Moto ancora praticamente nuova, inserisci la chiave che entra fluida
nel quadro, la ruoti lentamente verso destra e... click, scatta
stabilendo che è tutto pronto.
Premendo sul pulsante dell’accensione, immediatamente, senza
titubare, il motore inizia a tuonare delicatamente. Prendo il casco e
lentamente lo indosso come in un rituale sacro, poi viene il momento
dei guanti. Con tutto l’abbigliamento ci si sente
più uniti alla nostra compagna di strada, e una volta saliti
in sella siamo come incollati alla moto, siamo una cosa unica, non
più due entità distinte.
La mano gira un pochino la leva dell’acceleratore per un paio
di volte, il motore da delicato tuonare decide di farsi sentire e noi
accenniamo un lieve sorriso sotto il casco; più o meno tutti
i motociclisti sanno che non è consigliato far salire di
giri il motore in folle, ma la cosa ci piace, ci rende orgogliosi delle
nostre due ruote, e poi infondo infondo tutti noi pensiamo che alla
nostra moto piaccia che la facciamo sfogare ogni tanto.
Siamo pronti, partiamo, per questo pomeriggio abbiamo deciso un
percorso da affrontare in solitario, il cielo è limpido e
non si può aspettare oltre. C'è da affrontare una
statale e poi una serie di tornanti e curve molto delicate che portano
ad un passo sulla cima di un monte, e poi la discesa
dall’altra parte del monte, insomma una storia già
sentita. Il clima è ottimale, il sole non eccessivamente
caldo ci accompagna tra le pieghe che eseguiamo sempre meglio; mano a
mano che il pneumatico si scalda siamo più sicuri della
nostra guida e ci divertiamo rilassandoci tra le curve. Arriviamo sulla
cima, dato il divertimento si sarebbe voluta una strada un
po’ più lunga, ma poi pensando che c'è
ancora la discesa continuiamo ancora più felici. Le curve
dell’altro versante son altrettanto belle, siamo proprio
sicuri alla guida delle nostre due ruote, saldi alla strada, poi un
leggero rettilineo si accelera, neanche tanto, ma giusto per liberare
un pochino il motore, poi curva altro rettilineo rallentando per
rilassarsi un attimo, la strada prosegue tranquillamente, nulla di
difficile abbiamo fatto di peggio...
Ecco! Proprio in quel inutile momento accade, si!... accade qualcosa
che non potevamo prevedere. Ma è successa e quindi per terra
siamo finiti, non si ricorda molto, ma una cosa che rimane nella nostra
mente è il grande dolore che si avverte dopo pochi secondi a
causa di qualcosa di rotto. Non è un dolore fisico, infatti
stringendo i denti e con qualche urlo quello si sopporta, il dolore
è dentro di noi. All’inizio ci preoccupiamo della
moto, ma a breve il dolore sale, ci si rende conto che non ci si
può muovere autonomamente, un piede non risponde, infatti
è quello il dolore più forte: rendersi conto di
non essere autonomi e non potersi muovere. Siamo tristi dentro per la
nostra inefficienza, in quell’istante mille pensieri girano
per la testa, tra le righe sentiamo anche il fatto di abbandonare
tutto, che questo mondo e questi rischi (anche andando piano e con
calma) non sono per noi. Mamma sfiga è sempre in agguato
anche quando siamo nelle migliori condizioni. Ok questo è il
momento peggiore, stiamo veramente male...
Ecco! Sono passati pochi istanti e proprio in quel momento tutto
cambia, ci rendiamo conto del bel mondo che ci circonda ed infiniti
motociclisti iniziano a fermarsi per venirmi in soccorso. Ero
lì per terra, senza potermi muovere e i primi motociclisti
che si son fermati: han chiamato l’ambulanza, si son presi
cura della moto, mi han rassicurato... gli altri si son messi a margine
della strada per fare cenno agli altri motociclisti di proseguire,
altrimenti in pochi minuti il bordo della strada si sarebbe riempito di
una cinquantina di moto...
Ecco! È in quell’istante che ci si rende conto che
non si può non fare parte di questo mondo.
Mi è andata bene: un’operazione, due o tre mesi
tra gesso e riabilitazione, qualche centinaio di euro di danni da
pagare, e la testa sempre sopra le spalle.
Seppur prudenti e cauti, non a tutti va così bene.
L’importante è tenere sempre nella testa e nel
cuore un ricordo di coloro che per questa nostra passione non ci sono
più, perché sempre alla stessa grande famiglia
apparteniamo, io ne ho avuto una prova.
V