Analisi dell'influenza della velocità e relativi sistemi per
il controllo e la limitazione della stessa in relazione al numero di
incidenti in città, sulle autostrade e sulle strade extraurbane
Come suggeritomi da Davide, ripropongo in home page questo mio
articolo, già postato nel forum, includendovi qualche
considerazione aggiuntiva derivata dalla discussione scaturita.
Si rimanda al
topic originario per qualsiasi
commento.
Non è una cosa facile da far passare - ha spiegato Bianchi -
ma molte auto hanno già la programmazione del limite di
velocità. Perché produrre macchine che vanno a
250 all'ora, se poi c'è un limite di velocità
inferiore?"
Autolimitare la velocità
Il ministro dà il primo ok
Qualcosa si muove: il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi
è il primo ad uscire allo scoperto e a dichiararsi
favorevole a limitare elettronicamente la velocità massima
delle auto.
Continua su
Repubblica.it
Idea ingenua e superficiale, ma molto diffusa, lo ammetto.
Analizziamola con calma.
Essi, sono convinti che limitare un automobile a 160-170 km/h possa far
diminuire in modo generalizzato gli incidenti mortali… una
leggera riflessione, avrebbe fatto capire loro che la maggior parte
delle automobili che circolano, per lo più utilitarie e
medie berline, raramente raggiungono quella velocità (o la
superano di poco: un 1400 solitamente raggiunge i 180 circa e ci
impiega un per po' per arrivarci) e non mi pare che la stragrande
maggioranza degli incidenti avvenga a causa di automobili di grossa
cilindrata, ma sia invece equidistribuita fra le varie classi.
Sappiamo che
è il centro abitato, il luogo in cui
avvengono la maggior parte degli incidenti (dato dell'ultima
rilevazione ISTAT/ACI disponibile, ovvero del 2005) e lì, mi
risulta davvero poco utile l'avere una macchina auto-limitata ai
160km/h, essendo il limite da codice e, in questo caso, effettivamente
sensato, di 50km/h.
Oltre a questo, come molti hanno già sottolineato, la
limitazione potrebbe essere facilmente aggirabile e non influirebbe in
alcun modo sulle automobili attualmente già circolanti e su
quelle provenienti da altri paesi. Inoltre, bisognerebbe indagare su
quanti di questi incidenti mortali avvenga a velocità
superiori a quella del limite che vogliono imporre. La mia sensazione
è che siano davvero pochi.
Altra cosa interessante rilevabile dall'indagine, è che la
velocità non è la principale ed unica causa
dell'incidentalità (seppure ne contribuisca in buona parte),
ma se la spartisce ad armi pari col mancato rispetto delle precedenze
(questo specialmente in ambito urbano), la guida distratta ed il
mancato rispetto delle distanze di sicurezza.
Mentre è difficile rilevare questi comportamenti scorretti e
prevenirli, la velocità invece è facilmente
misurabile e quantificabile. Si sceglie quindi di trovare una sorta di
capro espiatorio e combatterlo, in modo da mostrare al popolo ingenuo
tutto il proprio impegno per la loro sicurezza. In realtà,
si sta soltanto ingrandendo una delle concause (superata in effetti,
dalla somme della altre due principali), per far credere che sia la
sola ed unica causa degli incidenti. Fatto questo, diventa facile
combatterla, anche se non si traduce nel risolvere il problema
principale.
Sarebbe molto più efficace invece operare una corretta e
più rigorosa educazione civica (già: Civica, non
solo Stradale) e smetterla di regalare, di fatto, la patente a chiunque
sia in grado di dimostrare di saper spostare un veicolo per circa venti
minuti senza distruggere nulla.
Questo purtroppo, abbasserebbe il numero delle persone con la licenza
di guida, traducendosi in meno gente che paga tasse di possesso ed
accise sul carburante, per non parlare di come reagirebbero le scuole
guida. Un mezzo disastro economico. È più
conveniente permettere a degli incapaci, di guidare, così
pagano sia per il possesso e l'utilizzo (e manutenzione: non
dimentichiamo tagliandi e revisioni, proprio di recente aumentati) che,
successivamente, per le infrazioni che commettono (producendo
collateralmente degli incidenti). Diamine! Assomiglia quasi ad una
finanziaria!
A che serve quindi limitare la velocità? A ben poco, se si
cerca la sicurezza.
Passiamo al
Tutor. Attualmente, è
utilizzato su alcuni tratti autostradali. Questa cosa non è
specificata nell'articolo di Repubblica e la mancanza di questo dato,
porterebbe invece a supporre, erroneamente, che l'utilizzo del Tutor
sia ben più esteso. Al contrario, il sito della Polizia di
Stato specifica chiaramente l'ambito in cui è utilizzato e
fornisce anche la mappa dei tratti di autostrada coperti.
L'articolo di Repubblica, trae in modo molto naïf, la
conclusione che il successo del Tutor, quanto a prevenzione degli
incidenti (non nego che sia stato effettivamente efficace: i numeri
parlano), si possa tradurre nell'equazione generale “meno
velocità = meno morti” che, seppure non sia
sbagliata, è incompleta e semplicistica e non applicabile a
cuor leggero al di fuori dell'ambito in cui è stata
rilevata, ovvero sulla rete autostradale.
Tutti sappiamo che in autostrada, è piuttosto difficile che
un incidente avvenga per motivi diversi da velocità
eccessiva o sorpasso azzardato. Per questo motivo, un sistema come il
Tutor, in autostrada, può essere effettivamente efficace, ma
non perché fa abbassare la velocità, come viene
fatto credere. Mi spiegherò meglio più avanti.
L'efficacia del Tutor, non è assolutamente dimostrata
invece, nell'ambito della rete stradale extra urbana ed urbana. In
quest'ultimo caso, il Tutor sarebbe addirittura inapplicabile.
Ricordiamoci inoltre, che si sta parlando di un ambito che produce
appena il 6% degli incidenti totali. I canti di vittoria del Viva il
Tutor, Viva la limitazione di velocità, mi sembrano quindi
abbastanza ingenui , oltre che prematuri. Non stiamo risolvendo il
problema, stiamo solo attaccando degli Arbre Magique ad un cadavere!
Come dimostrano le statistiche, sulle semplici strade statali o nei
centri abitati, molto raramente è la velocità
eccessiva a causare incidenti, al contrario della distrazione
cellulofona, della mancata segnalazione di una svolta, di cambi
improvvisi di direzione o corsia e via dicendo.
Riguardo alla
velocità, è
sbagliato prenderla come un assoluto. La velocità non va
valutata secondo metodi arbitrari. Essa dipende sia dalle condizioni di
manutenzione e visibilità della strada, sia dal rapporto fra
la propria velocità rispetto a quella degli altri utenti
(facilmente misurabile e quantificabile in una media).
Specialmente in autostrada o su strade dritte e (idealmente) ben
mantenute, conta di più la differenza fra la
velocità del singolo e la media della velocità di
tutti gli altri veicoli. Più grande la differenza,
più pericoloso è il transito. Un trattore che
transita ai 30 su una statale da 90, è pericoloso quasi
quanto un veicolo che viaggia ai 150. La differenza è che il
trattore (ma potrei sostituirlo anche con
ciclista-che-si-allena-in-statale-invece-che-sulla-pista-ciclabile),
non commette alcuna infrazione per eccesso di velocità e
difficilmente perderà il controllo, ma nonostante questo
costituisce comunque un pericolo per gli altri utenti, essendo la sua
velocità di molto inferiore alla velocità media
di percorrenza della strada, che lo rende quindi simile ad un ostacolo
in mezzo alla carreggiata, costringendo a frenate brusche o manovre
improvvise per poterlo evitare.
Il Tutor, in tutto questo, non ha fatto altro che costringere gli
utenti delle autostrade ad uniformarsi ad una velocità
decisa in partenza. Ma se questa velocità fosse stata 150,
piuttosto che 130, i risultati sarebbero stati esattamente gli stessi.
Come sopra, se percorressi un'autostrada andando a 60km/h, non sarei
sanzionato da alcun Tutor o Autovelox ma tuttavia, sarei decisamente
pericoloso.
Inoltre, secondo me è necessario capire in che percentuale
il limite di 130 è percepito come giusto oppure troppo
basso. Se buona parte della popolazione lo percepisce come troppo
basso, essi saranno tentati di superarlo, aumentando quindi la media di
velocità dei veicoli in autostrada, e questa diventerebbe
una delle cause della pericolosa differenza di velocità fra
i veicoli. In sostanza,
anche un limite di
velocità impostato troppo in basso, potrebbe essere un
fattore di pericolo.
Quindi allora avanti. Somministriamo a tutti questo bel placebo, che
assieme a quello dell'inasprimento delle pene (assolutamente inutile,
quando la stragrande maggioranza di esse rimangono impunite), non
risolverà alcun problema ma – vuoi mettere?
– farà pensare a tutti che il governo sia attivo
riguardo a queste problematiche. Attivo quanto una mano che spalma del
fondotinta sopra alla varicella.
Sul blog di Repubblica buona parte dei commenti sembrano d'accordo
sulle idee qua sopra espresse. Di particolare interesse, ve ne sono un
paio che prendono in esame la rete autostradale tedesca, in confronto
alla nostra. Viene fatto notare come in Germania, vi siano parecchi
tratti senza alcun limite di velocità (spesso citata in
queste discussioni proprio per questo motivo), laddove le condizioni
della strada e della visibilità lo consentano. Dove queste
condizioni vengono a mancare invece, viene applicato il limite di
velocità più appropriato. L'osservazione, che ho
trovato molto interessante, è che sulle autobahn, i limiti
vengono rispettati in quanto percepiti come un qualcosa che permette di
mantenere una media molto alta in relazione alle condizioni del
traffico. Ciò è giusto e facilmente dimostrabile
osservando ad esempio come si formano gli ingorghi nei tratti in cui
viene soppressa una o più corsie per via di lavori: quando
tutti mantengono la stessa media, il traffico rimane scorrevole e passa
in maniera fluida attraverso il tratto, quando invece ci sono grosse
differenze di velocità, si ottiene una maggiore
concentrazione di automobili in prossimità della strettoia,
nella quale, le automobili in colonna che hanno abbassato la
velocità, devono fermarsi per far rientrare quelli che hanno
insistito nel sorpasso fino all'ultimo, creando così un
blocco, che finisce col penalizzare tutti.
In Italia, c'è invece una percezione molto
“paranoica” del limite: lo si identifica come una
imposizione ingiustificata. Io credo che questa percezione non sia del
tutto scorretta e che derivi principalmente da una troppo rigida (e
spesso scorretta) applicazione del limite di velocità:
sembra che non ci sia effettivamente una analisi delle condizioni della
strada prima di applicarne il limite corretto (se necessario!), ma che
venga invece deciso a tavolino senza curarsi del fatto che non tutte le
extra-urbane sono uguali, come non tutti i tratti autostradali. Questo
genera nel guidatore poca fiducia sulla effettiva veridicità
della segnalazione ed una continua apprensione: “Vado alla
velocità che ritengo più consona, oppure rispetto
il limite, anche se palesemente troppo basso, per evitare
guai?”.
Così, come nella favola di Pierino ed il lupo, non si crede
più al messaggio e come risultato, le probabilità
che l'indicazione non venga rispettata, salgono. La stessa cosa accade
e viene aggravata quando ci si rende conto che la certezza della pena,
in caso di infrazione, è estremamente bassa. Pene esagerate
applicate anche per minime infrazioni e incertezza della pena, creano
un meccanismo per il quale il guidatore ha la sensazione che
l'eventuale sanzione gli piombi addosso a caso, come se sparassero nel
mucchio di tutti gli utenti della strada e per motivi che lui non
riesce ad avere sotto controllo.
Questo abbassa di molto la fiducia nella giustizia ed, al contrario,
aumenta le probabilità che esso commetta infrazioni
“se non posso prevedere quando mi possono beccare e
può succedere anche quando credo di fare tutto
correttamente, tanto vale fare ciò che mi pare nonostante i
regolamenti, che molto probabilmente non cambierà
nulla”.
Un altro commento, fa infatti notare come le pene in Germania siano
più leggere (riporto: "ad esempio tu decidi quando farti
ritirare la patente, un +55 in centro urbano e’ un mese di
sospensione"), ma la probabilità di venire beccati in
flagrante, è molto maggiore.
Questa mi sembra una buona dimostrazione di ciò che
è stato già scritto: non è abbassando
il limite o imponendolo elettronicamente, che si fa prevenzione, ma
iniziando ad utilizzarli con criterio e solo quando necessari. Dopo un
po' di tempo, quando la gente ricomincerà ad avere fiducia
in ciò che il Codice della Strada, nelle sue applicazioni
impone, lo si inizierà a seguire perché
conveniente e sensato, invece che per "evitare il castigo".
Si rimanda al
topic originario per qualsiasi
commento.