Ascoltando le parole di Pumba ho deciso di scrivere il report di un
viaggio in moto effettuato in solitaria nel lontano 1985, allora il
Tinga ancora non esisteva, tante cose ancora non esistevano come legge
sull'obbligatorietà del casco che ancora non era stata
emanata.
La moto protagonista di questo viaggio è il
Suzuki 750GS doppio disco
anteriore, ruote in lega e di colore nero, classe 1978 ed acquistata
usata nel 1983 appena 21enne, limite minimo d'età all'epoca
imposto per le maximoto.
Non mi dilungherò sul perché di quella meta
mentre preferisco addentrarmi subito nel viaggio e quindi inizio con il
piano di carico che prevedeva una borsa da serbatoio, un bauletto e un
capiente zaino. Durata prevista attorno ai 30 giorni, km non previsti,
spesa... bhe quello che avevo in tasca e che ora veramente non ricordo.
La scelta del percorso era libera e quotidiana, mi ero solo ripromesso
di stare lontano dalle coste e di cercare il cuore della Spagna.
Partenza senza storia fino in Francia dove un'ape durante la marcia in
autostrada decise di pungermi nel sopracciglio dx creandomi un occhio
da boxeur, che mi tormenterà per 3/4 giorni. devo
però ammettere che la colpa non era dell'ape ma del
sottoscritto, decisi infatti di sostituire la visiera del casco il
giorno prima della partenza, ovviamente feci dei danni, rompendo un
pezzo del sistema di fissaggio, per partire ugualmente decisi di
eliminare la visiera e si utilizzare un paio di occhialoni da
cross/sci, ottima scelta che mi consentì di sopravvivere al
caldo tremendo (estate più calda del ventennio) ma
lasciandomi purtroppo esposto a quell'unica ape.
Esco dall'autostrada a Salon de Provence, da lì avrei
proseguito su strada normale, infatti non esisteva il prolungamento che
oggi passa per Arles e diretto a Nimes. Il Mistral bollente mi
perseguitò per tutta la tratta, raffiche bollenti facevano
oscillare la moto e zaffate di aria irrespirabile che si alzavano
dall'asfalto mi costrinsero a continue soste. Per la notte mi fermai a
dormire in un camping ad Arles utilizzando una classica canadese due
posti scarsi.
Ricordo ancora quel risveglio con l'occhio tumefatto
e con la tenda che gocciolava all'interno l'umidità delle
notti della Camargue.
Risalgo in sella e mi dirigo verso Nimes, Beziers, Narbonne e
Carcassonne, decido di non passare per Andorra la Viella ma cerco un
valico alternativo, ovviamente senza cartine decenti l'impresa risulta
difficile e 2 tentativi si dimostrano infruttuosi, mi portano su vette
Francesi ma su strade che poi si rivelano chiuse-terminate.
Di ritorno sui miei passi ridiscendo e transito per Foix e Saint Girons
dove pernotto e a cena ordino senza esserne consapevole le famose
Escargots ovvero lumache, azzz... al momento dell'ordine la parola mi
ricordava qualcosa ma... cosa??? Di quelle zone ho un ricordo
indelebile, cittadine semideserte strade ottime e persone
però non sempre cordiali nonostante un parlassi un pochino
di francese.
Dimenticavo l'adagio creato per l'occasione:
"Sei i Pirenei in moto vuoi attraversare a restare asciutto devi
rinunciare."
Salgo verso il valico di Bagnerres de Luchon nella Valle de Aran,
arrivo al valico tra il susseguirsi di folte pinete, vedo il posto di
frontiera, una casermetta in pietra da alta montagna, non
c'è nessuno in giro, la sbarra è alzata mahhh che
faccio? mi fermo giro intorno alla caserma, busso picchio alle
finestre... nessuno mi risponde, che fare? In quel mentre una finestra
si apre si affaccia un uomo con una divisa indossata malamente e con la
mano mi invita a... devo ancora capire, o a proseguire oppure ad andare
a quel paese oppure ancora a proseguire verso quel paese, ma di quale
paese si tratti decido che è meglio non chiederlo e rimonto
in sella, stessa cosa più o meno poco dopo al posto di
frontiera spagnolo.
Ok ci sono riuscito sono in Spagna è il terzo giorno ed ora
viaaaaa. Inizio la discesa e poco dopo a Vielha prendo una strada
secondaria, (confesso sono la mia passione) credo che ora sia
conosciuta come C13 e scopro un mondo meraviglioso, il Parco Nacional
de Aigues Tortes. Non saprei da dove cominciare a descriverlo, si parte
da panorami mozzafiato per poi scendere a precipizio all'interno di
canyons profondissimi e di torrenti impetuosi, di laghi alpini e... bhe
insomma andateci. Mi ricordo in particolare di un valle maestosa, io
ero su una strada sul lato est della valle in cima ad un contrafforte
roccioso che correva per tutta la lunghezza della stessa valle. Oppure
ancora dei tornanti in discesa su una strada larga 3 metri con i freni
pinzati per la pendenza da brivido e le gomme che scivolavano. Non ho
incrociato altri veicoli per chilometri.
Vi confesso che un altro sistema per decidere l'itinerario era dovuto
non solo alla complessità del percorso ma anche al nome del
paese che avrei dovuto attraversare ecco quindi Pobla de Segur e per il
pernotto a Tremp in un Hostal, di questa sosta vi voglio riportare un
ricordo simpatico: non sapendo dove riporre la moto per la notte mi
viene indicata una cantina ovvero un rivenditore di vino che avendo
spazio può ricoverare veicoli. Quando suono al portone
d'ingresso mi viene ad aprire un omone col sigaro in bocca ed un ventre
come un otre, era sordo e utilizzava un cornetto come apparecchio
acustico ante litteram e questa era forse una fortuna per lui che ad
ogni passo mosso lasciava uscire dal suo enorme deretano una alquanto
rumorosa scurreggia che essendo sordo non sentiva. Giuro non ho riso
perché ho immediatamente capito che l'uomo era malato e
credo molto gravemente di cirrosi ma la scena era veramente unica, mi
ha fatto entrare in questa enorme casa costituita da una serie di volte
e di colonne in pietra e di un cortile interno quadrato, non le ho
contate ma c'era un numero impressionante di botti in legno colme di
vino.
La mattina seguente ritirata la moto senza aver pagato nulla continuo
sulla C13 passo per Llimiana diretto a Lleida. La città con
il suo caos e il suo inquinamento ruppe l'incantesimo creato nei giorni
precedenti e non mi soffermai neppure un attimo anzi ne uscii subito
diretto verso... dovevo decidere e scelsi la direzione di Mequinenza da
dove percorrendo la N211 che segue in parte il corso del fiume Ebro tra
gole, fiordi e aride colline avrei poi raggiunto la città di
Caspe e quindi attraversando strane montagne ad Alcaniz. Da qui i
ricordi diventano un pò più confusi e solo
guardando la cartina originale del viaggio mi tornano alla mente le
scelte di percorso ma con tanti vuoti, ad esempio non ricordo dove ho
passato almeno due notti prima di arrivare al Pico de la Vedeta sulla
Sierra Nevada sopra Granada.
Ma andiamo con ordine, dopo Alcaniz voglio passare per il Desierto de
Calanda quindi risalgo verso La Puebla di Hijar (che nomi come non
passarci) e Azaila, quindi Belchite e poi giù ancora versa
sud per 80km di buche e terra bruciata da un sole micidiale senza
nemmeno una casa, due soli paesotti Lecera e Muniesa credo di aver
incrociato pochi veicoli e ricordo un camion che mi ha salutato in
maniera calorosa con trombe e gesti di braccia, (l'ho interpretato come
saluto) Provai a togliere il casco, non c'era anima viva ma il sole,
l'aria e la polvere erano molto più opprimenti del casco
stesso. Ecco di seguito Montalban e Mezquita de Jarque quindi Alfambra,
Teruel, Salinas del Manzano, Canete e Cuenca che se non ricordo male
è stata sede purtroppo della Inquisizione Spagnola.
Le tappe successive furono Almodovar del Pinar e Motilla del Palancar
(i nomi che fascino) La Roda, Tomelloso, Manzaneres Membrilla, Ciudad
Real. Da qui però la memoria tradisce sempre più,
ovvio che la stanchezza iniziava a farsi sentire, le curve non
mancavano, il caldo era niente male anche se ad onor del vero ho
attraversato ampie zone montuose boschive come in Italia non credo
esistano più tranne forse nell'entroterra Calabro. So per
certo che arrivai a Granada ma che non mi ci fermai, ero già
stato in un paio di occasioni, conoscevo già le sue
bellezze, la mia meta era il Pico de la Veleta o Picco delle Vedetta,
il posto più alto e più a sud dell'Europa. Vorrei
però ricordare due aneddoti: uno riguarda una sosta in un
bar per un panino, ero in una strada scarsamente frequentata e l'arrivo
di una moto destava subito attenzione, entrato nel bar chiedo qualcosa
da mangiare, un panino e la signora al bancone ci pensa su un attimo
poi decide che in casa forse ha un panino o Boccadillo (credo sia
importante ricordare che Franco morì nel 1975 lasciando un
paese povero senza risorse, il turismo si mosse lentamente sulla costa
e ancora più lentamente nell'entroterra) non ricordo come
fosse, ricordo che mentre mangiavo uscì dal retro un uomo e
cominciammo a parlare.
"Non sei spagnolo?" mi chiese con stupore e quando seppe che ero
Italiano iniziò a sorridere, mi confidò che era
stato in Belgio per 20 anni a fare il minatore, aveva lavorato con
tanti Italiani e mentre dicevamo questo uscirono dal retro una a una le
sue 6 figlie tutte in fila con altezza a scalare che mi guardavano e
ascoltavano senza parlare, parlai io, di dov'ero, della mia terra del
mio viaggio e così rimasi un paio d'ore in buona compagnia,
mi dispiacque andarmene ma la strada chiamava.
L'altro aneddoto riguarda una sosta notturna in un paesello, mi fermai
in un hostal dove il gestore di un bar metteva a disposizione delle
camere, mi invitarono a cenare con loro, poca roba, pane, formaggio,
verdure, quello che mangiavano loro insomma senza pretese. La moto
venne ricoverata per la notte nel loro cortile e alla sera mentre si
parlava il loro figlio mi chiese perché non vendessi la moto
e non comprassi la macchina, avrei sicuramente viaggiato meglio, quando
gli risposi che avevo anche l'automobile e che viaggiavo in moto
perché mi piaceva mi guardò stranamente: "ti
piace la moto? hai sia la moto che la macchina? ma allora sei
ricco...". Non seppi cosa rispondere. Era la Spagna nel 1985.
La mattina successiva arriva il momento del conto la signora comincia a
dire: quindi c'è la cena, la camera, il garage, la colazione
ecco non so, diciamo che... è troppo 12Ps erano 24.000 lire,
ne diedi 15 e lasciai il resto. Prima di ripartire andai verso la banca
del paese per scambiare un "travellers cheques" dell'American Express,
erano in pratica degli assegni prepagati e nominali quindi sicuri in
quanto anche se rubati non potevano essere scambiati senza documenti e
comunque bloccati velocemente.
Purtroppo il banchiere locale non li aveva mai visti prima, quindi
cercò la documentazione con le istruzioni poi non trovando i
moduli iniziò a telefonare e alla fine dopo oltre mezz'ora
su mia insistenza mi disse che non sapeva come fare.
Ma torniamo al Pico de la Veleta. Ecco un link ad alcune
foto della strada più alta
d'Europa: quando vi andai io la strada era aperta al traffico
che per la verità non era poi tanto, insomma vi si poteva
arrivare in cima ma vi garantisco che ad una quota di 3450 metri circa
il motore di una povera moto a carburatori non faceva che sputacchiare,
tossire e oltre la prima marcia non riuscivo a mettere, però
il suzuki GS750 riuscì. Ora ho saputo che la strada
è stata chiusa e si arriva a circa 2800
metri. Scendendo dal picco mi fermai in un Hostal nuovissimo a
quota oltre 2000mt, l'ambiente era molto bello, con camerate a 6 letti
a castello di cui io ero l'unico occupante, alla sera il bar si
animò di persone la cui provenienza non capivo visto che
lì intorno non sembrava esserci nulla ma ovvio che
così non fosse. Passai la serata a perdere partite a flipper
con il figlio del gestore, un bambino di 8/10 anni. Naturale che la mia
presenza destasse curiosità, non si vedevano tanti turisti
da quelle parti, sentivo parlare il gestore ed i clienti, uno chiedeva
chi fossi l'altro rispondeva è italiano e l'altro ancora, ma
parla? E il gestore rispondeva "dice che parla e capisce un po' ma
secondo me capisce bene". Non so il perché ma ho sempre dato
l'impressione di uno che capiva e parlava spagnolo ma in
realtà non era vero...
Mi fermai in quota un paio dei notti, la mite temperatura di quella
quota mi ritemprò e potei cosi ripartire un po' riposato, ma
la calura mi riassalì poco dopo raggiunta la periferia di
Granada. Ero diretto a Ronda e la raggiunsi percorrendo
com'è ovvio la strada meno comoda ma forse più
bella, Alhama de Granada e Colmenar, Antequera, Campillos, Arriate e
finalmente Ronda. Anche qui mi fermai alcuni giorni, avevo deciso di
prendere il treno e di andare un po' in giro sulla costa con quello
oltre che a fare una puntata a Ceuta. Ero già stato in
Spagna in Treno alcune volte, ecco perché mi prendevo il
lusso di evitare zone turistiche e città importanti, cercavo
altre emozioni, dopo tanti km su una moto, lasciarla parcheggiata alla
stazione di Ronda e prendere il treno per andare a zonzo... diciamo che
fu piacevole, mi piace il treno, guardare le persone, ascoltarle,
insomma farmi un po di azz... altrui. Nell'occasione conobbi anche un
ragazzo americano che stava facendo il giro d'Europa in bicicletta in
solitaria, peccato che mi sembrava veramente cotto sia dal caldo sia
dalla stanchezza in genere, parlava e non connetteva bene le frasi e le
parole.
Quando lasciai Ronda passando sopra al Ponte Romano mi dispiacque mi ci
ero un po' affezionato ma la strada chiamava ed io rispondevo
volentieri. Prossima destinazione Extremadura città di
Caceres, c'ero già stato in treno e per quello volevo
rivederla [
link alla città di Caceres].
Come arrivarci? Bhe, quello l'avrei inventato durante il viaggio, ma
ora a distanza di anni ricordo solo parte iniziale, quella che porta a
Algodonales e Moron de la Frontera, ma anche Merida le cui colline
ricoperte di grano la carretera diritta come un fuso ma colma di
saliscendi, il sole a picco e un qualche piccolo bar faceva molto
America. Da Moron a Merida è buio, solo nella mia mente ci
sono delle immagini ma non riesco a collocarle sulla carta.
Lascio Caceres alla volta di Salamanca, quindi Zamora e da
lì dirigo verso il Portogallo e la città di
Braganca. Interessante aneddoto al confine, l'addetto mentre davanti
alla sbarra ho ancora il casco in testa mi chiede: "Italian?"
Sì, rispondo, e lui: "allora passi pure". Altro aneddoto
carino, mentre da Braganca scendo in direzione Villa Real passando per
Valpacos, incontro un carro trainato da un animale, sopra un carico di
fieno e sopra al fieno tutta la famiglia che cantava, appena hanno
sentito la moto i bambini hanno cominciato a salutarmi e poi anche gli
adulti, ho ricambiato con la mano e per un attimo ho pensato di
fermarmi lì; ecco - ho pensato - il viaggio
potrebbe essere finito.
Purtroppo non mi sono fermato, a 20anni pensi di avere il mondo in mano
mentre invece è il contrario ma ancora non lo sapevo. Dirigo
ora su Braga e poi punto al confine Spagnolo verso Moncao ed entro in
Galicia con i suoi fantastici fiordi.
Ecco quindi Vigo, Pontevedra, l'Isla de la Toja, Vilanova de Arousa,
Santa Uxia de Ribeira, quindi Noia e Santiago de Compostela. Poi ancora
a nord verso Zas e Carballo con i suoi menhir celtici e poi ecco la
Coruna. Ora dal mio punto di vista il giro è praticamente
terminato e inizia la fase del riavvicinamento a casa che
però dista ancora oltre 2000km seguendo la strada
più breve, cosa che ovviamente io non farò.
Eccomi procedere quindi su Lugo città che conserva ancora
una cinta muraria del 3/4 secolo dc. Qui avvenne un fatto strano,
mentre pranzavo è entrata una donna nel locale e sono
rimasto ad osservarla, sembrava una mia amica, era identica ma non
poteva essere lei, era in Italia, forse era al mare a Rimini eppure...
per un attimo ci guardammo, lei prese qualcosa al banco e poi
uscì. Non la rividi più, non rividi
più nemmeno la mia amica, non lo sapevo ma quello era il
giorno in cui fu sepolta. Lo scoprii solo a viaggio ultimato.
Il viaggio continuava, questa volta strada diretta per Madrid, una
tappa da 500km di strada normale, vi arrivai a sera.
Speravo di vedere una mia amica e poter chiarire una cosa, il giorno
dopo così fu, la vidi su al lago di Madrid, bellissimo posto
per ritirarsi a pensare e a leggere, ci chiarimmo ed ovviamente col due
di picche in tasca potei ripartire verso casa. Mi rimisi sulla strada
il giorno successivo, Barcellona distava oltre 600km e l'autostrada
cominciava solo a Zaragoza.
Ripassando per Lleida chiusi virtualmente il circolo, ora si tornava a
casa. Sostai per la notte poco prima di Barcellona ed il giorno
successivo che ricordo bene era domenica partii per l'ultima tappa.
Erano le 7 di mattina, spensi la moto sotto casa mia verso le tre del
mattino successivo dopo oltre 1200km 400 dei quali su strada normale.
Chiudo con l'ultimo aneddoto. Lasciato Genova, la stanchezza era ormai
tanta, quindi soste caffè a gogò, preso il
Turchino, in una di queste soste mentre spengo la moto vengo affiancato
da un altro motociclista. Ci salutiamo come d'obbligo, lui inizia a
stirarsi e mi fa: "la moto è bella ma faticosa vero? Io ho
fatto 200km ma comincio a sentirli, tu da dove vieni" mi chiede ed io
che dopo un mese di moto non ero certo una gran bellezza rispondo che
"arrivo da Barcellona" e lui ancora "no intendo dire oggi da dove
arrivi?" ed io "sempre da Barcellona". Non capisco perché ma
si è girato e non mi ha più detto nulla.
Dimenticavo, credo di essermi addormentato mentre guidavo
perché ho saltato di brutto uno svincolo e invece di
prendere direzione Piacenza e quindi Modena mi sono trovato a Milano.
Garantisco però che quando ci si ferma non è
facile riprendere l'equilibrio, i giorni successivi non è
stato facile riprendere la quotidianità senza pensare a dove
andare e su quali strade e... ...