Descrizione dei sistemi di variazione continua adottati sulla maggior
parte di scooter
e maxiscooter,
ruolo svolto dai rulli e dalla molla di contrasto durante il
funzionamento
I sistemi CVT (continuously variable transmission) sono ampiamente
diffusi ed utilizzati nei settori delle trasmissioni automatiche a
secco.
In questo breve articolo ci concentreremo unicamente sui sistemi di
variazione continua adottati sulla maggior parte di scooter e
maxiscooter, in particolare studieremo in maniera dettagliata il ruolo
svolto dai rulli e dalla molla di contrasto durante il funzionamento.
Per semplicità si farà riferimento unicamente a
variatori tradizionali (e non
trasversali)
trascurando la presenza di rapporti di riduzione o di eventuali sistemi
di frizione.
Elenchiamo e descriviamo brevemente i componenti cardini di questa
tipologia di trasmissione.
Il
variatore (semipuleggia motrice): si tratta di
una semipuleggia mobile la cui posizione dipende dal regime del motore
(quindi dal valore di coppia istantanea erogata), dal peso dei rulli e
dal carico della molla di contrasto applicato nel correttore di coppia.
Lo scorrimento del variatore in direzione di una semipuleggia fissa
determina il diametro (e di conseguenza il rapporto) della puleggia
motrice. E' interessante notare che nei variatori di serie
l'accoppiamento variatore mozzo è ottenuto mediante grasso
lubrificante.
Nei variatori aftermarket tecnologicamente più raffinati, al
fine di ridurre gli attriti e le usure, l'accoppiamento è
invece ottenuto mediante una bronzina sintetizzata in uno speciale
acciaio autolubrificante, che non richiede alcuna manutenzione se non
un periodico lavaggio con comuni sgrassatori per motori.
Il
correttore di coppia (puleggia condotta): anche
in questo caso si tratta di una puleggia espandibile (mediante apertura
e chiusura di due semipulegge con innesto elicoidale).
Essendo la cinghia di lunghezza finita il correttore ha il compito di
contrastare (grazie all'azione di un'opportuna molla di carico)
l'apertura del variatore in modo da mantenere il motore nel punto di
lavoro corrispondente ad un dato valore di coppia (fissato in base alla
tipologia e all'uso del veicolo).
La
cinghia (sistema di accoppiamento tra le
pulegge): si tratta del sistema di trasmissione che opera il
trasferimento di coppia dalla puleggia motrice a quella condotta.
Nonostante le apparenze la fattura e le caratteristiche dimensionali e
fisiche della cinghia influiscono pesantemente sul rendimento
dell'intero sistema di trasmissione.
I
rulli: sono dei semplici pesetti generalmente di
forma cilindrica (indicati in giallo nelle immagini). Svolgono un ruolo
fondamentale, messi in movimento dalla rotazione del variatore tendono
ad acquistare energia cinetica e per effetto della forza centrifuga
spingono il piattello (rappresentato in rosso nelle Figure) contro il
fermo ricavato sull' albero motore. Questo provoca lo scorrimento verso
sinistra del variatore (punto di lavoro comunemente indicato come
espansione del variatore) stringendo la cinghia che è
costretta ad occupare un diametro maggiore sulla puleggia motrice.
La
molla di contrasto (indicata in blu): si tratta
di una molla con indice di elasticità opportunamente
calcolato ed elevati coefficienti di resistenza alla torsione e allo
snervamento. Il compito è quello di ostacolare l'espansione
del variatore chiudendo le due semipulegge che costituiscono il
correttore di coppia.
In tale sede non verrà trattato il funzionamento della
frizione automatica a secco (di tipo centrifugo) generalmente associata
alla CVT.
Passiamo ora all'analisi dettagliata del ruolo assunto dai rulli e e
della molla di carico durante il funzionamento della trasmissione.
Alla base della CVT vi è il
principio di
conservazione della coppia, in altre parole variatore e
correttore si "apriranno o chiuderanno" in maniera complementare
(variando così i rapporti di trasmissione) in modo da
massimizzare i valori di coppia .
I rulli giocano un ruolo fondamentale nell'apertura/chiusura del
variatore. Come già anticipato, per effetto centrifugo
scorrono all'interno di piste inclinate ricavate nel variatore stesso.
Tale scorrimento comporta all'allontanamento del piattello con
conseguente spostamento del variatore lungo un mozzo in direzione della
puleggia fissa.
In questo modo la cavità presente tra variatore e
semipuleggia fissa tende a diminuire; di conseguenza la cinghia
è costretta a salire tra le due semipulegge e, nello stesso
tempo, a scendere nel correttore di coppia.
Nelle figure Fase A, Fase B e Fase C viene illustrato il movimento del
variatore e la compensazione da parte del correttore osservato da due
profili differenti.
Analizziamo ora il
ruolo della molla.
La molla di carico o di contrasto ostacola l'apertura del variatore in
modo da far lavorare il motore sempre in regimi prossimi a quelli di
coppia massima. Il suo carico è studiato per garantire
sempre il giusto tiro. Ricordiamo che la forza esercitata dalla molla
sarà del tipo
F = -k dx/dt.
Quindi si tratta di un valore dinamico che varia linearmente con la
velocità secondo la costante di proporzionalità k
(coefficiente di elasticità della molla). Questo significa
che per vincere il contrasto della molla, la forza centrifuga
sviluppata dai rulli non dipende linearmente dalla posizione delle
pulegge, ma dalla derivata di questa (quindi dalla loro
velocità di scorrimento).
Proviamo a formulare un esempio di funzionamento; per
semplicità immaginiamo di aver lanciato un veicolo dotato di
CVT alla velocità massima. La CVT si troverà a
lavorare nella Fase C illustrata nelle figure; di conseguenza il motore
frullerà ad un dato regime erogando valore di coppia a noi
noto dalle specifiche del GT.
Il nostro veicolo ora si trova ad affrontare una salita:
inevitabilmente il regime del motore tenderà a diminuire
riducendo così la coppia e quindi la forza centrifuga
sviluppata dai rulli; a questo punto il carico della molla
vincerà il valore di forza critica di espansione del
variatore, facendo risalire la cinghia all'interno del correttore,
causando quindi la chiusura del variatore (equivalente all'apertura
della puleggia motrice e la discesa della cinghia in questa) e
innestando così un rapporto inferiore capace di fornire la
coppia necessaria ad affrontare la nuova pendenza. Per comprendere cosa
accade graficamente si passa dalla Fase C alla Fase B delle figure.
Precedentemente abbiamo accennato al fatto che le due semipulegge che
costituiscono il correttore hanno un
innesto elicoidale:
cerchiamo di capirne l'utilità.
Le due semipulegge che compongono la puleggia condotta (correttore)
nella fase di avvicinamento e di allontanamento effettuano
rispettivamente una sorta di avvitamento e svitamento su se stesse.
Questo perché il mozzo di una delle due semipulegge
è dotato di una guida elicoidale su quale l'altra
semipuleggia può scorrere solo effettuando una rotazione.
Per facilitare ulteriormente la comprensione di quello che accade si
farà riferimento ad un esempio molto comune (anche se
piuttosto riduttivo).
In pratica il movimento delle due semipulegge può essere
associato alla rotazione contemporanea di una comune bottiglia e del
proprio tappo.Si osserva infatti che avvitando/svitando bottiglia e
tappo si avvicinano e si allontanano. Si tratta di un semplice esempio
piuttosto lontano dal problema che stiamo affrontando ma molto efficace
per rappresentare il movimento delle due semipulegge.
La spiegazione del perché di questo movimento è a
dir poco geniale. Nel momento in cui si richiede maggior coppia per
avere una spinta richiesta per effettuare un sorpasso o sprint, la
cinghia strattonata dal variatore trascinerà per un istante
dt una delle due semipulegge che si avviterà sul mozzo
stringendosi all'altra. Attenzione: in questa fase la cinghia
salirà sul collettore vincendo inevitabilmente la forza
centrifuga sviluppata dai rulli, scalando rapporto e conferendo maggior
prontezza al motore.
Terminata la fase di accelerazione al rilascio del gas la coppia
tenderà a scendere sotto valori critici calcolati a priori,
quindi le due pulegge si sviteranno consentendo alla forza esercitata
dai rulli di espandere nuovamente il variatore e di innestare un
rapporto superiore normalizzando il regime.
Passiamo ora all'analisi della
taratura della CVT
Variando peso dei rulli a parità del carico della molla si
interviene sull'arco di cambiata (espansione) del rapporto. Rulli
più leggeri consentono di avere una cambiata ad un regime
superiore, conferendo maggiore prontezza in ripresa; dualmente rulli
più pesanti consento di innestare ad un regime inferiore il
rapporto successivo riducendo così consumi,
rumorosità e usura del motore.
- Rulli estremamente leggeri non consentono di espandere
completamente il variatore mandando il motore in fuori giri e
dissipando potenza.
- Rulli estremamente pesanti provocano l'apertura precoce del
variatore penalizzando ripresa e allungo (si innesta un rapporto troppo
lungo a valori di potenza così bassi da risultare
insufficienti a spingere il rapporto inserito.)
La scelta dei rulli e della molla non è affatto banale
né tanto meno arbitraria. Occorre tener presente un gran
numero di parametri: peso del veicolo, il regime e il valore di coppia
istantanea erogabile dal motore, la forma delle piste del variatore, il
diametro delle pulegge, le dimensioni e l'angolo di lavoro della
cinghia, pena un eccessivo spreco di potenza e conseguente calo di
prestazioni.
I
vantaggi ottenuti dalla CVT sono numerosi
soprattutto in termini di facilità di guida e dolcezza di
erogazione: basta ruotare l'acceleratore per mettere in movimento il
veicolo e lasciare che un perfetto bilancio di forze si occupi del
resto. Tuttavia adottando motori molto potenti si riescono ad ottenere
prestazioni del tutto inaspettate.
Trattandosi di un sistema a variazione continua (quindi privo di vere e
proprie marce ma dotato di infiniti rapporti istantanei) è
possibile ottenere doti di accelerazioni nettamente superiori a quelle
fornite da uno stesso GT dotato di cambio manuale. Questo
perché mentre il cambio manuale sfrutta la salita di regime
del motore (coppia non costante) per acquistare velocità in
ogni singolo rapporto, la CVT tiene il motore nel regime di coppia
massima e fa variare con continuità il rapporto di
trasmissione.
Tuttavia la CVT presenta anche diversi
svantaggi. I
principali: la considerevole usura delle componenti, l'assenza di freno
motore (in discesa si invertono i ruoli delle pulegge motrici e
condotte e si innesta il rapporto più lungo), l'elevata
rumorosità e il basso rendimento energetico se sottoposta a
condizione di lavoro estreme. Inoltre in caso di sostituzione di uno
dei componenti (cinghia, variatore, correttore... ecc) è
necessario attendere qualche migliaio di chilometri per consentire il
giusto adattamento del nuovo pezzo e ottenere quindi la massima
efficienza del sistema.
Il sistema CVT resta comunque preferito a sistemi robotizzati o
elettromeccanici per via del costi progettuali e realizzativi molto
competitivi e anche in accordo alla nota filosofia "quello che non
c'è non può rompersi".
Di conseguenza continuerà ad equipaggiare scooter e
maxiscooter a cambio automatico ancora per diverso tempo.