche a
qualsiasi prezzo).
Se infine domanda e offerta si incontreranno, il valore per quel
veicolo è stato trovato, altrimenti si andrà
avanti.
Tutti questi esempi fanno capire come il mercato sia molto vario e non
sempre segue regole precise, anzi.
Proprio per questo molti concessionari, per evitare tutte queste
problematiche, evitano di ritirare l'usato o addirittura qualcuno non
lo ritira affatto.
Normative, difficoltà di trovare gli acquirenti, stagioni,
periodi particolari e altri motivi, spingono direttamente molti
concessionari a rinunciare ad accollarsi il rischio e le problematiche
legate al mondo dell'usato. Altri invece, conoscendo meglio il mercato,
scelgono oculatamente i modelli richiesti e quelli da evitare
perché poco desiderati. Altri ancora ritirano qualsiasi
modello, riservandosi però un elevato margine di guadagno,
valutando cioè il veicolo, molto meno di quanto in
realtà riuscirebbe ad ottenere il proprietario se lo
vendesse per proprio conto.
Un'alternativa molto usata è il
conto vendita.
Acquistare cioè il mezzo nuovo e lasciare il proprio mezzo
usato dal concessionario. Sfruttando gli spazi espositivi, la
notorietà e la capacità di vendita del
concessionario si cerca di realizzare più celermente una
trattativa tra privati, solitamente anche a prezzi più
vantaggiosi per chi vende rispetto alla permuta effettuata direttamente
dal concessionario. Prestare attenzione a quest'ultima opzione,
perché di solito il concessionario si riserva una
percentuale per l'incarico che gli è stato conferito. La
comodità del resto si paga, ma mettete sempre nero su bianco
su appositi moduli i patti concordati, ed evitate sempre gli accordi
verbali "sulla fiducia". Eviterete molte delusioni e seccature.