Eccola:
Aspetto pareri, anche critiche
La Motocicletta
La motocicletta è una passione, e come tale, coinvolge gli appassionati in molti campi della loro esistenza.
Ho scelto di sviluppare questa tematica perché è un modo di riportare alla vita reale, a ciò che più mi appassiona, parte di quanto ho studiato nella mia carriera scolastica, facendo riferimento in particolar modo al programma dell’ultimo anno.
Breve Storia della Motocicletta
La motocicletta a combustione interna nasce di fatto nel 1885 a Stoccarda, ma la prima produzione in piccola serie destinata al mercato fu intrapresa nel 1894 dalla Hildebrand & Wolfmuller, azienda che fallì dopo pochi anni a causa degli innumerevoli inconvenienti tecnici e della difficoltà di utilizzo. Nei primi anni del Novecento tuttavia, altre aziende si cimentarono nella produzione di motociclette, sia in Europa, con Bianchi, Gilera e Norton, che in America, con Harley-Davidson e Indian, che si distinguevano dalle più sportive europee con una guida più confortevole, maggiormente adatta alle pianeggianti strade americane.
Le moto prodotte nel periodo bellico della Prima Guerra Mondiale, sono caratterizzate da un costo relativamente basso, da una meccanica semplificata e dalla grande facilità d’uso, caratteristiche che permettono un utilizzo della stessa anche in periodo di guerra, in particolare dai portaordini che sfruttano le proprietà di velocità ed agilità del mezzo.
Alcune industrie sviluppatesi grazie ai conflitti mondiali, nel dopoguerra convertono la loro produzione in costruzione di motociclette. E’ questo il caso di BMW dopo la I Guerra Mondiale e di Ducati dopo la II Guerra Mondiale.
A partire dagli Anni ’60 la moto diventa simbolo di libertà, ribellione ed emancipazione
Ruolo chiave del petrolio
A partire dal primo prototipo di Gottlieb Daimler, fino a pochi anni fa, la motocicletta è sempre stata caratterizzata da una propulsione a motore a scoppio. Il motore, ridotto nelle dimensioni e semplificato rispetto a quello automobilistico, basa il suo funzionamento sullo scoppio all’interno del cilindro, di una miscela composta da aria e benzina.
La benzina è un combustibile fossile che deriva dal petrolio, roccia sedimentaria di tipo organogeno; in particolare è un idrocarburo, e come tale ha origine da rocce sedimentarie derivanti da fonti organiche vegetali o animali. Per questa ragione è possibile trovare con maggiore probabilità giacimenti petroliferi sui fondali marini o nelle zone deltizie, dove possono ricevere una maggiore quantità di materia organica. In un giacimento normalmente sono presenti idrocarburi solidi o semi-solidi, liquidi e gassosi, differenziati in senso gravitazionale (rivolti al centro della terra i materiali con maggiore densità, verso la crosta quelli con minore densità). I giacimenti sono costituiti da cosiddette “trappole geologiche”, ovvero strati rocciosi impermeabili che impediscono la migrazione del petrolio.
Quando un giacimento viene perforato, la fortissima pressione esercitata dalla componente gassosa, opportunamente controllata, permette la fuoriuscita anche delle componenti con una densità maggiormente elevata.
Ciò che viene estratto è il cosiddetto “greggio”, che per poter essere impiegato, necessita di un processo di raffinazione. Il greggio viene così introdotto in una torre di frazionamento all’interno della quale viene innalzata la temperatura; le diverse temperature di ebollizione faranno si che si depositino più in basso, le sostanze con elevata temperatura di ebollizione, viceversa in alto, quelle con bassa temperatura di ebollizione. Così alla base della torre avremo il bitume, impiegato per produrre asfalto, più in alto la benzina ed infine i gas utilizzati per la produzione di materiale plastico.
La benzina è il combustibile ideale per i motori a scoppio, in quanto possiede un’adeguata volatilità e una certa capacità antidetonante, identificata dal numero di ottani, che può essere maggiorato con l’utilizzo di additivi quali il piombo tetraetile, che è stato tuttavia proibito in Europa dal 2000 a causa delle sue elevate proprietà inquinanti, e sostituito in prevalenza dal benzene (C6H6). Altri agenti antidetonanti sono l’etanolo (C2H5OH) e il metanolo (CH3OH).
Tuttavia, la diminuzione delle riserve petrolifere mondiali,
l’aumento esponenziale del costo del carburante e
l’elevato impatto ambientale di quest’ultimo, fanno si
che anche in campo motociclistico si sia ricercato negli
ultimi anni, un metodo alternativo per muovere la motocicletta.
L’evoluzione del motore a scoppio: il motore elettrico
Per quanto concerne le due ruote, l’alternativa migliore al motore a combustione interna è certamente il motore elettrico, ovvero un dispositivo che converte l’energia elettrica in energia cinetica.
Il motore elettrico è composto principalmente da due parti, uno statore, che consta nell’insieme delle parti fisse, ed un rotore, ovvero l’insieme delle parti mobili.
Semplificandone il funzionamento, lo statore è costituito da una o più coppie polari, che generano un campo magnetico, mentre il rotore consta di un avvolgimento di spire, immerse nel campo magnetico generato dallo statore. La corrente elettrica viene immessa nelle spire, creando così un secondo campo magnetico attorno alle stesse, che tenderà ad allinearsi al campo magnetico dello statore. Questo perché, supponendo che la spira si trovi in una posizione iniziale su di un piano parallelo alle linee di campo, la spira subirà una forza F=Bil, che determina una coppia di forze con la stessa direzione ma verso opposto, che costringe la spira a ruotare fino a che il suo piano diviene perpendicolare alle linee di campo. Per inerzia, la spira oltrepassa di poco questa posizione, ed in questo istante va invertito il verso della corrente, azione che permette alla spira di proseguire la rotazione. Ciò accade poiché una spira percorsa da corrente immersa in un campo magnetico uniforme, ruota fino a che il vettore superficie della spira non è parallelo ed equiverso al vettore del campo magnetico; la formula fisica che descrive il momento della forza magnetica che agisce sulla spira è M=iABsenα, dove i è l’intensità di corrente nella spira, A il vettore superficie, B il vettore campo magnetico ed α l’angolo formato dai due vettori precedenti. L’inversione di corrente ogni mezzo giro è messa in atto da alcuni contatti striscianti fra il commutatore (in movimento) e le spazzole (fisse). Nei motoveicoli elettrici, si utilizza una versione più complessa del motore elettrico, in corrente alternata, con diverse bobine e definita brushless a causa della mancanza delle spazzole che regolano la corrente in maniera meccanica, soppiantate da una più efficace regolazione elettronica. Inoltre la corrente viene fornita da un accumulatore, generalmente agli ioni di litio, che può essere facilmente ricaricato anche da una normale presa di corrente. Le problematiche che affliggono i motoveicoli elettrici sono principalmente: prestazioni esigue, scarsa autonomia, tempi di ricarica lunghi, peso e ingombro delle batterie. Questi svantaggi relegano attualmente le moto elettriche ad una fascia corrispondente ai 50/100cc di un motore a scoppio, ma con un prezzo di acquisto notevolmente superiore.
La motocicletta nella storia italiana
Storicamente la motocicletta ha giocato in Italia un ruolo tutt’altro che marginale. Fin dai primi anni del Ventennio fascista infatti, essa fu oggetto di interesse da parte di Mussolini a causa del costo relativamente ridotto sia di produzione che di esercizio, che ne faceva mezzo ideale per un impiego militare anche in zone impervie.
In breve tempo, egli vide nella motocicletta anche un mezzo di motorizzazione di massa, tanto che spesso nelle famiglie era presente una moto che veniva utilizzata per vari scopi laddove non era possibile o conveniente muoversi in bici, a piedi o con bestie da soma. Rispetto alla Germania che già dagli anni Trenta conosce un rapido sviluppo economico e la nascita della Volkswagen, l’Italia era ancora piuttosto povera ed arretrata, e l’automobile era un lusso concesso a pochi.
Se da un lato la motocicletta incarnava gli ideali di rapidità, forza e velocità teorizzati dai Futuristi, ed aveva un ampio spettro di utilizzo in campo militare, d’altro canto anche i Partigiani scoprirono in essa un metodo efficace per coloro che dovevano riferire messaggi a distanze medio-lunghe.
A partire dal dopoguerra, in Italia si svilupparono aziende di costruzione di motocicli, come Bianchi, Ducati e Gilera, che contribuirono al traino dell’economia verso il boom economico degli anni ’60.
E proprio grazie al boom economico il settore motociclistico ricevette un forte impulso. Infatti si avvertiva sempre più forte la necessità di mobilità individuale, anche da parte del pubblico femminile, necessità che trovò risposta nelle prime FIAT 500 e 600 e in una nuova forma di motocicletta, ovvero lo scooter.
Lo scooter nasce di fatto in Italia, con la produzione delle prime Vespa e Lambretta, caratterizzate da un’elevatissima praticità d’uso. Infatti gli scooter sono più semplici da guidare rispetto alle moto, hanno pedane ampie che permettono sia di riporvi borse o bagagli, sia alle donne di guidare con la gonna (cosa altrimenti impossibile nella classica guida “a cavalcioni” delle moto). Inoltre il cambio al manubrio e la carrozzeria dalle linee gradevoli e tuttora apprezzate, favorirono l’enorme diffusione di questi mezzi, fino ad assurgere a simboli del miracolo economico italiano.
La moto nell’arte
Nella produzione artistica dei primi del Novecento, si possono trovare alcune opere che hanno come oggetto il motociclista o la motocicletta, questo perché i Futuristi non sono rimasti immuni dal fascino di un mezzo di locomozione che esaltava i loro ideali di forza, velocità, sprezzo del pericolo e coraggio.
È inoltre centrale all’interno del pensiero futurista, il rapporto uomo-macchina e il positivismo nei confronti del progresso scientifico e tecnologico.
Gli artisti futuristi si pongono come obbiettivo quello di rappresentare il movimento, il dinamismo e la velocità, ed esprimono il loro pensiero ne “La Pittura Futurista. Manifesto Tecnico”, datato 11 febbraio 1911 e redatto dai principali esponenti della corrente, fra cui spicca il nome di Balla. Vi si può infatti leggere: “Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido.”
E proprio la velocità costituisce il parametro al quale rapportare la modernità, ed assume connotati quasi religiosi, come si può evincere da uno scritto di Filippo Tommaso Marinetti, nel quale si legge: “Se pregare vuol dire comunicare con la divinità, allora correre è una preghiera”.
Del resto l’ “amore del pericolo” (art 1 Manifesto) “il coraggio, l’audacia e la ribellione (art 2 del Manifesto), sono ben rappresentati dalla motocicletta, assieme alla quale nasce il mito del centauro, uomo che diviene un tutt’uno con il mezzo. Domare una motocicletta aveva un sapore eroico, la velocità, l’impatto con l’aria e il senso di libertà che ne derivava, elevavano il motociclista a “uomo futurista” per eccellenza.
Fortunato Depero esprime questi concetti nella sua opera
“Motociclista: Solido in velocità”, datata 1923, nella quale
viene raffigurato un motociclista a bordo della sua moto
che sembra quasi perforare con un’onda d’urto l’aria,
rendendo in maniera efficace l’idea di rumore e velocità.
Anche Mario Guido Dal Monte affronta il tema motociclistico
nel suo “Il Motociclista”, disegnato in una posa simile a quella
deperiana, con un delineamento se possibile ancora più marcato del cono d’aria scavato dalla moto. Più classica invece l’opera di Mario Sironi, che rappresenta in maniera maggiormente descrittiva ed immobile il soggetto, prendendo di fatto le distanze dal Futurismo radicale.
Soprattutto per quanto concerne i dipinti di Depero e Dal Monte, si possono notare i primi studi di aerodinamica, che porteranno alcuni scultori futuristi verso lo studio ed il disegno delle primissime carene ad uso motociclistico. Ma il binomio futuristi-motocicletta non è solamente un binomio di tipo ideale, ma anche strettamente pratico. Infatti è di invenzione futurista la tuta intera, colorata da Depero e Balla secondo colori particolarmente incisivi e contrastanti, forme astratte e “velocizzanti”, linee spezzate. Il retaggio di questo primo esemplare di tuta, lo si può rintracciare ancora oggi nel motociclismo moderno, che fa della visibilità e della personalizzazione i suoi tratti caratterizzanti.



Negli anni del boom economico, come si è detto, si è vista la nascita dello scooter, che introduceva un nuovo elemento rispetto alle moto classiche, ovvero la carenatura. A partire dai primi studi futuristi, negli anni ’60 si sviluppa il design motociclistico, che deve tener conto non solo della bellezza estetica, ma anche della funzionalità aerodinamica.
Infine, la moto è spesso oggetto di alcune fotografie e stampe d’autore, che spesso si rifanno alla pop art. Ne sono un esempio le immagini a corredo di questa presentazione.
The adventures on the road
The sense of freedom and adventure, since ’50s, is a features of motorcycle travel, and allows some guys to leave their home to go away with a motorcycle.
That’s the main theme of “On the Road”, probably the most famous Jack Kerouack’s novel, published in 1957 to deny the new american’s values.
The book may be considered autobiographic, in fact we recognize in the character of Dean Moriarty, the Kerouac’s friends, Neal Cassidy, a man who live short but strong experiences, in the typical way of post-war generation, to overcome the sense of void and fear. He doesn’t need a home or a job, but he travels around the United States looking for experiences.
The main character and also the storyteller is Sal Paradise, Kerouac’s alter ego.
The book is wrote in a realistic way, with some slang dialogues, seen as a reaction to the academic school of Thomas Eliot. This kind of language was called “hip language”, opposite from traditional language, that was too old, boring and inadeguate for expressing their new intense experience of reality.
Jack Kerouac was a writer who had an uneasy life, looking for new stimoulous and new experiences. He want to break free from social conventions of his period, trying to give a sense at his life, through drugs, alcool and religions, and he transfer this in his books.
On the road is also considered the manifesto of beat generation.
The word “beat” derive from beatitude, come from zen philosophy but reached with the use of drugs and alcool; but it also mean “beaten”, beaten by the life.
The beatnicks, -are called derogatory beatnicks guys that attend the beat way of life-, take part at the students contestation of the period, strongly against Vietnam war and allowing to born the “hippy movement”. Their ideas were diffused quickly thanks to Kerouac’s book’s translation in some languages, and also thanks to some road movie that “On the Road” inspired, like Thelma & Louise and, concerning motorcycle, Easy Rider.
Il senso di libertà ed avventura, a partire dagli anni 50, caratterizza i viaggi in moto, e fa si che molti giovani lascino la loro casa e le loro sicurezze per intraprendere un viaggio sulla loro motocicletta. Questa è anche la principale tematica di “Sulla Strada”, una delle opere più famose di Jack Kerouac, pubblicata nel 1957 per negare in maniera decisa i nuovi valori americani. Il libro può essere considerato autobiografico, in quanto si può riconoscere nella figura di Dean Moriarty, un amico di Keoruac, Neal Cassidy, un uomo che vive di esperienze brevi ma molto intense, come accadeva tipicamente nella generazione post-guerra, per superare un senso di vuoto e paura che la caratterizzava. Non ha bisogno di una casa o di un lavoro, ma di viaggiare negli Stati Uniti alla ricerca di nuove esperienze.
Il protagonista, ed anche narratore, è Sal Paradise, alter ego di Kerouac.
Il libro è scritto in maniera molto realistica, con discorsi diretti in gergo, utilizzato come reazione alla scuola accademica di Thomas Eliot; questo tipo di linguaggio è chiamato “hip language”, in contrapposizione al linguaggio tradizionale, noioso, inadatto e desueto per descrivere le loro nuove intense esperienze di vita.
Jack Kerouac ebbe una vita inquieta, sempre in cerca di nuovi stimoli, pervaso dal vuoto e dalla noia. Egli vuole liberarsi delle convenzioni sociali del periodo, provando a dare un senso alla sua vita, attraverso droghe, alcol e religione, trasferendo tutto ciò nei suoi libri.
“Sulla strada” è anche considerato il manifesto della cosiddetta beat generation.
Il termine beat, deriva da beatitudine, intesa in senso zen ma raggiunta attraverso l’uso di droga ed alcol; ma significa anche battuto, sconfitto dalla vita.
I beatnicks, come vennero spregiativamente definiti i giovani che aderirono agli ideali della beat generation, presero parte attivamente alla contestazione studentesca del periodo, in particolare contro la guerra in Vietnam, facendo nascere il movimento hippy.
Le loro idee si diffusero rapidamente grazie alle numerose traduzioni dei testi di Kerouac, ed anche grazie ai cosiddetti “road movie”, quali ad esempio Thelma e Louise o, rimanendo in campo motociclistico, Easy Rider.
La moto, che per molti è solo un oggetto, ha saputo
Influenzare lo stile, dettare le mode o andare
contro le stesse per molte generazioni, grazie a quelle
persone che nella moto vedono molto più che un
oggetto, ma una passione e uno stile di vita.
NOTA BENE: Ho copiato ed incollato la parte scritta ed inserito le immagini all'incirca dove erano impaginate.. ovviamente così facendo il risultato non è un granchè, ma almeno rende l'idea.
Le foto le ho caricate in dimensione maggiore rispetto a quanto non siano nella tesina originale.