Analisi delle soluzioni tecnologiche adottate nelle moto che si trovano
sul mercato
Nel mio precedente Articolo: “
Il meccanico a peso d’oro...”
vi ho parlato del perché le manutenzioni dei nostri
“gioiellini” costano sempre di più.
Dalla chiacchierata fatta con il mio meccanico di fiducia Massimo,
è venuto alla luce, che tali aumenti sono giustificati dalla
tecnologia all’avanguardia che equipaggiano sempre di
più le nostre moto e i moderni scooter.
Ora cerchiamo di entrare nel dettaglio e di vedere più da
vicino questa tecnica evoluta. Le differenze fra le moto da corsa e le
“sportive di serie” è sempre
più sottile, oggigiorno troviamo sul mercato dei veri
“capolavori d’arte” da 200 CV, moto che
somigliano sempre più alle moto da GP che ammiriamo nel
Campionato Mondiale di Velocità. Due case su tutte, si sono
presentate quest’anno con due biglietti da visita
d’autore: La Ducati con la Desmosedici RR (55.000 euro), e la
MV Augusta F4 CC, presentata come la moto più veloce al
mondo, 315 Km/h è la più cara, 100.000 euro! Si
intuisce che non sono moto per tutti e per andare a passeggio nel
centro storico, di certo non sfigurerebbero, protette sotto una teca di
cristallo in bella vista al centro del nostro salotto di casa. Moto
così certo sono l’eccezione.
Le soluzioni e gli schemi tecnici utilizzati per le sportive stradali
sono sempre più coincidenti con quelli delle Racer da
MotoGP. I motori, che sono ormai delle vere e proprie
“repliche racing” oscillano tra i 170 e 200 CV. Un
risultato ottenuto grazie a un costante lavoro di ricerca e sviluppo, e
al continuo “scambio” di esperienze fra il mondo
delle competizioni e quello della produzione di serie. E i telai non
sono certo di meno.. anzi!
LA CICLISTICA: I telai che vanno per la maggiore
sono quelli, di grande robustezza e rigidità, che collegano
direttamente le due zone più critiche, ovvero quella del
cannotto di sterzo e del fulcro del forcellone oscillante, i cui assi
devono sempre rimanere perpendicolari tra loro, anche nelle condizioni
di impiego più estreme. L’architettura
fondamentale è quella a traliccio in tubi di acciaio e
quella a due travi di grande sezione in lega di alluminio. In
quest’ultimo caso, nei telai costituiti da elementi in
lamiera (o forgiati) uniti per saldatura, il motore è spesso
parte integrante e stressante della struttura stessa. Anche le quote
geometriche (inclinazione del cannotto di sterzo, avancorsa,
interasse), col crescere dei CV e con la diminuzione dei pesi,
risultano sempre più vicine a quelle impiegate per le moto
da competizione.
LE SOSPENSIONI: Da tempo la tendenza è
dominata dalle forcelle a steli rovesciati, più rigorose e
meno inclini a flettere troppo rispetto a quelle tradizionali, grazie
alla miglior escursione delle quali possono trarre vantaggio le parti
mobili quali le canne, cioè i tubi che scorrono nei foderi.
La ricerca di una migliore scorrevolezza, in particolare nella fase
iniziale del movimento molleggiante, ha portato a lavorazioni sempre
più accurate e all’adozione di riporti
superficiali diversi dalla tradizionale cromatura a spessore, Tin, CrN
ecc. Per la ruota posteriore si impiegano quasi sempre sospensioni con
un forcellone oscillante debitamente scatolato, in lega di alluminio,
sul quale lavora un unico gruppo molla-ammortizzatore, di norma del
tipo a progressività variabile. Sia davanti sia dietro ci
sono ampie possibilità di regolazione, precarico molla,
freno idraulico in compressione ed estensione, lunghezza utile.
I FRENI: Ormai hanno preso piede le pinze con
attacco radiale, che si rivelano lievamente superiori a quelle
convenzionali nell’impiego in condizioni limite. Importante
anche l’adozione delle raffinate pompe radiali da parte di
vari Costruttori. I dischi anteriori, con diametro minimo di 290-300
mm, sono in qualche caso più leggeri (disegno a margherita),
con periferica non circolare ma più o meno lobata. Per i
modelli al TOP della gamma si va anche diffondendo l’impiego
delle solidissime pinze monoblocco, per intenderci quelle realizzate in
un sol pezzo, e non costruite da due parti unite per mezzo di viti.
I MOTORI: La maggior parte delle sportive in
produzione, da 600 CC in su, adotta motori a quattro cilindri in linea,
a parte i motori a “V”, che si trovano nella Honda
VFR e nella nuovissima Ducati Desmosedici RR. Un’eccellente
alternativa è quella dei bicilindrici, basta dare
un’occhiata ai risultati ottenuti dalla Ducati nel Campionato
Mondiale Superbike, che per ragioni di equlibratura e di ingombro
trasversale, hanno sempre l’archittetura a
“V” di 90° quelli della Ducati e di
60° quelli dell’Aprilia. Sul mercato ci sono anche il
“V” di 75° quello della KTM e il
“V” di 87° della Moto Morini. Le sole
sostenitrici del glorioso motore a tre cilindri, sono quelli della
Benelli e della Triumph, valide vie di mezzo, tra il due e il quattro
cilindri.
L’INIEZIONE: I sistemi di iniezione
motociclistici sono di tipo “indiretto”, significa
che gli iniettori spruzzano il carburante nel condotto di aspirazione a
valle della valvola a farfalla, e non nella camera a scoppio.
L’apporto dell’elettronica, tanto in fase di
progettazione e di messa a punto, quanto a livello di gestione
dell’accensione e dell’alimentazione, è
risultato determinante per l’evoluzione della meccanica, ha
visto, negli ultimi anni, il deciso passaggio dai carburatori
all’iniezione da parte un po’ di tutti i
Costruttori, ce l’ha persino la Honda CBR 125 R
monocilindrica a quattro tempi! Per la definitiva affermazione di
questo sistema di alimentazione, più che la
possibilità di migliorare le prestazioni sono state
fondamentali le esigenze di contenere le emissioni di scarico (Euro 3).
Per l’accuratezza del controllo della dosatura della miscela
aria-carburante, il suo preciso mantenimento in qualunque condizione di
funzionamento del motore e l’elevata polverizzazione della
benzina anche a bassi regimi di rotazione (quando la
velocità dei gas nel condotto di aspirazione è
modesta) l’iniezione consente di ottenere prestazioni
decisamente superiori a quelle dei carburatori. Una soluzione
“complementare”, ma efficace e degna da essere
ricordata, è quella con cornetti di aspirazione di lunghezza
variabile gestiti elettronicamente, introdotta dalla Yamaha per la R1
2007.
QUASI TURBO: Le scatole filtro di una volta sono
state sostituite da air-box di grandi dimensioni, alimentati da prese
dinamiche dalla notevolissima efficacia. Queste
“bocche” si aprono nella parte frontale della
carenatura e ciò è particolarmente vantaggioso
alle alte velocità, quando la pressione dinamica
dell’aria diventa sensibile. In pratica, si gode di una lieve
sovralimentazione gratuita: la pressione dell’aria
all’interno dell’air-box è, infatti,
superiore a quella atmosferica. Per godere di effetti apprezzabili
sulla potenza elargita dal motore, bisogna comunque andare molto forte,
a 250 Km/h l’incremento della potenza ottenibile
può essere dell’ordine del 2,5-3,0 %.
QUANTE VALVOLE?: Diverse scelte tecniche si sono
ormai da tempo standardizzate, in campo motoristico, per quanto
riguarda i motori ad alte prestazioni. La distribuzione è,
per tutte le architetture, sempre bialbero a camme in testa, con
quattro valvole per cilindro, eccezion fatta per la Yamaha R1 che ne
impiegava 5, ma con il nuovo modello del 2007 è tornata a 4.
Rispetto alla tradizionale soluzione a due valvole per cilindro, quella
plurivalvole è vantaggiosa, in termini prestazionali, in
quanto consente di raggiungere regimi di rotazione più
elevati (grazie alle ridotte masse in moto alterno: le valvole,
appunto), e di disporre di maggiori sezioni di passaggio per i gas.
MAGICO “DESMO”: Nel settore
della distribuzione spicca storicamente la Ducati, che per il richiamo
delle valvole non si affida alle usuali molle, ma adotta il suo
esclusivo sistema “desmodromico”, che si basa su
bilancieri di chiusura azionati da camme aventi una forma
“coniugata” rispetto a quelle di apertura. In tutti
i motori, gli eccentrici degli alberi a camme agiscono su punterie a
bicchiere, eccezion fatta per quelli delle bicilindriche bolognesi e
delle BMW K 1200 R/S (che utilizzano bilancieri a dito). Per comandare
gli alberi a camme ormai un po’ tutti i Costruttori si
affidano a delle catene: la “solita eccezione” la
troviamo nei motori della Ducati che impiegano due cinghie dentate.
Questo in sintesi è il quadro completo di un motore moderno
che equipaggia oggi le nostre moto. Si intuisce la
complessità di progettazione, e la pecularità dei
materiali usati. Questi motori assomigliando sempre di più,
ai motori che equipaggiano le moto da GP, da cui derivano direttamente,
si sa che le Case Costruttrici che partecipano al Campionato Mondiale
di Velocità hanno a disposizione fior di meccanici e
preparatori per far si che queste moto siano sempre affidabili e
vincenti. Noi con le nostre “sorelle minori” non
dobbiamo competere in nessun campionato, ma macinare chilometri su
chilometri su strade di ogni tipo, per certi versi, forse è
più impegnativo mantenere in ordine un motore
così tecnologico, fino ad arrivare alla messa a punto del
nostro prossimo tagliando di controllo. Per questo motivo, i costi di
manutenzione da parte delle officine specializzate, negli ultimi anni
sono sempre aumentati. Se salgono le prestazioni dei motori, se sale la
qualità dei materiali con cui sono costruiti, se sale
l’affidabilità.. per forza di cose dovranno salire
anche i costi del nostro meccanico.
Lamps
Cento40