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La prima caduta dalla moto... tanti anni dopo
Scritto da Jo195 - Pubblicato 21/02/2011 10:31
La prima caduta dalla moto è forse come il primo amore, non si scorda mai...

La dinamica dell'incidente è quasi spesso banale, neanche meritevole d'esser citata se non perché è proprio la prima volta. A me è successo tanti anni fa in un tiepido sabato primaverile, vagabondando come passeggero in vespa con un compagno di scuola.

A quel tempo il casco non era obbligatorio ed il suo uso affidato al buon senso dei conduttori; noi due un po' per riprovevole spavalderia, un po' per noncuranza, quel giorno non lo indossavamo. Quando il pallone di cuoio ha varcato la soglia del cancello aperto e si è infilato sotto il bandone della Px 125, il mio amico si è aggrappato più forte al manubrio ed io a lui nel tentativo di limitare i danni dell'inevitabile scivolata. La sequenza dei fatti, altrettanto immaginabile, con l'arrivo di coloro che avevano assistito e noi due a condividere le medesime disgrazie: maglioni e jeans abrasi, io in più ho una ferita al sopracciglio destro. Segue la scontata corsa al pronto soccorso.

L'infermiere è un omone col viso tondo, gli occhi piccoli e distanti, le spalle curve lo fanno drammaticamente assomigliare ad un gorilla. Mentre il medico di turno mette i tre punti di sutura lui se ne sta' li immobile, mi fissa senza un battito di ciglia, a portata di mano ha già cotone ed un flacone di disinfettante. Quando finalmente arriva il suo turno comincia ad applicare il liquido con un pennellino ed a tamponarlo con l'ovatta che si tinge subito d'un rosso cupo. Ho l'impressione che mi stia imbrattando oltre misura e vorrei potergli dire : " hei ! king kong, vacci piano con quella roba, carnevale è finito" , ma mi rassegno ragionevolmente al mio destino di paziente.

Il dottore accenna un sorriso, tende la mano rassicurandomi che è tutto a posto e col tempo rimarrà solo una piccola cicatrice. Contraccambio il saluto. Il pronto soccorso continua ad esser affollato, sento su di me lo sguardo dei presenti, allungo il passo nel tentativo di stemperare il disagio che mi pervade. Una volta in strada mi specchio nel parabrezza d'un auto ed i miei sospetti trovano conferma, lo scimmione s'è dato da fare con la tintura di jodio ed ora mi ritrovo un macchione rosso che va' quasi fino all'orecchio... ho un aspetto assolutamente sproporzionato alla reale portata dell'accaduto.

E sabato, c'è in programma la serata in disco e per niente al mondo vi rinuncerei. Rassicurati i miei genitori sul mio stato di salute mi piazzo davanti allo specchio del bagno e con una spugnetta rimuovo il disinfettante in eccesso, con delle forbicine taglio parte del cerotto, faccio qualche smorfia, i punti tirano un po' ma le cose vanno decisamente meglio.

Scendo le scale due gradini alla volta, mi fiondo nella Panda. Un pezzo di cassetta sbuca dal mangianastri, la spingo dentro e la compilation dei Black Sabbath comincia a suonare. Giro la manopola del volume fino al limite della distorsione ed immagino quello squinternato di Ozzy che si agita sul palco... di li a pochi minuti sarò al bar coi miei amici.

In un epoca dove i telefoni cellulari erano puro appannaggio dei film di fantascienza, il mio look incidentato è accolto con comprensibile sorpresa e scontato sarcasmo: " toh! chi si vede! Scarface ... " " ... Gio' ma che c... hai fatto ? " " ... oh! noi quello li stasera non ce lo portiamo dietro, ci fa' scappare tutte le donne ... " e cosi' via. Laconica ed amichevolmente ruvida la mia risposta: " ragazzi non scassate i maroni, piuttosto offritemi una paglia". Mi accendo una bella Camel senza filtro, faccio un tiro spacca polmoni ed è già tempo di partire.

Il parcheggio della discoteca ci accoglie con un ovattato preludio musicale ma varcato l'ingresso quello che prima era un lontano "bump bump" diventa uno schiaffo sonoro. La pista è davanti a noi, il dj suona Sylvester - You make me feel (mighty real), ci perdiamo nella calca, il ritmo è incalzante, i decibel ora raggiungono la soglia del dolore, le luci stroboscopiche rendono i movimenti meccanici ed irreali.

Per un attimo il pensiero va all'evento di poche ore prima e mi pare solo un lontano ricordo. Sperimento una sensazione di profondo appagamento quando come una fiondata arriva la botta di adrenalina.
Penso: " Sono un ragazzo fortunato, l'asfalto non è stato poi così duro con me".
 

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Commento di: Albyx94 il 21-02-2011 14:05
:) articolo molto bello...
comunque anche io sono caduto perchè un bambino ha tirato un pallone in mezzo alla strada...fortuna che andavo piano e che il booster pesa poco perchè mi è rimasta la caviglia sotto la pedana...ho zoppicato 3 giorni ma niente di più...
Commento di: JO195 il 21-02-2011 19:37
Ciao Albyx, buona strada sempre.
Commento di: SuperCreep il 21-02-2011 18:46
Complimenti, hai ben raccontato un episodio che mi riporta con la mente ad uno vissuto, più o meno nello stesso periodo, dal sottoscritto.
In Vespa, sul corso deserto. Parlo e giro leggermente la testa per ascoltare la risposta del mio amico e passeggero. Sulla strada, distante da noi, si è immessa un'auto. Prende la sua destra e io mi rimetto a parlare. Quando rigiro ben bene la testa: la stessa auto è perfettamente perpendicolare alla corsia e io ho il gas spalancato, lo chiudo, scalo, suono il clacson, niente, quello continua a tornare da dov'era venuto facendo tranquillo la sua bella "U" davanti a noi. Non avevo più scelta: o prenderlo sulla fiancata o cercare di passare tra il muso e il marciapiede. Arrivo: non posso certo inchiodare che ci intraversiamo e lo prendiamo in pieno, ma quello ci chiude, senza frenare, anche l'ultimo corridoio e allora fui costretto a prendere il marciapiede del controviale alberato. Finì che saltammo per aria. La ruota dietro esplosa contro la pietra del marciapiede, il passeggero disarcionato e gran culata, che gli salvò lo sfondamento della base cranica, ed io coricato di lato, sulla fiancata destra della vespa, giusto un attimo prima di lasciare il manubrio e vederla assestarsi sulla ghiaia. Illeso, ma furioso. Girai la testa: il figlio di puttana era scomparso senza lasciare testimoni, senza dare soccorso e senza che riuscissimo a prendergli la targa. Diedi soccorso al mio amico: aveva battuto la testa ma dopo le chiappe e attuttendo con i polsi s'era sbucciato i palmi delle mani. Andò così, non fu ne la prima, ne l'ultima, volta. Cademmo spesso, tra il '76 e l'80-81, sempre senza casco e il più delle volte ci curavamo da soli le ferite, mettendo gambe o braccia in una bacinella e togliendo pietre/vetri dalle abrasioni, con pinzette, acqua ossigenata e garze. Molti di noi, ancora minorenni, cercavano di nascondere ai genitori questi incidenti avendo paura che questi ultimi non ci avrebbero più lasciato più prendere le nostre amatissime motorette. In disco poi, un pò zoppi, trovavamo sempre qualche ragazza che, con una bella limonata dura, ci faceva dimenticare tutto. Eheheheheh!!! Ah! Bei tempi! Grazie Giò. Lamps a tutti ;-)
Commento di: JO195 il 21-02-2011 19:50
azzz ! dopo la tua cronaca non posso che confermare : sono stato un ragazzo fortunato ! Un abbraccio. Giovanni
Commento di: Desmorebel il 21-02-2011 20:26
Jo, ecco cosa ci facevi sempre in soffitta questi giorni, e comunque è sempre un piacere leggerti, a presto
Commento di: JO195 il 21-02-2011 21:12
Ciao Desmo, un abbraccio.
Commento di: Ospite il 21-02-2011 20:48
Jo...complimenti hai una narrativa che è uno spettacolo....mi hai riportato indietro di parecchi anni....un film già visto e vissuto

ciao
Commento di: JO195 il 21-02-2011 21:13
Ciao Fabio ... e un siamo piu' di primo pelo. Lamps, a presto.
Commento di: BIAXI il 21-02-2011 21:37
beh tu pensa a me le vespe non mi son mai piaciute tanto...ma ho avuto amci che le avevano e quindi ..col piu' pazzo che aveva un PX col quale condividevo la passione del motocross ci siamo ribaltati un sacco di volte ( voleva sempre sta su una rota) ..per fortuna con poche conseguenza ...a lui ho dovuto togliere un po' di sassolini dal viso :-)
a me s'è fatto un buco su una nocca ..... per fortuna niente di grave e tante risate ....ma s'era proprio grulli vai .....almeno noi !
Commento di: JO195 il 21-02-2011 22:20
Ciao Claudio, ... un bel po' di grullaggine me la sono conservata, altrimenti, che gusto c'e' ?. A presto !
Commento di: streghetta59 il 27-02-2011 11:51
Caro Giò, la prima caduta, davvero, non si dimentica mai... e come potrei?

Ero sul mio amatissimo Ciao azzurro, bellssimo, me lo invidiavano tutte... gironzolavo la mattina di pasquetta di qualche.... anno fa, io ne avevo 15 circa, ancora il casco non era obbligatorio ma a volte io lo portavo ugualmente perchè, andando a lavorare presto la mattina, mi faceva riparare dal vento freddo delle 7.
Quella mattina decisi di visitare le stradine dell'entroterra viareggino, c'era n gran bel sole, ma ad un tratto venni presa in pieno da un tipo che non rispettò la precedenza e mi schacciò la gamba sinistra tra il Ciao e il suo paraurti.
La diatriba tra il tipo e me non la puoi nemmeno immaginare, scese dalla macchina dicendo: e ora? guarda che danni mi hai fatto! e chi li paga? Al che replico: brutto st....o e la mia gamba rotta chi me la paga??? Dopodichè svenni e mi ritrovai in ospedale, gamba ingessata e ferri vari infilati nella tibia e nel tallone, per la trazione del gesso, che portai per circa cinque mesi prima di tornare a camminare liberamente.
Come dicevamo.. impossibile dimenticare la prima caduta

^__*


Un abbraccio

Paola