La presente trattazione si basa sugli esperimenti da me effettuati per
la realizzazione di parti in vetroresina per la mia motocicletta
(hornet 900) e vuole essere di aiuto per tutti coloro che tentino di
cimentarsi in questa impresa.
Nel mio caso il tutto è iniziato quando, avendo recuperato
in cantina un serbatoio abbozzato per la mia hornet 900, decisi di
ripararlo da me e integrarlo con un codone e un parafango anteriore in
VTR: il tutto allo scopo di dare una nuova colorazione alla mia moto e
al contempo di mantenere l’originale.
La trattazione si articolerà in tre capitoli coincidenti con
le tre fasi della produzione dei pezzi:
CAPITOLO 1 (questo) realizzazione della matrice e della copia
CAPITOLO 2 stuccatura, integrazione parti, carteggio, adattamento del
modello
CAPITOLO 3 verniciatura
Disclaimer: La seguente guida è da prendere “as
is” declino ogni responsabilità
sull’esito del lavoro che vi apprestate a fare. Vi informo
inoltre che il modello da cui trarre il calco, nonostante tutte le
vostre cure e accorgimenti potrebbe alla fine delle operazioni elencate
riportare danni più o meni lievi sia per quanto riguarda il
distacco del colore che la rottura o la screpolatura dello stesso:
Le cause di danno più comuni e cui occorre prestare
attenzione sono:
1) distacco del colore: può avvenire per solidificazione di
colla o resina sull’originale in fase di formatura oppure per
sfregamento in fase di estrazione dell’originale dalla
matrice
2) crepa delle plastiche: può avvenire in fase di estrazione
se non si procede con calma
3) taglio delle plastiche: può avvenire in fase di
estrazione qualora la si effettui a frullino o sega.
La premessa generale da fare è che i lavori da intraprendere
impegnano parecchio tempo, quindi scordatevi di riuscire a risolvere
tutto in un paio di giornate: gli errori, i tempi materiali, gli
inconvenienti, l’indisponibilità di materie prime
implicano necessariamente un dilazionamento del lavoro in
più giornate.
Armatevi inoltre di molta, molta pazienza: non è detto che
il lavoro vi riesca al primo colpo; è inoltre necessario
procedere con calma, ottimismo e concentrazione; pertanto se non avete
molto tempo, avete fretta, non vi sentite in giornata, allora evitate
proprio di impelagarvi per quel giorno nella lavorazione dei pezzi,
lasciando magari ad altra occasione più propizia la voglia
di mettersi a lavorare; da quanto detto risulta dunque importante che
voi siate appassionati della cosa che state facendo, solo
così la potrete portare a compimento e fare tutto sommato un
buon lavoro. Se iniziate a lavorarci tanto per fare lasciate perdere
perché è un processo che a volte risulta
snervante anche per i più ben intenzionati.
Altro importante elemento per il successo del progetto è
avere uno spazio adeguato dove poter lavorare e gli strumenti e
materiali adeguati. Lo spazio perché si impiastra in una
maniera incredibile anche a volere essere puliti e precisi. Per quanto
riguarda i materiali di consumo prendetene in abbondanza, non fatevi
mai trovare in deficit di prodotti (dunque serve un investimento
iniziale in prodotti che poi vi dirò); per la storia degli
strumenti vi dico fin da subito che un buon lavoro si avrà
solo se avete lo strumento corretto per fare quel determinato lavoro,
sono dunque da evitarsi tutte le soluzioni di accrocco o
l’uso di strumenti non appositamente pensati per quello
scopo.
Last but not least il fattore sicurezza: alcuni dei materiali che
andremo a usare possono essere potenzialmente pericolosi dunque occorre
preventivamente essere adeguatamente equipaggiati, il che in termini
pratici vuol dire disporre della seguente attrezzatura:
1) tuta con cappuccio in cotone
2) guanti in lattice (scatola da 100 pezzi…ne consumerete a
mazzi)
3) maschera anti-polveri (quella con i filtri in carbone)
4) occhiali da lavoro
5) guanti per raccogliere il vetro
6) guanti in lattice da lavoro (quelli neri)
7) rotolo gigante di carta assorbente in posizione comoda per strappare
i pezzi
8) stivali in gomma o scarpe da lavoro
9) alcool etilico (per pulizia oggetti e pavimento)
10) acetone (per pulizia oggetti e pavimento)
11) pasta lavamani
Per quanto riguarda la pulizia dell’ambiente di lavoro
(possibilmente all’aperto o meglio ancora in una condizione
dove una parte è all’aperto e un’altra
al chiuso) occorre disporre delle seguenti attrezzature:
1) banco da lavoro (anche piano su cavalletti)
2) scopa e cassetta
3) sacchi della spazzatura
4) pompa dell’acqua (dopo i lavori è bene
nebulizzare acqua nella camera in maniera da togliere le polveri in
sospensione nella’aria)
5) spatola per raschiare il pavimento
6) compressore con pistola
7) giornali da mettere sotto al tavolo di lavoro
8) scotch da carrozziere per assicurare al pavimento i giornali di cui
sopra
Per quanto riguarda gli strumenti generali di cui disporre:
1) taglierino
2) frullino
3) trapano
4) spatola
5) cacciavite piatto
6) barattoli vuoti
7) pennelli a spatola e a punta tonda
8) pellicola trasparente
9) scotch in carta
10) scotch plastificato (da 5 cm)
11) laccetti a stringere in plastica
12) spatole in plastica e/o legno
13) grasso per cuscinetti
N.B.
Evitare di iniziare se non si ha la disponibilità di questi
strumenti di base.
Qui è dove lavoro io

:
CAPITOLO 1
Realizzazione della matrice e della copia
Per illustrare le varie fasi della lavorazione ci avvaleremo delle
fotografie da me realizzate relative alla creazione di una matrice del
codone e del parafango anteriore della mia hornet 900.
Cos’è una matrice? Una matrice è il
calco, il negativo di un oggetto tridimensionale che viene usate per la
successiva creazione di un duplicato dell’originale. Le
matrici possono essere usa e getta e dunque destinate ad andare perdute
dopo la creazione di una copia o possono essere destinate alla
produzione di n-copie.
Per quanto riguarda la realizzazione di una matrice di una componente
della motocicletta occorre considerare che è possibile usare
soluzioni diverse a seconda della volontà di produrre una o
più copie, della disponibilità economica,
dell’esigenza di precisione, e di altri fattori.
Il principio base di una matrice è che deve essere in una
fase A sufficientemente morbida e plasmabile per prendere
l’impronta dell’originale in maniera fededegna e al
contempo non rovinare l’originale e in una seconda fase B
sufficiente dura e al contempo elastica per garantire la formatura
della copia e garantirne un distacco comodo ed esente da danni alla
copia stessa.
Viene da se che il materiale da utilizzare dovrà subire una
sorta di trasformazione di fase da una condizione
liquida/semiliquida/semisolida a una condizione completamente solida.
Dal punto di vista pratico è possibile elencare cinque
modalità diverse di formatura che servono ai nostri scopi
(ovviamente esistono anche altre soluzioni ma queste sono quelle
più adatte alle nostre esigenze)
a) formatura tramite calco in gesso
b) formatura tramite calco in cartapesta o cartapesta mista a gesso
c) formatura tramite calco in VTR
d) formatura tramite calco in gomma siliconica
e) formatura tramite calco in cera
Vediamo i pro e i contro (per la tecnica di lavorazione vedere oltre):
a) la formatura tramite calco in gesso ha il vantaggio di essere
piuttosto economica (5 kg di gesso costano due euro), gli svantaggi
sono che è facilissimo sporcare tutto, ha dei tempi di
tiraggio piuttosto lunghi, è una matrice molto fragile e
poco manipolabile, a confronto con gli altri casi è
piuttosto pesante
Il calco si effettua avendo a disposizione i seguenti materiali:
a. gesso o scagliola
b. acqua
c. cartoncini separatori delle valve
d. filo di ferro o tondini opportunamente piegati per irrigidire la
struttura
e. bende di garza
f. bacinella
g. bastoncino per amalgamare
h. pennello a spatola larga
b) la formatura tramite calco in cartapesta ha il vantaggio di essere
economica, produce un calco leggero, ma al contempo facilmente
sformabile e soggetto ad un tiraggio non omogeneo.
Il calco si effettua avendo a disposizione i seguenti materiali:
a. vinavil (barattolo azzurro)
b. acqua
c. strisce di giornale (non rivista)
d. (eventualmente si può aggiungere del gesso
all’impasto)
e. bacinella
f. bastoncino per amalgamare
g. pennello a spatola larga
c) la formatura tramite calco in VTR ha il vantaggio di essere
leggerissima e al contempo super resistente. Il calco risulta duro e al
contempo elastico. Gli svantaggi sono i rischi dovuti
all’incollaggio della vetroresina sul vostro modello, si
sporca tantissimo, la vetroresina è più costosa
(la resina poliestere con catalizzatore al 5% sta a 9 euro al chilo;
l’epossidica 30 euro al chilo) e implica una tecnica di
lavorazione più complessa (che illustrerò in
seguito) si effettua avendo a disposizione i seguenti materiali:
a. resina poliestere o epossidica
b. catalizzatore
c. fibra di vetro
d. bastoncino per amalgamare
e. barattolo per amalgamare
f. siringa per regolare la stechiometria di catalizzatore e resina
d) la formatura tramite calco in gomma siliconica ha il vantaggio di
essere la più fededegna possibile, il materiale è
del tutto atossico, non si attacca a nulla e quindi si può
procedere alla formatura direttamente sull’oggetto senza
correre il rischio di rovinarlo e al contempo l’estrazione
è semplicissima, gli svantaggi sono il costo ed il fatto che
occorre abbinarla ad un guscio in vetroresina (si può anche
fare un calco spesso direttamente in gomma siliconica ma dal momento
che costa circa 40 euro al chilo e calcolando che con un chilo ci si fa
a mala pena uno strato di un paio di mm su un parafango…non
conviene assolutamente)
a. gomma siliconica
b. catalizzatore al 5%
c. bastoncino per amalgamare
d. barattolo per amalgamare
e. siringa per regolare la stechiometria di catalizzatore e silicone
f. per il guscio cfr. materiali per la vetroresina
e) la formatura tramite calco in cera ha il vantaggio di essere
relativamente economica (inoltre il materiale è riciclabile
dunque si fa una spesa una volta per tutte: ovviamente occorre una cera
speciale per formatura: da prendere almeno 1 kg), è meno
fededegna del silicone, il distacco può rovinare la matrice,
anche in questo caso occorre preventivare un guscio in vetroresina.
Si effettua avendo a disposizione i seguenti materiali:
a. cera per formatura
b. distaccante per cera
c. per il guscio cfr. materiali per la vetroresina
Detto ciò, vediamo come procedere:
CALCO in modalità gesso/cartapesta/VTR
Nel caso di un calco secondo le prime tre modalità elencate
(gesso/carta/VTR) occorre preventivare una sorta di mummificazione
dell’oggetto in bende di pellicola trasparente, questo
perché sia il vinavil, che il gesso, che, soprattutto la
VTR, possono aggrapparsi alla vernice originale del pezzo con effetti
disastrosi sulla stessa.
Prima del bendaggio occorre ovviamente smontare il pezzo, privarlo di
viti e bulloni eventuali, il pezzo va quindi sgrassato lavandolo con
acqua e sapone.
Il bendaggio può essere preceduto per maggiore sicurezza
dalla spalmatura di uno strato di grasso per cuscinetti
sull’oggetto in questa maniera casomai qualcosa penetrasse
attraverso la pellicola non si attaccherebbe comunque
all’oggetto. Spalmare pertanto grasso per cuscinetti facendo
uso di un pennello a spatola larga.
Consiglio un bendaggio di almeno un paio di giri che ricopra
l’intera superficie non lasciando alcuna parte scoperta.
Il bendaggio può essere fatto comprendendo le zone cave
oppure evitandole. Nel primo caso nella fase 2 (vedi capitolo 2)
dovremo poi operare per la foratura delle stesse su VTR solida, ma si
ha il vantaggio di non impazzire troppo nella colata dello stampo. Nel
secondo caso occorrerà poi in fase di realizzazione copia
avere moltissima manualità nell’adattare la VTR.
Dopo il bendaggio otterrete una cosa del genere
Calcolate a questa fase del lavoro come vorrete estrarre il pezzo
perché se fosse necessario un taglio col frullino
è ora che dovete decidere in che punto passerà il
taglio.
Nel caso di cui sopra si è deciso di tagliare in due valve
la matrice a metà codone pertanto sopra la pellicola
plastica si posizionano due strati di scotch colorato (colori diversi)
in maniera che quando si eseguirà il taglio si
avrà un riferimento da non oltrepassare.
Una volta bendato si passa alla fase di rivestimento.
Per il gesso:
occorre preparare in una bacinella l’impasto di acqua e gesso
e mescolarlo in maniera da togliere eventuali grumi. Non versare
tantissima acqua, meglio più gesso e poca acqua e poi
regolare se troppo secco. Se il gesso è grumoso aggiungere
acqua, se troppo liquido dosare altro gesso e attendere. Quando il
vostro bastoncino/mestolo comincerà a tracciare dei solchi
nel gesso allora avrà raggiunto la giusta consistenza e
siete pronti per spalmarlo sul bendaggio con una spatola. Una volta che
sarà stato spalmato un primo strato, appoggiare una
intelaiatura metallica preventivamente formata e foggiata in maniera da
rendere la struttura più solida, quindi passare al secondo
strato di gesso. Può essere utile tra uno strato e
l’altro applicare della garza: aumenta la tenuta del gesso.
Nel caso del gesso il punto di distacco delle valve può
essere facilmente preparato tramite una guida costituita da una serie
di denti di cartone che si andranno a opzionare sulla linea di taglio.
Il gesso sporca parecchio e ci mette molto a tirare completamente: una
volta fatto il lavoro metterlo da parte e non toccarlo prima di tre
giorni.
Per la cartapesta:
diluire in una bacinella 1 kg di vinavil in due litri
d’acqua. Mescolare. Passare a bagno delle strisce di giornale
preliminarmente preparate (preliminarmente perché se lo fate
nel mentre con le mani umide vengono una schifezza) e applicarle sul
bendaggio a passaggi alternati in più direzioni.
Se l’oggetto è da bendare su più lati
come il codone evitate di girarlo troppo presto perché vi si
distaccherebbe quello che avete appena messo in posa. In alternativa
alternare strati di carta e garza.
La cartapesta tira in circa tre giorni.
Per la VTR
E’ la tecnica più complessa ma quella che dovrete
meglio padroneggiare dal momento che la copia la farete proprio in
questo materiale.
Note preliminari alla lavorazione della vetroresina:
1) la resina è tossica se inalata in dosi massicce (usate la
mascherina)
2) la polvere di vetroresina è irritante (quando la tagliate
col frullino usare mascherina e coprire tutte le parti di pelle
esposte)
3) la resina e la fibra di vetro sporcano ovunque: la lana di vetro si
sfibra in maniera incredibile e vola ovunque, inoltre si attacca
facilmente a qualsiasi cosa e non si toglie sgrullandola, la resina
cola e si attacca a qualunque cosa (per raccogliere la lana di vetro in
giro usare una spazzola coi denti di ferro: aggruma la fibra e al
contempo permette di depositarla agevolmente)
4) la VTR una volta che è in fase di catalizzazione richiede
una certa velocità nella sua lavorazione. In estate dopo
circa venti minuti dall’inizio della catalizzazione diventa
inusabile: dunque va lavorata velocemente, sapendo bene prima dove
metterla e con i ritagli di fibra già pronti.
5) Una volta che la resina cola sulla fibra la impasta: se è
troppo poca non la inumidisce al punto da darle la forma, se troppa la
sfibra e la disperde.
6) La resina va passata in una prima fase picchiettando la pezza di
fibra di vetro con un pennello e poi pettinandola sempre secondo una
stesso verso: se cambiate verso fa gli sbuffi e viene male.
Per prima cosa decidere in funzione della dimensione del pezzo quanta
resina utilizzare: per un codone ve ne bastano circa 750 gr. Non
unitela al catalizzatore tutta in una botta, ma fate delle soluzioni di
250g per volta che catalizzerete al 5%: dunque ogni 100 g di resina ci
mettete 5 g di catalizzatore. Una volta mischiati i due liquidi in un
barattolo a parte avrete questa resina azzurrina da spalmare: occhio al
colore, quando la resina che avete nel barattolo tende a diventare
giallognola vuol dire che si sta completando la catalizzazione e a
breve non sarà più utilizzabile: dunque
finché è azzurra OK, quando inizia a diventare
gialla occorre sbrigarsi.
Spalmare preliminarmente uno strato leggero sull’oggetto
(cioè sulla pellicola!!) quindi applicare le pezze di fibra
di vetro opportunamente tagliate (questa operazione va fatta prima, se
tentate di eseguirla nel bel mezzo dell’operazione
succederà un macello perché le vostre mani
guantate avranno comunque toccato un po’ di resina e al
contatto con la fibra vi sembrerà di star spennando una
gallina con la pece in mano!!!). E’ opportuno avere una
riserva di pezze piccole (10x10 cm) perché alla fine
c’è sempre qualche punto dove avrete tirato troppo
e la pezza di base si è spostata, con la toppa risolvete.
Con un sole estivo avrete la vostra matrice in VTR pronta
già dopo un’ora.
Ovviamente la VTR si sarà incrostata anche al ripiano dove
l’avete lavorata, pertanto a questo punto vi armate di
spatola e di santa pazienza la distaccate.
La vetroresina nella parte dove l’avete distaccata dal fondo
presenterà tutta una serie di punte resinose: sono
taglienti, consiglio di usare dei guanti rinforzati (quelli per il
vetro) e adoperando un frullino di pulirne il contorno con un bel
taglio netto, stando attentissimi a non tagliare anche
l’originale e a coprirvi dalle polveri come già
scritto sopra.
Alla fine avrete una roba del genere
Una volta che avete fatto la vostra matrice, e questa si
sarà seccata e avrà tirato per bene, siete pronti
al distacco. Nel caso abbiate preventivamente preparato la superficie
dell’oggetto con uno strato di grasso per cuscinetti
l’estrazione nei casi cartapesta, gesso, si avrà
in un attimo. Per la VTR dovrete sudare un po’ d
più: se l’originale non si distacca evitate di
farvi prendere dal panico: controllate che la matrice e
l’originale siano fra loro liberi e infilandosi i guanti per
il vetro infilare le dita nell’intercapedine ed esercitare
una pressione costante e muovere le mani lungo tutto il perimetro, dopo
un po’ verrà fuori.
Se l’oggetto avesse bisogno di essere sezionato operate di
frullino lungo le linee preimpostate (cfr. supra). Mi raccomando col
frullino: va utilizzato in maniera delicatissima, non cercate subito il
fondo ma procedete pelando poco poco, poi provate a distaccare, poi
riaffondate un poco e così via finché non si
liberano le due metà.
Una volta separate le due metà, ripulire internamente dai
residui di pellicola rimasti e col trapano praticare dei fori
ravvicinati e paralleli lungo la linea di taglio, poi far passare
all’interno dei fori le fascette a stringere e giuntare
finalmente la matrice.
abbiamo in questa maniera la nostra matrice del codone pronta per la
foderatura (di cui tratteremo a breve) e finalmente lo stampo
e questo è il parafango anteriore
e il sotto
CALCO in gomma siliconica
La realizzazione di una matrice in gomma siliconica presenta il
vantaggio di restituire nei minimi dettagli le nervature dell'originale
e non richiede alcun rivestimento preparatorio dell'oggetto da clonare
dal momento che è totalmente antiaderente e una volta
vulcanizzata si distacca semplicemente tirandola.
In sostanza con la gomma siliconica si riproduce una sorta di membrana
completamente aderente sull'oggetto.
La gomma siliconica la vendono in tre tipologie fondamentali:
a. per colatura (molto liquida)
b. per verniciatura (ha la consistenza della maionese)
c. per calchi a parete (è una pasta)
E' possibile anche usare una combinazione delle stesse, si consideri
tuttavia che è molto costosa (circa 40 euro al kg), pertanto
è consigliabile un solo tipo.
Nel nostro caso abbiamo scelto la verniciabile dal momento che ci
interessa spalmarla sull'oggetto.
Dopo aver aperto il barattolo della gomma siliconica semiliquida,
versarne circa un quarto in un barattolo vuoto e pulito, aggiungere in
soluzione al 5% il catalizzatore per gomma siliconica e mescolare: da
questo momento dovrete operare con una certa fretta perché
la lavorabilità della stessa non supera i 30 minuti massimo
(la vulcanizzazione completa avviene invece in otto ore).
Evitare dunque di catalizzare la gomma del barattolo tutta insieme.
A questo punto la si cola direttamente sul pezzo un po' per volta e con
una spatola ci si aiuta a spanderla ovunque, si deve ottenere uno
strato omogeneo di circa 2/3 mm
Fatta questa operazione lasciate riposare almeno 5 ore, a questo punto
avrete una membrana gommosa, elastica e a memoria di forma,
cioè se anche viene stirata ritorna com'era.
In caso aveste lasciato dei buchi (in fase di vulcanizzazione
c'è un certo ritiro) correggete applicando silicone in pasta
nei punti incriminati e lasciate di nuovo riposare.
ecco quello che dovreste ottenere:
Una volta asciutta procedete alla parte più difficile ovvero
distacco e ricollocazione della membrana.
Molto delicatamente sollevatene un lembo e strappatela dolcemente dal
supporto aiutandovi nella zona dei bordi con l'altra mano. La gomma
è dotata di una certa elasticità e non si rompe
in ogni caso occorre procedere con molta cautela.
(Questo primo distacco serve scollare la gomma dal supporto in maniera
che quando fate il guscio in vetroresina non rimanga poi attaccata
all'originale invece che al guscio)
Otterrete dunque una cosa del genere:
Una volta distaccata andremo a riposizionarla esattamente dove si
trovava prima e passeremo quindi a costruirvi sopra un guscio in
vetroresina. Quando preparate il guscio dovrete aver preliminarmente
controllato che non ci siano fori nella gomma siliconica se no andrete
ad intaccare direttamente l'oggetto.
Una volta seccata la resina distaccate l'originale e mettetelo da
parte, avrete a questo punto un guscio in vtr con dentro la membrana in
gomma siliconica.
Usando anche la gomma siliconica in pasta è teoricamente
possibile costruire una membrana di silicone spessa un centimetro e
mezzo che evita il guscio resinico, tuttavia in questo caso i costi
aumentano decisamente.
CALCO in cera
Occorre procurarsi della cera per formatura e del distaccante.
Spalmare preliminarmente il distaccante sull'oggetto da clonare e
quindi applicarvi la cera in pasta manipolandola a pallette in mano per
un po' e quindi facendo pressione fino a ricoprire interamente
l'originale.
Fatto ciò fate il solito guscio in VTR e attendete che abbia
tirato.
Ora viene la parte più difficile del calco in cera: dovrete
riuscire a distaccare l'originale con piccole e continue manovre
sì da estrarlo e al contempo non spingere troppo sulla cera
che si trova al di sotto!
A questo punto in una maniera o nell'altra dovreste avere ottenuto la
vostra beneamata matrice e siete pronti per fare la copia in VTR.
In caso di matrici in gesso e/o cartapesta e specialmente per quelle in
VTR occorre preliminarmente praticare una foderatura della matrice con
scotch plastificato in maniera da impedire l'aderenza sul supporto
della nuova vetroresina che andrete a colare.
Otterrete dunque una cosa del genere:
In caso di gomma siliconica e cera questo accorgimento non è
necessario
Preparate dei ritagli di lana di vetro delle dimensioni opportune e le
solite pezzette di emergenza 10 x 10
Spalmate preliminarmente l'intera superficie con particolare abbondanza
nei punti piccoli e stretti (qualora ce ne fossero) iniziate dunque a
posizionare le strisce di lana di vetro e a picchiettarle col pennello
imbevuto di resina, poi spalmate.
Per le parti maggiormente innervate e soggette a tensione è
bene applicare due pezze di fibra di vetro
Fatto ciò lasciate seccare al sole per circa un'ora e quindi
distaccate la vostra copia tirandola per i barbigli di vetroresina che
fuoriescono dal calco.
In caso di pezzi giuntati con fascette a stringere tagliate
preliminarmente le fascette con una tronchese e quindi separate le
parti.
Se tutto procede per il meglio avrete dunque ottenuto il vostro calco.
IMPORTANTE: non vi scoraggiate se vi sembra parzialmente brutto e
storto o mancano delle parti....il secondo capitolo della guida vi
spiegare come stuccare e correggere i dettagli mancanti!