Dopo anni di cripto o pseudo comunismo, intrecciato con le resipiscenze coloniali e con un sistema feudale ancora attivissimo, l’India si affaccia alle soglie del terzo millennio con una motorizzazione che, almeno in parte, ricalca quella dell’Italia anni 50: tante vespe, anche se meno che da noi, un esercito sterminato di biciclette, e le moto che la fanno da padrone.
Ma che moto?
Essenzialmente da 100 cc a max 223 cc (e ben 16.7 cv) della Hero Honda
Karizma, l’unica moto ad avere anche un look in qualche modo
apprezzabile a gusti nostrani.

Karizma
La pubblicità della moto si fa’ essenzialmente facendo leva
sul consumo che sfiora picchi (100 km/l) quasi impensabili dalle nostre
parti.
Molti i produttori oltre alla citata Hero Honda ci sono ovviamente le
sorelle Kawasaki e Suzuki più i locali Bajaj, Tvs ecc.
C’è da dire che qualsiasi moto s’inforchi da queste parti,
è necessario avere un coraggio da leoni comunque, dato che i
pericoli si sprecano.
Io, italiano verace e discreto pilota di auto, sono fra i pochi
occidentali che guida per conto suo, anche se solo sulle “autostrade” e
lo faccio solo perché non mi fido del mio autista,
nonostante lo ritenga decisamente superiore alla media, e per questo
sono guardato come se fossi matto dagli altri expats.
Avventurarsi su una strada indiana è una rulette russa,
anche se fatta con un revolver che ha qualche milione di camere vuote.
I morti per incidenti d’auto, nella sola Delhi, sono circa 3.000
all’anno, i camion rovesciati solo 12 ogni giorno...
Io vado molto spesso ad Agra, ogni volta incontro almeno due/tre morti
nei 185 km che separano questa città da Delhi.
I pericoli sono i più vari ed assurdi: pedoni che
attraversano senza proprio guardare, barrocci portati da buoi, da
cammelli, da asini in forma asinina ed in forma umana; trattori
contromano che si sorpassano, pazzi che viaggiano a 130 all’ora con
pullman dalle ruote lise, perdendo e riprendendo costantemente il
controllo del loro mezzo, mucche pascolanti e, ovviamente, sacre che si
riposano dietro una curva in corsia di sorpasso che se le ammazzi ti
ammazzano te per rappresaglia, camion lunghissimi che fanno gli zigzag,
inversioni a U ed entrate in strada delle serie facciamo a chi
s’ammazza prima, carichi sporgenti, carichi incredibili e tutto il
resto, quello che non scrivo per decenza e quello che ancora non so ma
incontrerò nel mio prossimo viaggio...
Stabilito che guidare una moto è cosa da pazzi e che
moltissimi lo fanno solo perché non ne possono fare a meno,
arriviamo alla cosiddetta elite, si anche fra chi va in moto ci sono le
caste, i famosi
TWO (TwoWheelersOnly) che sono
anche i veri bikers.
Tanto per incominciare disdegnano tutte le moto sotto i 350 cc,
includendo nel loro mondo solo i possessori di una certa moto la famosa
e famigerato Royal Enfield Bullet

Bullet
Adesso commercializzata con due motori, 350 e 500 cc (quest’ultima una
volta sola prerogativa dei militari) e cinque o sei versioni,
è la sola moto che gli indiani comprano quando e
perché si sentono dei Bikers.
La suddetta Royal Enfield vanta un motore che 50 anni fa doveva (forse)
essere all’avanguardia, ma che adesso fa solo sorridere.
Vecchio, mai migliorato, eppure quest’oggettaccio dalle linee che si
vorrebbero americaneggianti, ma sono solo sorpassate, ha un suo,
perverso, fascino forse a causa dei rombanti 22 cv o forse proprio a
causa di quel rumore d’antan che a me cinquantenne fa ricordare quando
ancora circolavano i Falconi con il volano rosso.
In ogni caso solo i possessori di Enfield (da poco c’è ne
è una con l’accensione elettrica...) o di altra moto
superiore ai 350 cc possono chiedere d’iscriversi ai Bikers club.
Chiedere e basta perché solo chi può dimostrare
di aver fatto viaggi superiori ai duemila Km verrà esaminato.
Classisti (o castisti), politicamente non corretti, questi ragazzi sono
comunque da catalogare nella categoria Bikers per la loro infinita
passione e per i viaggi (avventurosi veramente) nel Nord dell’India, ma
non solo.
Il più famoso di loro ha guidato sul percorso
Delhi/Chennai/Delhi percorrendo la distanza di 7000 km in poco meno di
un mese (credetemi, è stato veramente bravo, tanto per
cominciare è sopravvissuto).
Finisco segnalando il sito di uno dei più attivi club
www.60kph.com
e con uno dei loro motti preferiti :
GAS, GRASS OR ASS: NOBODY GETS A RIDE FOR FREE!
Ciao dal subcontinente
Frontierman